Consigli di serie: The Let Down

Oggi vi consiglio una serie tv australiana che piacerà sicuramente alle mie lettrici, ma pure io mi sono divertito a seguirne le prime due stagioni disponibili.  S’intitola “The Let Down“, la trovate su Netflix in lingua inglese con i sottotitoli, ma si segue benissimo.  Incentrata sulla coppia di attori formata da Sarah Scheller e Alison Bell che interpretano i protagonisti Audrey e Jeremy, descrive ledifficoltà riscontrate da Audrey durante i primi mesi da madre, tra notti insonni, pianti interminabili e cambiamenti drastici della sua vita abituale.  La serie è spesso molto divertente, particolare e piacevole, forse in qualche caso un po’ superficiale, ma i 13 episodi di circa 30 minuti ciascuno si vedono velocemente in una/due sere.

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Se fosse tuo figlio, “da papà”

 
Se fosse tuo figlio
riempiresti il mare di navi 
di qualsiasi bandiera.
 
Vorresti che tutte insieme 
a milioni 
facessero da ponte 
per farlo passare.
 
Premuroso, 
non lo lasceresti mai da solo
faresti ombra 
per non far bruciare i suoi occhi, 
lo copriresti 
per non farlo bagnare
dagli schizzi d’acqua salata.
 
Se fosse tuo figlio ti getteresti in mare, 
uccideresti il pescatore che non presta la barca, 
urleresti per chiedere aiuto, 
busseresti alle porte dei governi 
per rivendicare la vita.
 
Se fosse tuo figlio oggi saresti a lutto, 
odieresti il mondo, odieresti i porti 
pieni di navi attraccate.
Odieresti chi le tiene ferme e lontane
da chi, nel frattempo
sostituisce le urla 
con acqua di mare.
 
Se fosse tuo figlio li chiameresti
vigliacchi disumani, gli sputeresti addosso. 
Dovrebbero fermarti, tenerti, bloccarti,
vorresti spaccargli la faccia, 
annegarli tutti nello stesso mare.
 
Ma stai tranquillo, nella tua tiepida casa
non è tuo figlio, non è tuo figlio. 
Puoi dormire tranquillo
E sopratutto sicuro. 
Non è tuo figlio.
 
È solo un figlio dell’umanità perduta,
dell’umanità sporca, che non fa rumore.
 
Non è tuo figlio, non è tuo figlio. 
Dormi tranquillo, certamente 
non è il tuo.
 
Sergio Guttilla

Consigli di serie: La Casa di Carta (terza stagione)

Il 19 maggio del 2018 scrivevo:
Oggi vi parlo di una serie trasmessa da Netflix che ha diviso la critica ma conquistato il pubblico. Io sono dalla parte del pubblico e di quella critica che ne ha parlato in termini entusiastici. Da tempo non vedevo un prodotto televisivo che non riuscivo a smettere di guadare episodio dopo episodio. Quando l’ora era tarda ero davvero dispiaciuto di dover interrompere fino al giorno dopo. In ogni caso la serie, 22 episodi, io e mia moglie (anche lei fan sfegatata) siano riusciti a vederla in pochissimi giorni.  È una serie spagnola il cui titolo originale è “La Casa de Papel” e, in italiano, “La Casa di Carta”.  È la storia, molto semplice all’apparenza,  di quella che dovrebbe essere una rapina perfetta ideata “Professore”, personaggio interpretato dall’attore spagnolo Álvaro Morte, a capo di un gruppo di ladri da lui stesso assoldati per fare irruzione dentro la zecca di stato  Ma allo stesso tempo non è solo la storia di una rapina: negli episodi ci sono molti riferimenti ad un’idea di ribellione contro il sistema e contro le politiche della Banca Centrale Europea, un’idea che nella testa dei rapinatori potrebbe raccogliere consensi tra il popolo che segue la vicenda attraverso la televisione, che ovviamente piazza le telecamere davanti  zecca, dove i ladri si rinchiudono per giorni per stampare il denaro da rubare. Anche “Bella ciao”, canzone popolare italiana che compare in numerose scene, è utilizzata come una sorta di richiamo alla rivolta.  E poi c’è anche una sensuale storia d’amore tra l’ispettrice della polizia e… Non voglio anticiparvi altro. Procuratevi questa serie e poi ditemi se siete fra gli estimatori oppure tra i denigratori.
La terza stagione è ora disponibile e, anche in questo caso, ha molto diviso, sia la critica che il pubblico. A molti infatti non è piaciuta. Alcuni, che pur avevano apprezzato le prime due stagioni, hanno trovato questa troppo esagerata e un po’ noiosa. Io devo dire che, dopo un inizio effettivamente incerto, dal terzo episodio in poi sono stato conquistato anche da questo seguito, girato fra l’altro con molti più mezzi (grazie a Netflix che questa volta lo ha prodotto e non solo trasmesso) rispetto alle prime puntate. Insomma: io se fossi in voi la vedrei sicuramente. Sono 8 episodi, su cui ovviamente non vi anticipo nulla.  Buon divertimento.

Il murales di Carola

Tvboy, artista palermitano di fama internazionale con base a Barcellona, ha realizzato a Taormina un murales dedicato a Carola Rakete, che è stato danneggiato da un avvocato palermitano attivista della Lega oscuro, sconosciuto e squallido. Inutile scriverne nome e cognome, tanto nessuno lo conosce e nessuno lo conoscerà mai, a differenza di Tvboy e di Carola Rakete. Vi fornisco solo la foto, così per darvi un’idea di come appare una persona piccola piccola.

Questo il murales che, dopo il gesto di cui sopra, ha avuto milioni di condivisioni sui social network.  Diffondetelo anche voi.

La disumanità non può diventare legge

Le parole di Don Ciotti in merito al cosiddetto “Decreto Sicurezza Bis“, che arriva oggi al Senato

Chi è Don Ciotti
Sacerdote italiano (n. Pieve di Cadore, Belluno, 1945). Attivo nel sociale, nel 1965 ha fondato il gruppo di impegno giovanile Gruppo Abele, che negli anni si è occupato, tra l’altro,  delle persone in difficoltà e di combattere dipendenze di ogni tipo (alcolismo, droghe, gioco d’azzardo), aprendo comunità e utilizzando come strumenti soprattutto la comunicazione e la cultura come forme di prevenzione. Il Gruppo ha l’intento di risolvere il disagio sociale nel modo più ampio possibile, aiutando anche i malati di AIDS e le prostitute e cercando di far integrare i migranti. Nel 1992 fonda il mensile Narcomafie e il suo impegno si amplia al contrasto alle mafie con la nascita nel 1995 di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, che coordina oggi oltre 1.600 realtà nazionali e internazionali che si occupano in vario modo del contrasto alla criminalità organizzata. Fra gli scopi dell’associazione: promuovere i diritti di cittadinanza, la cultura della legalità democratica e la giustizia sociale; valorizzare la memoria delle vittime di mafie; contrastare il dominio mafioso del territorio. Giornalista pubblicista dal 1988, C. collabora con vari quotidiani e periodici, tra cui: La Stampa, l’Avvenire, l’Unità, il Manifesto, Il Sole-24 Ore, il Mattino, Famiglia Cristiana.

Video del giorno: Mr. Timorasso

Oggi vi propongo un video che ho pescato in rete (grazie all’amico Renato Amisano), che mi ha divertito, emozionato, inorgoglito: insomma tante belle sensazioni. Si tratta del videoclip della canzone intitolata Mr. Timorasso , dedicata quindi a Walter Massa , “vignaiolo” di Monleale, paese vicino a Tortona che ha una frazione, Ville San Rocco,  dove c’è la casa di famiglia di mio padre, in cui ho passato tutte le estate della mia fanciullezza e quelle di mio figlio Stefano. Il video è stato girato proprio in quei luoghi, si vede Monleale Alto e la bellissima campagna di quella zona. Nel filmato si immagina che  un ragazzo si introduca di soppiatto nella cantina di Massa e rubi una bottiglia di Timorasso. Massa se ne accorge e lo rincorre, ma scopriremo che vorrebbe solo dargli… un cavatappi!  Ovviamente conosco Walter Massa da sempre, essendo anche all’incirca della stessa età, quindi vederlo prendere parte come attore della storia mi ha divertito molto. Il brano è scritto e interpretato da Mosto, presentato come “cantautore autoctono come il vino che (de)canta su Youtube, con l’obiettivo di  “raccontare storie di vita e di vite”. Scopro poi che il suo vero nome è Davide Canepa, quindi altra emozione perché si tratta del figlio del mio compagno di Liceo Andrea.  Insomma: una bellissima scoperta e un brano che non ho più smesso di canticchiare! Buona visione e  … buon Timorasso:
E facci un brindisi con la famiglia, vedere il padre bere con la figlia
Facci un brindisi con gli amici, fanne un altro per stare felici
Facci un brindisi con chi ami, vacci a letto e dille che l’ami
Facci un brindisi anche da solo per ricordarti che, che no,
non sei mai solo Cin-cin
Brindiamo alla vita

MOSTO E LA SOBRIA ORCHESTRA TIMORASSO – MR.TIMORASSO

Videomaker: Davide Bonaldo
Registrato, mixato e masterizzato da Andrea Saidu presso Balance Recording Studio
Con la collaborazione di Vigneti Massa e Terre Derthona e la partecipazione speciale di Walter Massa.

Il parcheggio dell’Esselunga

Come vi ho già detto, mi piace andare a fare la spesa al supermercato. Mi rilassa. E mi diverto pure, molte volte, soprattutto all’Esselunga di Tortona. Per chi non è del luogo spiego che ha un doppio parcheggio sotterraneo: piano meno 1 e meno 2 quindi. Non so perché ma mi sono abituato a scegliere il -2. Vedo quasi sempre scene divertentissime. Vi spiego perché. Per accedere ed uscire dal supermercato utilizzando i parcheggi sotterranei ci sono 6 ascensori: 3 portano esclusivamente al parcheggio -1 e gli altri tre solo al parcheggio -2. Questa particolarità è chiaramente indicata da display luminosi posti su ciascun ascensore. Pensate che la maggior parte dei clienti li legga? Assolutamente no. Sono moltissimi quelli che si fiondano verso il primo ascensore aperto, incuranti se sia diretto verso il -1 o il -2. Se sono fortunati non succede nulla e ritrovano senza problemi la propria autovettura. Altrimenti… la scena – che ormai pregusto – è esilarante. I due parcheggi, infatti, si assomigliano molto, quindi chi ha sbagliato piano all’inizio crede che gli sia stata rubata l’auto. Poi si ricorda di aver parcheggiato al piano -1 e capisce di essere al -2. Ma la disavventura non è ancora finita, poiché pensa con l’ascensore di poter salire al -1. Sbagliato. Con quell’ascensore può solo risalire al supermercato. Dopo un su e giù di qualche minuto, ho visto persone disperate che chiedevano di essere aiutate… “Non si ferma al -1: come faccio?!!??!!” Penso che chi ha ideato questo sistema , comunque, un po’ sadico lo sia, davvero! 😊. Tutto perché nessuno più legge nulla, neppure le indicazioni. Perché siamo convinti di sapere tutto.

Ah: in genere sono italiani. Prima gli italiani.