Le serie che ho visto : Quando gli eroi volano

Oggi vi segnalo una miniserie israeliana del 2018, dal 2019 disponibile su Netflix. S’intitola “Quando gli eroi volano“, ha tra i protagonisti anche l’interprete di “Shtisel” ma in questo caso i 10 episodi sono completamente doppiati in italiano.

Aviv, Benda, Himmler e Dubi sono un gruppo di quattro ex amici che facevano parte dell’esercito israeliano durante la guerra del Libano 2006. Undici anni dopo si riuniscono per andare a cercare Yaeli, ex fidanzata di Aviv e sorella di Dubi, che credevano deceduta in un incidente stradale in Colombia ben nove anni prima. Il sospetto che Yaeli potesse essere ancora viva venne a Benda, trasferitosi in Colombia anche lui, che un giorno vede su un quotidiano la foto di una ragazza molto simile a Yaeli. Messi da parte i rancori reciproci, Aviv, Himmler e Dubi partono per Bogotà per raggiungere Benda e iniziare la ricerca di Yaeli. (Wikipedia). Questa, in breve, la storia raccontata da Quando gli eroi volano e basata sul libro di Amir Gutfreund “When heroes fly”. Il lato interessante della narrazione sono le particolari psicologie dei protagonisti e le realtà così diverse di Tel Aviv e Bogotà.  La serie ha vinto il premio come miglior serie Tv alla prima edizione di “Canneseries”, festival francese dedicato al mondo delle serie e miniserie televisive. Ve la consiglio. Il trailer ancora un volta è in inglese, ma come ho detto si può vedere completamente doppiata in italiano.

Priorità

E’ sempre molto confortante sapere, tramite i social, che la politica ha veramente a cuore le priorità dei cittadini.  Del resto, quando rimandano l’esame di un provvedimento di legge sono soliti dire che “ci sono ben altre priorità“. Non perdono tempo su argomenti frivoli e futili. No no, loro no.

Come spiega bene il Blogger de “L’Espresso” Pasquale Videtta, questo “caso” fornisce davvero anche una visione davvero triste dell’informazione italiana:

Meno male che c’è sempre anche qualcuno che la prende meno seriamente:

Curioso, eh?

Aggirarsi per le strade di una città “per sparare ad ogni persona di pelle nera” incontrata nel “tragitto” e “senza alcuna ragione di scelta che non sia, appunto il colore della pelle” è un comportamento dalla “obiettiva connotazione di odio razziale”. Leggo su Repubblica: ma pensa! Chi l’avrebbe mai detto, però. E poi continua È quanto sottolinea la Cassazione nelle motivazioni di condanna a 12 anni di carcere per Luca Traini, il 31enne accusato della strage di Macerata aggravata dall’odio razziale per aver sparato “a casaccio” ferendo sei migranti la mattina del 3 febbraio 2018 mentre a bordo della sua auto percorreva le vie della cittadina marchigiana precipitandola nel panico.

Però è incredibile che accadano simili episodi in una nazione come la nostra dove il razzismo non solo non esiste, ma neppure viene fomentato da alcuna forza politica. Curioso, eh?

Il 5 maggio

Goethe ha detto: “Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia, vedere un bel quadro, e, se possibile, dire qualche parola ragionevole”. Sul dire qualche parola ragionevole non so se riesco mai, qualche bella canzone ogni giorno mi capita di ascoltarla. Più raro è invece che io legga una bella poesia. Oggi mi pare il giorno adatto per riscoprirne una, di Alessandro Manzoni,  che mi è sempre piaciuta molto.

Ei fu. Siccome immobile,
Dato il mortal sospiro,
Stette la spoglia immemore
Orba di tanto spiro,
Così percossa, attonita
La terra al nunzio sta,

Muta pensando all’ultima
Ora dell’uom fatale;
Nè sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
Vide il mio genio e tacque;
Quando, con vece assidua,
Cadde, risorse e giacque,
Di mille voci al sonito
Mista la sua non ha:

Vergin di servo encomio
E di codardo oltraggio,
Sorge or commosso al subito
Sparir di tanto raggio:
E scioglie all’urna un cantico
Che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
Dal Manzanarre al Reno,
Di quel securo il fulmine
Tenea dietro al baleno;
Scoppiò da Scilla al Tanai,
Dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del creator suo spirito
Più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
Gioia d’un gran disegno,
L’ansia d’un cor che indocile
Serve, pensando al regno;
E il giunge, e tiene un premio
Ch’era follia sperar;

Tutto ei provò: la gloria
Maggior dopo il periglio,
La fuga e la vittoria,

La reggia e il tristo esiglio:
Due volte nella polvere,
Due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
L’un contro l’altro armato,
Sommessi a lui si volsero,
Come aspettando il fato;
Ei fe’ silenzio, ed arbitro
S’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
Chiuse in sì breve sponda,
Segno d’immensa invidia
E di pietà profonda,
D’inestinguibil odio
E d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
L’onda s’avvolve e pesa,
L’onda su cui del misero,
Alta pur dianzi e tesa,
Scorrea la vista a scernere
Prode remote invan;

Tal su quell’alma il cumulo
Delle memorie scese!
Oh quante volte ai posteri
Narrar se stesso imprese,
E sull’eterne pagine
Cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito
Morir d’un giorno inerte,
Chinati i rai fulminei,
Le braccia al sen conserte,
Stette, e dei dì che furono
L’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
Tende, e i percossi valli,
E il lampo de’ manipoli,
E l’onda dei cavalli,
E il concitato imperio,
E il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
Cadde lo spirto anelo,
E disperò: ma valida
Venne una man dal cielo,
E in più spirabil aere
Pietosa il trasportò;

E l’avviò, pei floridi
Sentier della speranza,
Ai campi eterni, al premio
Che i desidéri avanza,
Dov’è silenzio e tenebre
La gloria che passò.

Bella Immortal! benefica
Fede ai trionfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
Chè più superba altezza
Al disonor del Golgota
Giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
Sperdi ogni ria parola:
Il Dio che atterra e suscita,
Che affanna e che consola,
Sulla deserta coltrice
Accanto a lui posò.

Puntare il dito

Mi piacerebbe sapere perché in Italia quando qualcuno fa qualcosa di buono che gli porta magari popolarità, ci dev’essere sempre chi lo critica perché invece di fare quello non ha pensato a quell’altro. Nessuno che si renda conto che avrebbe potuto evitare di fare anche quello. No, sempre a puntare il ditoHa fatto quello ma poteva fare anche quell’altro.  Oppure: sì adesso ha fatto quello, ma in altre occasioni si è comportato ben diversamente. E allora? Stiamo parlando di cosa ha fatto adesso. Niente da fare. Siamo fatti così. soprattutto con chi magari non ci è simpatico. Con coloro di cui siamo “fan” invece, cosa hanno fatto in passato non  ci interessa. Non ho mai sentito nessuno dire Sì adesso è di destra ma un tempo frequentava i centri sociali.  (esempio a caso eh…!) oppure Sì adesso è all’opposizione ma un tempo era al governo, è stata ministro e ha anche votato che Ruby era la nipote di Mubarak (altro esempio a caso eh, s’intende!).


Ai sovranisti che hanno perso tempo a isolare pezzi dei testi di alcune canzoni di Fedez per dimostrare che ci sono frasi omofobe, ha risposto il sito bufale.net:

Come si poteva facilmente immaginare, è già partito il tiro al bersaglio sovranista contro Fedez, in riferimento al discorso che ha tenuto durante il concerto del primo maggio contro alcuni esponenti della Lega e a favore del ddl Zan, visto che oggi viene tirato in ballo il testo la canzone ‘Tutto il contrario’. Si tratta di un pezzo concepito dal cantante quando aveva circa 20 anni, con il quale è apparsa evidente la presa in giro nei confronti di Tiziano Ferro. A quel tempo, quest’ultimo aveva da poco reso pubblica la sua omosessualità… Il presupposto corretto dal quale partire è che il testo della canzone di Fedez, chiamata ‘Tutto il contrario’, sia autentico. In alcuni passaggi, effettivamente, ci sono delle parole a dir poco evitabili nei confronti di Tiziano Ferro.
In rete ritrova facilmente il testo della canzone ‘Tutto il contrario’, come si può osservare anche attraverso il sito Testi canzoni. Effettivamente, e nessuno lo nega, ad un certo punto Fedez si scaglia in malo modo contro Tiziano Ferro. Lo scorcio incriminato della canzone è il seguente:
“Mi interessa che Tiziano Ferro abbia fatto outing
Ora so che ha mangiato più würstel che crauti
Fin qui nulla da dire, ma va anche aggiunto che lo stesso Fedez nel 2019 si era già scusato per il testo della canzone ‘Tutto il contrario’, evidenziando che in quel periodo era giovanissimo, senza una casa discografica, pubblicando dei pezzi online. Con il tempo si cambia e soprattutto si cresce. Questo, in sostanza, il passo indietro del cantante, il quale ha già avuto modo di chiarire a più riprese con Tiziano Ferro quanto avvenuto a suo tempo.
Ecco perché ha poco senso, dopo il discorso al concerto del primo maggio, fossilizzarsi sul testo della canzone ‘Tutto il contrario’, con la brutta uscita di Fedez nei confronti di Tiziano Ferro. (Fedez ha anche aggiunto che il titolo dovrebbe far comprendere che in quel brano diceva il contrario di quello che pensava, n.d.r.)
Le altre e rasi che girano nei meme Facebook da alcune ore, se prese singole e non nel contesto della canzone, possono sembrare quello che in realtà non sono. Ecco perché bisogna andare più a fondo con l’analisi del testo di pezzi come “Faccio brutto” a “Canzone da gay”. 
Un esempio lampante, a tal proposito, ci arriva proprio da ‘Faccio brutto‘, con la frase: “Ho un odio represso verso tutte le persone gay. Si tratta della canzone in cui da Fedez giunge una critica a quelli che dicono frasi del genere. Basterebbe ascoltarla meglio. Quanto a “Le feste di Pablo“, concepita insieme a CARA, fu la stessa artista con un’intervista dello scorso anno a parlare di un personaggio paradossale nel racconto che emerge dal testo.
Si potrebbe riepilogare tutto così: “Faccio brutto” è una parodia del rapper, con cui Fedez prende in giro i luoghi comuni sul rapper “cattivo”. Andando avanti, su “Canzone da gay” sarebbe sufficiente concentrarsi su questioni anagrafiche, se pensiamo che l’abbia scritta a 17 anni. Un pezzo estremamente ironico, a prescindere dal fatto che possa piacere o meno il genere. Non omofobo.
Ancora, “Ti porto con me” è una sua opera che risale a quando aveva 22 anni e, da allora, sono trascorsi dieci anni. Dunque, è necessario analizzare approfonditamente i testi di Fedez con “Faccio brutto” e “Canzone da gay”.