A “Io Apro” spero lo Stato risponda con “Io Multo”

Un video del Corriere ci offre una pregevole istantanea di ristoratori e clienti intelligenti e rispettosi degli altri…  eh come no! 90 persone a cena in un locale chiuso, tutti senza mascherina perché “ci siamo rotti i co…”. E pazienza se magari anche uno solo di loro era positivo al Covid e fra dieci giorni ci saranno tanti altri da curare che nel frattempo avranno diffuso il virus in giro, magari a persone che invece hanno responsabilmente rispetto le regole. Niente da fare: non capiscono. “Io Apro” era lo slogan. Guardate il video e poi ditemi se non c’è da vergognarsi … Nel video c’è un signore che dice “a me mi sembra (sic…) di manifestare in modo dignitoso, decoroso senza rompere niente a nessuno” beh: si sbaglia, non è dignitoso, non è decoroso e soprattutto può far del male ad altre persone.  Ma non lo capirà mai.  Spero vivamente che lo Stato faccia seguire “Io Multo“, anche se in realtà il danno comunque è stato fatto.  Ma pensate se tutte le categorie che hanno dovuto rinunciare a lavorare si comportassero nello stesso modo. Fra l’altro: i ristoratori hanno potuto continuare a lavorare con il cibo da asporto, hanno avuto periodi in cui sono rimasti aperti. Pensate a cinema e teatri che sono fermi da febbraio dello scorso anno. Vorrei una lista dei ristoranti che hanno aderito alla protesta, per non tornare mai più a pranzo o a cena da loro in futuro. E adesso godetevi il rispetto e la dignità della serata nel video del Corriere.

Un altro filmato, di FanPage, mostra che la Digos ha identificato e multato tutti i presenti. Meno male.

 

Le serie che ho visto: Tiny Pretty Things

Amici ed amiche mi hanno consigliato questa serie tv americana intitolata “Tiny Pretty Things” e trasmessa da Netflix. Una serie ambientata nel mondo della danza: può non interessare un appassionato di musical? Certo che no. E infatti non me la sono fatta sfuggire.

In realtà la serie è soprattutto un thrilling. Si svolge in una prestigiosa accademia di danza a Chicago, ma ho trovato i riferimenti al mondo coreutico un po’ stereotipati. I vari caratteri dei personaggi, danzatori e danzatrici, sono quasi tutti esattamente come l’immaginario collettivo se li aspetta e un po’ … “tagliati con l’accetta”.  Ma se si supera questo primo impatto – che un po’ mi aveva infastidito – la serie è ben costruita e piena di colpi di scena, con intrighi, omicidi, tanto sesso, invidia e altro. Era facile perdersi in un trama così complessa, invece la regia e l’interpretazione sono eccellenti.  L’incipit della storia è Quando una studentessa modello in un’esclusiva accademia di danza è messa fuori gioco, la sua sostituta entra in un mondo di bugie, tradimenti e concorrenza spietata. Il cast è composto da giovani quasi tutti esordienti in televisione, ma tutti provenienti davvero dal mondo della danza, e questo contribuisce a dare credibilità ai personaggi.
E’ una delle serie mi maggior successo su Netflix e tutto fa pensare che ne verrà prodotta una seconda stagione. Buona visione.
N.B. Non ho trovato il trailer in italiano e quindi qui sotto le vedete in inglese, ma la serie è disponibile anche doppiata in italiano.

Crisi di governo

Che vi devo dire? Io l’avevo già detto cosa pensavo di Renzi.  L’ho detto con un post su questo Blog lo scorso 4 maggio 2020: una brutta persona.

Non mi sembrava possibile. E invece l’ha detto davvero. E lo hanno anche applaudito (il che forse è anche più grave).

Come può un politico permettersi di usare per i propri fini coloro che sono morti in questa emergenza? Perché quello ha fatto.  La gente di Bergamo e Brescia che non c’è più, se potesse parlare ci direbbe di riaprire. Non posso pensare a nulla di più schifoso,  davvero. Io non sono mai stato tra i più accesi detrattori di questo politico. Anzi: confesso – un po’ vergognandomi ora – che a un certo punto lo avevo anche seguito e provavo stima. Ma mi sbagliavo. Questa non può essere solo una caduta di stile. Questo dimostra che è proprio una brutta persona.

Ecco: non c’è da meravigliarsi quindi per quello che ha fatto adesso.  Pregevole anche lo stile: annunciare lui le dimissioni delle “sue” ministre come se non fossero state in grado di farlo direttamente. Spero proprio che lui e il suo insignificante gruppo politico spariscano del tutto al più presto.
Per chiudere vi ricordo anche cosa diceva Renzi nel 2017 dei “partitini”

Non era accettabile nel 2017, ma evidentemente nel 2021 sì…

Mattarella? E’ un agente segreto britannico

Non sono impazzito e non è neppure la trama di una improbabile fiction fantascientifica. E’ una tesi portata avanti da un gruppo di complottisti e intercettato su un video di BitChute, piattaforma utilizzata da destra estrema e formazioni cospirazioniste. Era poi presente anche su Parler, la piattaforma cui si è ora iscritto Trump dopo l’espulsione da Twitter. A Parler si è di corsa iscritto, pensate un po’, anche Matteo Salvini. Ma se volete seguirlo siete in ritardo: l’App di Parler è stata bannata dagli store di Apple e Google in quanto ritenuta pericolosa e infine proprio chiusa per… indegnità, in quanto conteneva inviti alla violenza senza alcuna moderazione. Solo Salvini poteva ritenere di doversi iscrivere: tirate voi le somme. Ecco il video che è stato riportato dal quotidiano La Stampa: Un signore con barba bionda e voce profonda racconta l’ultima novità in fatto di teorie del complotto. Mostra sul suo telefono una foto poco chiara che, a suo dire, ritrarrebbe il presidente Mattarella arrestato con Mike Pompeo dalla polizia italiana. «Non so se è vero o no ma quello che vi posso dire è che l’Italia è l’ultimo tassello di un piano di contrattacco cospirazionista ordito dalla Nato contro gli Stati Uniti, il cui regista è il Regno Unito», dice l’uomo rilanciando il mito del primo grande tiranno contro cui i patrioti hanno combattuto nel 1776 per la libertà. Non a caso le milizie dei lII Percenters si ispirano al 3% di coloni che imbracciò il fucile contro i britannici durante la Rivoluzione americana. «Mattarella è apparentemente un agente del Mi6 (i servizi segreti di Sua Maestà) – prosegue il narratore – e lui ha messo l’intero governo a supporto dell’operazione condotta sotto copertura dai britannici contro il presidente degli Stati Uniti d’America e per controllare l’intero sistema elettorale».
Vi rendete conto?

Il signor Twitter e la signora Facebook

Scusate ma se voi foste il signor Twitter e la signora Facebook e in casa vostra entrasse qualcuno cantando “Faccetta Nera” e facendo apologia del fascismo che è reato, oppure a raccontare cose totalmente false, e anche a chiedere agli altri ospiti di assalire il Parlamento, voi li terreste ancora in casa o impedireste loro di presentarsi di nuovo?

Ecco.

Poi c’è chi protesta e chi si indigna, naturalmente.
eggià

appunto

come no …

Poi la Meloni… una che ha la vera censura nel “DNA” della sua forza politica, è semplicemente ridicolo che possa protestare in questa occasione…

Per finire un’immagine molto interssante (grazie all’amico Pier Vito per avermela segnalata)

Video del giorno – Shock!

Lo so, non è nuovo, è di qualche anno fa, ma è tornato virale in questi giorni. E non riesco a smettere di guardarlo. E’ ipnotico. Non si può credere che parli davvero così… e non si vergogni! Non che io parli meglio eh, neppure per sogno. Ma è la faccia tosta che sorprende … e spaventa. Avere il coraggio di parlare in quell’inglese ALLA BBC! Senza pudore, senza vergogna.

E non perdete questo racconto di Makkox!

 

Le lettura di oggi – “Finalmente negativo”

Una cronaca dal Covid davvero toccante, ben scritta –  ed anche un po’ angosciante – che ho trovato su Facebook grazie alla mia amica Sara Maccari. E’ uno scritto di Walter Cavalieri, dalla Lombardia. (da un post di Paolo Michieli). Spero lo leggano soprattutto coloro che negano il Covid-19 (che mi auguro vivamente di non avere tra i miei amici, né reali né virtuali).

I PRIMI SINTOMI
“Il 3 novembre il tampone è negativo. Il 4 resto in isolamento tutto il giorno. Il 5 entro in ospedale, alle 7 del mattino, per un intervento alle vie urinarie programmato da tempo. La mattina del 6 mi dimettono. Nei giorni successivi resto in casa perché i postumi dell’operazione mi creano fastidi.
Nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 improvvisamente compare la febbre: 38°. Penso a una complicazione dell’intervento. Il mio medico di base, una dottoressa, mi dice di fare un tampone perché sospetta che mi sia contagiato in ospedale. Venerdì pomeriggio faccio il test rapido (55 euro) all’aeroporto di Linate: positivo. La combinazione tra presenza di anticorpi e sintomi non lascia speranze.
LA VITA IN ISOLAMENTO
Avviso il medico di base. Mi prescrive una cura che dovrò fare per 10 giorni e mi dà tutte le istruzioni per l’isolamento familiare: io e mia moglie dovremo usare stanza e bagni separati, tenere sempre distanza interpersonale e mascherina.
Mi chiudo nei 9 metri quadrati della ex cameretta di mia figlia, da cui esco solo per andare nel bagno adiacente. Ho sintomi lievi: un leggero mal di testa e qualche linea di febbre.
Il 14 mattina faccio il test molecolare (92 euro) all’ospedale di san Donato (il test rapido non ha valore diagnostico): positivo.
Viene comunicato all’ATS che io sono positivo a partire dal 14 novembre e che mia moglie ha avuto un contatto stretto con un positivo. È prescritto per entrambi l’isolamento: terminerà dopo 10 giorni con tampone negativo per me e dopo 14 giorni senza tampone per mia moglie, sempre che rimanga asintomatica.
Ecco, la malattia non colpisce solo il malato, ma anche il nucleo familiare. Abbiamo dimenticato il comportamento che si teneva sessant’anni fa, quando eravamo bambini, rispetto alla malattia infettiva: allora alcuni vaccini non esistevano, chi risultava infetto veniva separato dalla famiglia e ricoverato in quarantena all’ospedale di Dergano, le abitazioni sanificate e segnalate con un cartello.
Mia moglie cucina e mi lascia su un vassoio davanti alla porta i pasti, che consumo in camera; disinfetto poi tutto e porto le stoviglie in lavapiatti.
Già dal secondo giorno la febbre sparisce. Rimane un po’ di mal di gola.
Nei giorni successivi il decorso della malattia non presenta variazioni. Sono stanco, ma non ho più sintomi. Incomincio a pensare che ci stiamo avvicinando alla fine e mi preoccupo di capire come prenotare i tamponi con la ATS: al telefono non rispondono, i siti sono bloccati e non combino nulla.
CONTAGIO MIA FIGLIA E IL SUO COMPAGNO
La sera di venerdì 20 mia figlia e il suo compagno hanno la febbre. Il tampone che eseguono il giorno successivo certifica che hanno contratto il virus. Mia figlia è stata contagiata a casa nostra, dove ha passato due mezze giornate lavorando in smartworking. Io ho avuto pochissimi contatti con lei, sufficienti però a trasmetterle il virus nei giorni in cui non sapevo di essere portatore. La conferma del fatto che questa malattia non è individuale, ma coinvolge i nuclei familiari. Anche il bambino di un anno e mezzo esegue il tampone, che fortunatamente risulta negativo.
NON RIESCO A RESPIRARE, MI MANCA L’ARIA
Il 23 pomeriggio la stanchezza aumenta. Mi rendo conto che ho un po’ di affanno quando parlo, rinvio una call che avevo programmato. Durante la notte la saturazione scende: dai valori 98, 97 che aveva mantenuto nei giorni precedenti arriva a 95, 94, 93. Quando respiro l’aria non entra a sufficienza e inizio a tossire: una brutta sensazione, come di affogamento. La mattina avviso il medico di base, che mi chiede di eseguire immediatamente una lastra. Chiamiamo l’ambulanza, che arriva rapidamente, e mi porta al Pronto Soccorso dell’Istituto Clinico Città Studi, lo stesso ospedale in cui ero stato recentemente operato. La diagnosi non lascia dubbi: polmonite interstiziale bilaterale.
IL RICOVERO IN OSPEDALE: HO LA POLMONITE
Mi ricoverano immediatamente nel reparto Covid. È il 24 novembre, sono passati 11 giorni dai primi sintomi.
Mi attaccano subito l’ossigeno, prima con un erogatore a occhialini, poi con una maschera Venturi, e ulteriormente con la maschera reservoir. Il personale medico e sanitario è gentilissimo e molto accudente. Io sono preoccupato sia per me sia per la mia famiglia.
Il 25 mi dicono che le maschere non sono sufficienti ed è necessario farmi respirare con la CPAP. Mi preparo a usare il casco, che avevo già provato, per alcune ore, durante un precedente ricovero anni fa. Comunico che non potrò usare il telefono, ingrandisco i caratteri sul display per poterli vedere anche senza occhiali. Mi fanno indossare il casco, spiegandomi cosa fanno e come funziona. Sono assistito da due dottoresse e due infermiere.
Ho immediatamente la sensazione di respirare meglio! Purtroppo indossare il casco impedisce di andare in bagno e di mangiare, funzioni che vengono assolte in maniera assistita.
MI TRASFERISCONO IN TERAPIA INTENSIVA: SONO IN PERICOLO DI VITA
Il 26, dopo aver valutato i parametri, mi dicono che mi trasferiranno in terapia intensiva. So che sarò curato con una assistenza continua 24 ore su 24 e questo mi conforta, ma so anche che in terapia intensiva si va quando si è in pericolo di vita. Sono preoccupato per quello che potrà succedere, ma anche per gli altri miei familiari. Con la poca lucidità che mi resta, riesco a trasferire a mia moglie alcune informazioni riguardo alle password di accesso a vari siti e servizi intestati a me, e anche alcune indicazioni circa incombenze famigliari che sono in scadenza.
Mi trasferiscono in terapia intensiva con una barella, senza casco, con maschera e ossigeno erogato da una bombola. L’ossigeno sarà presente nella mia terapia per molti giorni e sarà l’ultimo supporto a lasciarmi.
Vengo preso in carico dal personale della terapia intensiva, mi viene rimesso il casco, viene raddoppiato l’accesso venoso che avevo già, mi collegano al monitor con gli elettrodi che rilevano il funzionamento cardiaco, aggiungono un accesso arterioso, da cui prelevano il sangue per l’analisi dell’emogas, collegato a uno strumento per il monitoraggio della pressione arteriosa in continuo. A tutti questi tubi si aggiungono il catetere vescicale, che mi procura i maggior fastidi, e il saturimetro.
VEDO LA MORTE IN FACCIA
Le terapie vengono somministrate attraverso gli accessi venosi o tramite finestrelle che si aprono sul casco. L’alimentazione è per via venosa.
La terapia intensiva è un ampio locale i cui letti sono collocati in una fila visibile dalla “cabina di regia”, un ambiente in cui si trovano medici e infermieri. Io vedo il mio vicino di letto, e in lontananza gli altri. Sono proprio di fronte alla cabina di regia e osservo il movimento del personale: terapie, interventi, cambio turno e, purtroppo, anche delle barelle spinte da infermieri vestiti di bianco che trasportano persone coperte da un lenzuolo bianco. Sono sempre tutti protetti con camici, maschere, visiere, cuffie, guanti, calzari perché questo è un ambiente “sporco” dove ci sono persone ammalate e ancora positive. Lavorano incessantemente: il carico di responsabilità, il coinvolgimento emotivo, i ritmi sono estenuanti.
L’AFFETTO PREZIOSO DI MEDICI E INFERMIERI
Conosco infermieri e medici, li vedo e so chi sono. Li conosco, ma non li riconosco. Sono tutti attenti a ogni mio gesto, al minimo segnale di disagio, a un bip del sistema di monitoraggio, a ogni bisogno. Con gli atti, le parole, i gesti mi confortano, mi infondono fiducia, mi sostengono con entusiasmo a ogni progresso, pronti a risolvere qualsiasi problema.
IL TEMPO SOSPESO
Dentro il casco mi sento in un tempo sospeso. Un tempo scandito dalla routine della vita ospedaliera: cambio turno, igiene personale, terapie, pranzo e cena per chi è senza casco e può consumarlo. Ho la fortuna di vedere un orologio a parete, che mi permette di essere sempre collocato nel tempo anche quando mi assopisco e improvvisamente mi sveglio.
Mi colpisce e incuriosisce la scelta del Primario che sottopone i pazienti in terapia intensiva ad agopuntura per aiutarli a mantenere il ciclo veglia/sonno. In un reparto ad alta intensità di lavoro, trovare il tempo per mettere gli aghi affinché i pazienti stiano meglio mi sembra un gesto, oltre che medico, di grande umanità e di grande attenzione verso il malato. Non farò in tempo a capire se funziona perché mi dimetteranno prima di poter apprezzare i risultati.
Sento che le forze e i muscoli non sono più in grado di sostenermi e provo a fare qualche esercizio con le gambe. Non è ancora il tempo, ora è il tempo di respirare.
IL SOSTEGNO DEGLI AMICI: NON SIAMO SOLI
Nel frattempo, a casa la situazione sembra rimanere costante: i ragazzi hanno avuto sintomi leggeri e si avviano alla guarigione; mia moglie non presenta sintomi, l’8 dicembre terminerà la sua quarantena. Una volta al giorno riceve la telefonata da un medico del reparto: pochi minuti, nei primi giorni fonte di enorme angoscia, poi pian piano più rassicuranti. Non può contare sulla presenza fisica di parenti e amici, o perché ammalati o perché le norme vigenti lo vietano. Ma è sostenuta da una fitta rete amicale, amorevole e sincera, sempre presente, che con telefonate e messaggi continuamente la sostiene e la incoraggia. In fondo, è bello pensare che questo coinvolgimento, questa partecipazione, siano il frutto di legami affettivi costruiti e radicati nel tempo, curati con passione, preziosi sempre ma soprattutto in questo frangente. La stessa rete sostiene anche me con frequenti messaggi a cui rispondo, quando riesco, con il linguaggio degli emoticon.
LA RESPIRAZIONE MIGLIORA
La terapia sembra funzionare e la respirazione migliora al punto che mi propongono di provare a togliere il casco: se da una parte ho qualche timore, dall’altra l’idea di affrancarsi dal respiratore mi attira e mi sembra un grande passo verso la guarigione. Alterno ora il casco a brevi periodi con la maschera, durante i quali riprendo a mangiare e inizio la fisioterapia. Prima tappa, sedersi sul letto: una conquista! Poi qualche esercizio di consolidamento dei muscoli delle gambe e tanti esercizi per la respirazione eseguiti con l’aiuto di una bottiglia piena d’acqua in cui soffiare e l’utilizzo del Pulmovol, un dispositivo per la riabilitazione respiratoria. La terapia, la fisioterapia, la ginnastica respiratoria sembrano dare risultati incoraggianti.
Anche se la terapia intensiva sembra un luogo fuori dal mondo, tuttavia vi accadono le cose del mondo: il mio vicino di letto diventa nonno, è il primo nipotino! La nascita del bambino è seguita con passione da tutto il personale e anche da me, che sono emozionato con lui.
Progressivamente riduco le ore con il casco e aumento quelle con la maschera.
IL RITORNO IN REPARTO E L’INTERVENTO DI PNEUMOTORACE
Il 4 dicembre mi comunicano che posso ritornare in reparto, dopo dieci giorni di terapia intensiva, un secolo.
Mi fanno una lastra e mi trasferiscono in una stanza in cui, per il momento, rimango solo.
Sono contento e stanco. Purtroppo, la lastra indica che il polmone di sinistra non si è disteso. Occorre intervenire posizionando un drenaggio con un intervento di pneumatorace. L’intervento viene eseguito la sera stessa da una chirurga molto gentile che mi spiega bene in che cosa consiste. È una complicanza abbastanza frequente che normalmente si risolve in qualche giorno. La notizia del collasso polmonare mi coglie impreparato, è un ulteriore ostacolo e mi scoraggio alquanto. Poi capisco, grazie anche alle informazioni che mi arrivano dalla rete degli amici, e riprendo animo. L’intervento in sé non è doloroso. È doloroso il decorso e soprattutto mi costringe a interrompere la fisioterapia e il recupero fisico. La permanenza in ospedale si allunga.
I CONTATTI E LE NOTIZIE DAL MONDO CON LO SMARTPHONE
In reparto ho comunque maggiore autonomia, maggiore facilità nell’uso dello smartphone con cui riprendo un po’ di contatti, leggo, ho notizie dal mondo esterno. Un problema che mi angoscia è l’alimentazione del cellulare: nei vari spostamenti si è persa la prolunga. Ora ho un accrocchio precario realizzato con una power bank. Per fortuna mia moglie riesce a farmi avere un cavo: è possibile far arrivare materiali ai degenti solo il martedì e il venerdì dalle 10 alle 12.
Il decorso procede bene: il polmone si distende e dopo qualche giorno mi tolgono il drenaggio. Perdo anche qualche accesso: quello arterioso che ormai si è ostruito e uno venoso.
Riprendo la fisioterapia e progressivamente mi viene ridotta la portata dell’ossigeno.
LA PRIMA EMOZIONANTE TELEFONATA CON MIA MOGLIE E MIA FIGLIA
Riesco finalmente a parlare con mia moglie e le mie figlie. È un momento particolarmente emozionante: devo interrompere la telefonata varie volte perché la voce si rompe per l’emozione. Il 10 dicembre eseguo un tampone: negativo.
Il virus non è più nel mio corpo. Sono sempre più ottimista. Ho perso molti chili e mi sento molto stanco, ma capisco che sono sulla via della guarigione. Ho ancora bisogno di essere assistito per l’igiene e per le funzioni fisiologiche.
“LEI DEVE TESTIMONIARE”
Durante uno di questi momenti, mentre due infermieri mi stanno accudendo, scorrono in televisione le notizie del comportamento pre natalizio degli italiani. Di fronte agli assembramenti e alla ressa per lo shopping si indignano insieme a me. “Ecco, la terza ondata servita a gennaio. Noi saremo ancora qui senza vedere i nostri figli per colpa di questa gente. Devono chiudere tutto … Lei deve testimoniare …”. Dicono che il Governo è debole e che si dovrebbe fare come a marzo. Come cambia il punto di vista e come non dargli ragione? Come non pensare a quello che rischiano lavorando onestamente?
IL RITORNO ALL’AUTONOMIA TRA TAMPONI NEGATIVI E POSITIVI
Il recupero procede. Divento sempre più autonomo, mi alzo dal letto, mangio seduto. Riesco a stare seduto su una sedia. Finalmente sono autonomo per quanto riguarda l’igiene personale, ma dipendo sempre dall’ossigeno e anche quando vado in bagno ho la bombola al seguito.
Il 14 dicembre mi trasferiscono in un’altra stanza del reparto dove non ci sono positivi. Qui ritrovo il mio vicino di letto della terapia intensiva, che ne era uscito qualche giorno prima di me. È una persona gradevole, ci intendiamo e chiacchieriamo a lungo. Io recupero ogni giorno di più ma … il 18 mi sottopongono a un altro tampone. Risultato: positivo.
Questa malattia sembra non finire mai. In realtà, dalla polmonite sono clinicamente guarito e ho ripreso autonomia, anche se sono ancora molto debole. Ho perso più di 10 chili di peso, concentrato quasi tutto nelle masse muscolari. Riprendo a camminare nella stanza, ma le gambe mi fanno male. In ogni caso tre giorni dopo mi dimettono, con la condizione di rimanere in isolamento a casa e la prenotazione di un tampone di controllo per il 29.
FINALMENTE TORNO A CASA DOPO 27 GIORNI D’OSPEDALE
Il 21 torno a casa in ambulanza e mi risistemo nei 9 metri quadrati da cui sono uscito quasi un mese fa. La carica virale è sicuramente diminuita di molto, ma mi raccomandano comunque di usare prudenza e precauzioni. Per quanto sfinito, non rinuncio alla doccia e alla cura dei capelli e della barba. Nel pomeriggio contribuisco a realizzare l’albero e le luci natalizie dando suggerimenti dal divano. Mi sembra di tornare alla normalità!
Riprendo gli esercizi di fisioterapia, ma non potendo uscire di casa cammino poco.
Passiamo il Natale in famiglia, con mascherina e a distanza di sicurezza.
Sempre in isolamento aspetto il 29. Faccio il tampone ma qualche cosa nel laboratorio non funziona e mi richiamano per eseguire un nuovo tampone il 30. Ci vuole pazienza. La malattia sembra non finire mai.
TAMPONE NEGATIVO, FINALMENTE!
Il 30 torno per eseguire l’ottavo tampone di questa storia. Il 31 ho l’esito: negativo. Finalmente!
È una malattia lunga e subdola. Io sono stato fortunato: ci sono persone che non superano la crisi respiratoria, o sono costrette a una degenza in ospedale molto lunga, c’è chi non ha potuto avere cure adeguate in terapia intensiva, o una CPAP tutta per sé.
Allo stato attuale non ci sono alternative: è fondamentale non entrare in contatto con il virus mantenendo comportamenti virtuosi, usando le mascherine, curando l’igiene personale ed evitando esposizioni non necessarie.
VACCINIAMOCI TUTTI
Si deve capire che il virus sfrutta la nostra mobilità per farsi trasportare e contagiare gli altri. È la sua strategia di sopravvivenza. Se rimane confinato all’interno di uno di noi le sue speranze riproduttive sono frustrate: o muore l’essere umano o muore lui, e così non si può trasmettere e riprodurre. Noi siamo i suoi vettori. Porremo fine a questa pandemia quando non ci saranno più persone da infettare. Obiettivo che possiamo ottenere ammalandoci tutti, e contando i morti, o vaccinandoci tutti. La seconda soluzione sembra essere di gran lunga la migliore affinché il Covid-19 sia eradicato, come è accaduto per la poliomielite e il vaiolo. Sino ad allora non ci resta che evitare il più possibile la malattia, per noi e per gli altri.
GRAZIE DI CUORE A CHI MI È STATO VICINO
Senza il lavoro strenuo dei medici, degli infermieri, di tutti gli operatori ospedalieri, che mi hanno curato nel fisico e assistito nello spirito con gli atti, i gesti e le parole di chi crede nella solidarietà; senza la vigile e scrupolosa attenzione con cui mi ha costantemente seguito la mia dottoressa di base; senza la rete di parenti e amici che hanno sostenuto costantemente me e la mia famiglia… sarebbe stato difficile superare questo periodo così complicato. A tutti un ringraziamento che non potrà mai essere grande a sufficienza.
Se in questo periodo essere negativi è un valore positivo, allora occorre augurare a tutti un 2021 in cui restare negativi.

Ricominciamo!

Non mi riferisco alla celebre canzone di Adriano Pappalardo scritta dall’amico Luigi Albertelli. Mi riferisco al fatto che oggi le feste sono tutte passate e dovrebbe ricominciare la vita normale. “Dovrebbe“, perché da febbraio dello scorso anno la vita – in tutto il mondo – normale non è proprio più. Ora abbiamo però una speranza, che è costituita dal vaccino. Ovviamente io sono assolutamente favorevole, mi sottoporrò sicuramente alla vaccinazione appena mi sarà consentito e non sopporto coloro che sollevano dubbi, incertezze e paure. Anche quelli che dicono “io non sono no-vax, ma in questo caso non mi fido perché è stato fatto tutto troppo in fretta”. Meno male che è stato fatto tutto in fretta: volevate più vittime (che ancora non sono finite, fra l’altro)?
Spero quindi che il nostro servizio sanitario faccia le cose altrettanto in fretta, per bene, in modo ben diverso, quindi, da come è stata organizzata quest’anno la vaccinazione antinfluenzale (ma l’avvio… non è incoraggiante).
Ma tutti questi “scienziati laureati su Facebook“, non hanno voglia di poter tornare a vivere normalmente? Io non capisco. Non capisco.

Vi lascio con un articolo scritto dal Dott. Ottavio Davini, articolo che mi sembra proprio chiaro e che ho intercettato grazie al mio amico Dott. Massimo Galluzzi. Magari serve a far cambiare idea a qualcuno, anche se ne dubito, purtroppo…
Devo capire. Provo a mettere le idee in fila, per chiarirmele.
Allora, i fatti sono questi: nel febbraio 2020 arriva in Europa (dalla Cina) un virus nuovo, nei confronti del quale nessuno ha difese immunitarie. Ha una letalità abbastanza bassa, ma è piuttosto contagioso. Quindi si diffonde rapidamente: in Italia, poi in Europa, poi nel Mondo.
I Paesi (tutti, chi più chi meno) adottano l’unica strategia possibile: quella delle chiusure, e si cerca di spiegare ai cittadini che le cose che funzionano sono 3: lavarsi le mani, indossare la mascherina e stare lontani. Perché una cura non c’è: è normale, per i virus, e questo non fa eccezione.
Cosa c’è di strano?
Purtroppo, niente. Avremmo voluto che non capitasse, ma è capitato. La cosa più probabile è che si tratti di una zoonosi, cioè un virus che è saltato di specie: da un animale all’uomo. (Lettura consigliata: David Quammen, Spillover).
E già su questa ricostruzione (che è sintetica ma basata su fatti e studi scientifici) si fanno milioni di pippe (il laboratorio di Wuhan, l’esperimento, il complotto internazionale, Soros, Bill Gates che già lo sapeva e si era organizzato e così via). Qui vale veramente il rasoio di Occam (e il mio virologo di Facebook faccia lo sforzo di andare su Wikipedia a vedere chi era): se ci sono diverse ipotesi, la più semplice è quella vera, e le altre le taglio via (con il rasoio, appunto).
Ma non voglio parlare di questo, e neanche dei negazionisti/complottisti, né degli errori fatti – in tutto il mondo – nella gestione della pandemia.
Voglio invece capire perché adesso c’è questa feroce e scomposta opposizione al vaccino.
Dato che continuiamo a ripeterci che, con chi è contrario ai vaccini, non bisogna essere aggressivi, ma che occorre essere pacati, argomentando serenamente e cercando di spiegare, mi sforzerò di essere educato, ma non sono certo di riuscire nell’intento.
Andiamo per punti.
1. Non si sa cosa c’è dentro.
Si sa benissimo (vedere sito AIFA), e certamente non ci sono 5g, feti morti, metalli pesanti e altre cagate del genere: in pratica ci sono particelle di grasso che includono l’mRNA (vedi dopo), colesterolo, sali, saccarosio e acqua. E basta.
2. Non è stato abbastanza sperimentato.
No, è stato sperimentato in tempi molto rapidi, questo sì, perché i Paesi e le istituzioni hanno messo sul tavolo una quantità mai vista di danaro, il che ha permesso di correre molto, molto più velocemente del solito. Comunque, sono state rispettate le tre fasi dei trial clinici che sono OBBLIGATORIE per qualunque nuovo farmaco, e che vengono monitorate da FDA ed EMA, coinvolgendo centinaia di ricercatori. E i dati sono pubblicati e quindi di pubblico dominio. Se qualcosa non vi convince prima leggeteli (ma vi ci vorrà una decina d’anni, perché per capirli dovrete laurearvi in medicina o in scienze biologiche, e avere studiato a fondo virologia, immunologia, epidemiologia, statistica e qualcos’altro che adesso non mi viene in mente. E naturalmente dovete capire l’inglese scientifico). Io, per esempio, che ho solo una laurea in Medicina, una specializzazione e quarant’anni di ospedale, riesco a interpretarli solo a grandi linee (e li trovo convincenti). Quindi mi fido di quello che mi dicono quelli che hanno studiato. E comunque i soggetti sottoposti al primo dei vaccini somministrati (Pfizer) sono stati oltre ventimila (altri ventimila sono nel braccio di controllo, anche questo lo trovate su Wikipedia). E la differenza nel rischio di infettarsi è talmente clamorosa che dovrebbe capirla chiunque. (Letture consigliate: gli articoli di Forni e Tagliabue su Huffington Post).
3. Il vaccino con l’RNA messaggero può modificare il DNA.
Ecco, questa è proprio una di quelle cose che – se uno avesse fatto le scuole giuste – non potrebbe dire. Non so se oggi è nel programma delle scuole superiori, ma a Medicina l’ho studiato. L’mRNA serve (mi perdonino gli esperti veri per la semplificazione) per trasferire le informazioni dal DNA e produrre le proteine. Dire che l’mRNA (che tra l’altro ha vita molto breve) può modificare il DNA è come dire che se ho un dado di carne per il brodo posso farmi la mucca in casa.
4. È pericoloso.
Questa è un’obiezione con un minimo di senso. Qualunque sostanza introdotta nel nostro organismo può scatenare imprevedibili effetti. Basta leggere il bugiardino di una cosa qualunque che avete in casa, anche la tachipirina. I vaccini sono – tra queste sostanze – tra le più sicure. I vaccini correntemente in uso hanno effetti molto severi (fino alla morte) nell’ordine – quando va male – di qualche unità per milione di somministrazioni. Il tema, come per qualunque farmaco, è il rapporto tra rischio ipotetico e beneficio certo: la copertura dei vaccini per la Covid-19 è superiore al 90%. C’è un abisso tra il beneficio (enorme) e il rischio (remotissimo).
5. Ma io ho paura.
Come sopra: ragionevole. Io non ce l’avrei, perché vaccinarsi è pericoloso più o meno come attraversare la strada, ma capisco. E, tanto per chiarire, è possibile, anzi probabile che nei prossimi mesi ogni tanto comparirà sui giornali la notizia di qualcuno che se l’è vista brutta. Consiglio: verificate la notizia (non si sa mai) e mettetelo comunque in conto. Il rischio zero non esiste, nella vita, per nessuna attività. Ma quello per vaccino è basso, bassissimo. E per il resto vale quanto sopra.
6. No, va be’, ma non ci dicono la verità, non mi fido degli scienziati, sono tutti al soldo di Big Pharma.
È come dire che non mi fido degli ingegneri aeronautici che progettano l’aereo su cui voliamo perché sono al soldo della Boeing o della Airbus. Segnalo – en passant – che la nostra conoscenza delle leggi della fisica che consentono il volo è uguale a quella che abbiamo dei meccanismi immunitari. Ma l’aereo lo prendono alcuni miliardi di persone ogni anno (pochissimi con la laurea in fisica, immagino).
7. Ah, ma io aspetto, lasciamo che si vaccinino gli altri, non si sa nulla degli effetti a lungo termine.
Non è vero, quelli li conosciamo: gli effetti a lungo termine delle vaccinazioni del secolo scorso sono stati la scomparsa del Vaiolo (eradicato nel 1980), e il contenimento ai minimi termini di almeno altre sette-otto malattie contagiose che facevano morti e invalidi a MILIONI (poliomielite, morbillo, difterite, rosolia, parotite, pertosse, tetano, epatite B, etc.). Anche qui basta Wikipedia (ci sarebbero anche i siti OMS e ISS, ma capisco che possano apparire anche loro al soldo di qualcuno), ma se vi informate su Byoblu mi spiace dirvelo, sono proprio fatti vostri. Infatti, l’altro effetto a lungo termine si chiama selezione darwiniana: chi non si vaccina ha meno probabilità di avere figli (e non voglio spiegare perché, dato che è cinico e politicamente scorretto).
8. Ma sui siti AIFA ed EMA ci sono un sacco di dubbi.
Benvenuti nel modo reale della scienza. Quando leggete che “i dati sono insufficienti” vuol dire che non si dispone ancora di un volume di dati che consenta affermazioni categoriche, cosa che abbiamo visto in passato e che vedremo in futuro: funziona così, quando si fanno le cose seriamente e non si urla “il plasma”, “la clorochina”, perché te l’hanno detto su FB. Quindi è ovvio che non si conoscano ancora gli effetti, per esempio, su gravidanza e allattamento, semplicemente perché non c’è ancora una casistica sufficientemente ampia per trarre conclusioni definitive, ma gli studi proseguono e presto avremo risposte anche a queste domande. Così come non possiamo sapere con certezza (anche se i dati preliminari sono incoraggianti) quanto durerà la protezione: è ovvio che per saperlo deve trascorrere del tempo.
9. Ah, ma i vaccini fanno venire l’autismo.
AAAAARGHHH! BASTA! È una bufala spaventosa, smentita da decenni, la vogliamo smettere! E se qualcuno mi tira fuori qualche correlazione (crescita vaccini-crescita casi autismo) provo educatamente a segnalare che CORRELAZIONE NON SIGNIFICA CAUSALITA’ (e se non capite il concetto non c’è speranza per voi e i vostri discendenti). Perché, se proprio ci tenete, vi faccio vedere un bel grafico che dimostra un’altra correlazione: quello tra autismo e aumento del consumo dei famosi cibi “bio”:
10. Ah, ma fanno finta di iniettare il vaccino, in realtà è solo acqua distillata.
Eh, certo: milioni di medici e infermieri si stanno facendo iniettare in tutto il mondo acqua distillata. Milioni di coglioni, che tra qualche settimana lavoreranno con i pazienti Covid convinti di essere immunizzati, e invece moriranno come mosche. Ma cosa avete nel cervello?
11. Avete visto l’infermiera che è svenuta? E poi è morta, ma non cielodicono.
L’infermiera è svenuta per quel fenomeno fisiologico noto come sindrome vagale: è effetto dell’ago, dello stress e di molti fattori concomitanti: ho visto pazienti svenire quando mi avvicinavo con l’ago in mano. Capita, e non è grave (lezione gratis di primo soccorso: sdraiate il malcapitato e alzategli le gambe: sarà dei nostri in pochi secondi). E non è morta, naturalmente, come ha dovuto (!) confermare l’ospedale dove lavora.
12. In Russia e in Cina hanno fatto prima.
Ecco, questo non è bellissimo, perché in quei Paesi hanno iniziato le somministrazioni prima della fine della fase 3. Meglio abbiamo fatto noi, dove quei venduti dell’EMA hanno voluto controllare TUTTI I DATI GREZZI di TUTTI i casi del Trial.
13. Ma avete visto il curriculum di Pfizer? Hanno fatto ogni sorta di nefandezze. E adesso ci fidiamo di questi?
Guardate, non sarò certo io a difendere le grandi industrie farmaceutiche, ed è giusto star loro sul collo. Ma se oggi un bambino che nasce in Italia può sperare di vivere mediamente novant’anni è anche merito loro (lettura consigliata: Adam Smith, La ricchezza delle nazioni), e naturalmente della Medicina moderna. Se in questo caso hanno fatto un buon lavoro, a me va bene. E comunque quando hanno sfornato il Viagra non ho visto tanta gente preoccupata.
14. Perché i politici si vaccinano per primi, questi privilegiati? Perché non si vaccinano i politici, così fanno da cavie?
Mettetevi d’accordo. A me non frega niente.
15. Non vorranno mica metterlo obbligatorio? È anticostituzionale.
Allora, io penso che per la popolazione generale l’obbligo per ora non sia da prendere in considerazione, perché è molto meglio che i cittadini capiscano da soli l’utilità di vaccinarsi. Ma anche ergersi a costituzionalisti senza capire quello che si legge no, vi prego. L’articolo 32 dice che “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.” Quindi è sufficiente una legge, come per altre vaccinazioni – in tutto il mondo – o come con i TSO (che qui non cito a caso). Perché (sempre la costituzione) sancisce che la tutela della salute è “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Quindi, se fosse interesse della collettività vaccinare l’intera popolazione, si potrebbe fare. Che è quello che ha riaffermato proprio la Corte costituzionale (sentenza 307/1990):
La legge impositiva di un trattamento sanitario non è incompatibile con l’art. 32 della Costituzione se il trattamento sia diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri, giacché è proprio tale ulteriore scopo, attinente alla salute come interesse della collettività, a giustificare la compressione di quella autodeterminazione dell’uomo che inerisce al diritto di ciascuno alla salute in quanto diritto fondamentale.
Chiaro, no?
Sui sanitari, onestamente credo che ci si potrebbe pensare.
Io, tanti anni fa, per iscrivermi a Medicina dovetti fare la vaccinazione antitubercolare e poi, per lavorare, quella contro l’epatite B. Per dire.
Potrei andare avanti (bellissima la discussione sulla logistica che impazza adesso), ma mi fermo qui per stanchezza, anche perché vorrei tentare di fare qualche ipotesi sul perché succede tutto questo.
Proviamo:
1. Perché siamo nella società globalizzata, dove merci, persone e idee viaggiano velocissime. E che viaggino le idee è una bella cosa, perché è una delle ragioni che ci ha portato ad avere il vaccino in tempi così straordinariamente brevi. Ma le idee che viaggiano non sono tutte “solide”, basate sui fatti, sulle prove. Molte sono idee che originano dalla paura, dall’ignoranza, dalla fragilità emotiva, dall’opposizione preconcetta all’altro, dalla strumentalizzazione politica. Dato che molti di quelli che fanno le domande e le obiezioni che ho elencato sono convinti che ci sia un grande burattinaio che muove tutti i fili, vorrei dire a costoro che sono loro gli inconsapevoli burattini di qualcuno che – per interessi personali, economici, politici – cerca di gettare discredito su quello che di buono riesce a fare ogni tanto la comunità internazionale (penso a QAnon, naturalmente, ma non solo).
2. Poi c’è un’altra questione: per millenni i nostri cervelli sono stati abituati a elaborare un numero limitato di informazioni (lettura consigliata: Daniel Kahneman, Pensieri lenti e veloci). Da qualche decennio siamo sottoposti a un volume di informazioni (la maggior parte delle quali, come detto, inattendibili) che il nostro cervello non è in grado di elaborare e per gestire le quali non abbiamo sufficiente cultura (in particolare scientifica); la conseguenza è che quelle più clamorose, rumorose e strampalate si fissano nella nostra mente. E i meccanismi di rinforzo tipici dei social (dialogo a piccoli gruppi che rilanciano le stesse tesi: gated communities) ci accrescono nelle nostre convinzioni. (Lettura consigliata: Prevenire, di Vineis, Carra e Cingolani).
3. Un altro effetto dei social e del web (che ho alimentato anche io, suggerendo di esplorare Wikipedia per avere risposte) è la scomparsa della intermediazione: agli esperti non viene più riconosciuto il loro ruolo (solitamente conquistato con decenni sui libri e nei laboratori), e si pensa di poter confutare le loro affermazioni basandosi su qualche informazione raccolta qua e là. Senza considerare, appunto, l’enorme complessità della scienza e della società moderna; pensate che già George Bernard Shaw diceva: “Ogni problema complesso ha una soluzione semplice. Ed è sbagliata.” (Lettura consigliata: The game, Alessandro Baricco).
4. I media hanno giocato male la loro partita, non meglio dei politici, per intenderci. Non tanto sul versante dell’informazione, ma sulla gestione dei dibattiti e dei talkshow. Per essere chiari: non mettete uno scienziato a discutere di vaccini con un DJ, una soubrette o un critico d’arte (e stendo un velo pietoso sull’ego di qualche collega). Otterremo solo di svilire la scienza e di confondere i cittadini. Per essere chiaro – e un po’ autoritario – non dovrebbe essere consentito. Perché la democrazia non è la libertà di dire minchiate, la democrazia è fatica, è studio.
Come ha detto Kamala Harris, “la democrazia non è uno stato ma un atto”. (Lettura consigliata: gli articoli di Giovanni Boniolo su scienzainrete.it).
Lo so, non sono stato bravo, non ho mantenuto la calma come avrei voluto, ogni tanto sono andato sopra le righe. Chiedo scusa.
Comunque, io e i miei familiari possiamo vaccinarci, quindi lo faremo tutti appena possibile.
Chi non vuole farlo, per ora è libero di scegliere; pensi solo che la sua scelta potrà avere sulla coscienza la malattia e la morte di coloro che non potranno vaccinarsi per ragioni di salute, e che possono solo sperare nell’immunità di gregge.
dr. Ottavio Davini