La lettura di oggi : I migranti e i reati

Il fine settimana appena concluso ha visto, prima di tutto, il brutto, doloroso episodio di Trieste dove hanno perso la vita due agenti di polizia. Un fatto davvero triste che avrebbe richiesto solo preghiere e silenzio. Naturalmente non è stato così perché il fatto è stato immediatamente strumentalizzato e i social si sono riempiti di post razzisti pieni di odio e di ignoranza. Non credo sia il caso di aggiungere nulla, tranne segnalare a chi non lo sapesse che, oltre ad essere un malato psichico, si trattava di un cittadino della Repubblica Dominicana (se non lo sapete andate a vedere dove si  trova) nato in Italia: la sua famiglia non era arrivata in Italia con un barcone o con una nave delle ONG. Rassegnatevi.

Poi c’è stato il discorso del Capo della Polizia Gabrielli che ha detto due cose: su una gli amici sovranisti hanno o sorvolato o accusato il Capo della Polizia di “affermazioni surreali” . Mi riferisco a “Non sono d’accordo sulle multe alle Ong”: qui subito Salvini si è affrettato a rispondere, con la sua consueta eleganza ed educazione,”Pensi a proteggere i suoi uomini

Un altro passaggio del discorso di Gabrielli ha invece dato l’avvio ad una serie di dichiarazioni e post a sostegno della sua tesi, quando ha detto “C’è un dato inequivocabile: da 10 anni in Italia i reati fanno segnare un trend in calo complessivo. Ma c’è anche, negli ultimi anni, un aumento degli stranieri coinvolti tra arrestati e denunciati. Nel 2016 – ha ricordato Gabrielli – su 893 mila persone denunciate e arrestate, avevamo il 29,2% degli stranieri coinvolti; nel 2017 la percentuale è salita al 29,8%, l’anno dopo al 32% e nei primi nove mesi del 2019 il trend è lo stesso, poco sotto il 32%. Il fatto che gli stranieri presenti nel nostro Paese, tra regolari e no, sono il 12%, dà la misura del problema“. Ecco: in questo caso ovviamente senza alcun spirito critico le sue affermazioni sono state salutate con entusiasmo dai soliti Meloni, Salvini & C e dalla massa di “io non sono razzista ma” che non smette mai di scrivere post sgrammaticati e grondanti odio sui social.

Qualcuno però al Capo della Polizia ha risposto, confutando in modo netto questi dati. Si tratta del giornalista Francesco Cancellato, sul sito fanpage.it, che ha scritto

“I dati sulla criminalità ci dicono che, da 10 anni, c’è un trend in calo complessivo dei reati. Ma c’è anche, negli ultimi anni, un aumento degli stranieri coinvolti tra arrestati e denunciati”. Così il capo della polizia Franco Gabrielli, intervenendo al Festival delle Città a Roma ha reiterato uno dei più grandi luoghi comuni del dibattito politico italiano: quello di una correlazione tra l’aumento degli stranieri nel nostro Paese e il numero dei reati commessi. Un luogo comune, ma sarebbe meglio parlare di una bufala conclamata, o – ancora meglio – di una truffa statistica. Grave, perché altera le percezioni dell’opinione pubblica, inquina il dibattito politico e porta a conclusioni che giustificano persino la violazione della Costituzione o dei più basilari diritti umani: ad esempio, se gli stranieri sono più delinquenti di noi, se con l’immigrazione importiamo criminalità, chiudere i porti è uno strumento difensivo, a tutela della nostra sicurezza. No? No.
Primo: perché gli stranieri non fanno aumentare la criminalità.
Intendiamoci, magari nemmeno la fanno diminuire. Semplicemente, sono due variabili indipendenti l’una dall’altra. Per dire, dal 2011 a oggi il numero degli stranieri residenti è aumentato del 16% e il numero di reati complessivi denunciati è diminuito di circa il 10%. Allo stesso modo, i reati hanno continuato a diminuire anche quando gli sbarchi dei richiedenti asilo si sono drasticamente ridotti, come nel corso degli ultimi due anni. Non solo: tra il 2003 e oggi l’arrivo di quattro milioni di migranti non ha prodotto, come ci viene raccontato, un aumento del tasso di detenzione, che si è anzi ridotto di un terzo, scendendo dall’1,16% allo 0,40%
Due: perché gli immigrati regolari commettono, in percentuale, lo stesso numero di reati degli italiani. Sul totale dei cittadini extracomunitari denunciati per i vari delitti, quelli senza permesso di soggiorno sono quasi il 70% per le lesioni volontarie, il 75% per gli omicidi, l’85% per i furti e le rapine. In altre parole, non è l’etnia, né la provenienza, né il background culturale che definisce il problema. Al contrario, è la clandestinità, l’impossibilità di poter avere un lavoro, una casa, un sostegno al reddito in quanto irregolari. Clandestinità, peraltro, che per effetto della legge Bossi-Fini è di per se, un reato. Banalizzando, potremmo dire che chiunque sia clandestino delinque per il solo fatto di esserlo.
Tre: perché il più grande fattore di recidività di un reato è il carcere. I dati raccontano infatti che il tasso di recidiva sia del 68,4% tra coloro che hanno scontato una pena in carcere e solo del 19% tra coloro che hanno scontato una pena in misura alternativa. Semmai il problema è che gli stranieri, soprattutto per le pene di breve entità, quelle fino ai cinque anni di reclusione, finiscono in carcere molto più degli italiani. Il rapporto si inverte, per le pene dai cinque anni in su, laddove il numero di italiani carcerati supera quello degli stranieri. Ricapitolando, quindi, caro capo della polizia Franco Gabrielli. L’aumento degli stranieri in Italia non c’entra nulla con l’aumento della criminalità, anche perché più aumentano gli stranieri, più la criminalità diminuisce, semmai. La clandestinità e l’impossibilità di comminare agli stranieri misure alternative al carcere, invece, c’entrano un po’ di più. E allora forse bisognerebbe abolire il reato di immigrazione clandestina o aumentare le pene alternative al carcere aiuterebbe a risolvere il problema. Magari a dirla così, oggi avremmo qualche razzista in meno convinto che chiudendo le frontiere saremmo tutti più sicuri. E magari pure qualche decreto che nel nome della sicurezza discrimina gli stranieri. Che ne dice?