Senza parole: odio e violenza nel calcio

Un articolo sul Corriere della Sera a firma Alberto Pinna racconta molto bene il baratro in cui stiamo finendo o forse in cui già siamo sprofondati. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Se non, forse,che se ai nostri figli limitassimo il calcio e favorissimo la frequentazione di teatro e musica… beh credo che sarebbe molto meglio…

Nella curva sud è silenzio. Il Cagliari sta vincendo per 2 a 1 e la Fiorentina ha appena segnato con Chiesa. Un tifoso si è da poco accasciato, arrivano i soccorritori del 118, quando dal vicino settore dei tifosi toscani parte un coro: “Devi morire. devi morire…”. Sono una decina di persone, si agitano, levano i pugni. Gran parte dello stadio neanche sente, il vento soffoca le urla. Dalla curva sud ancora silenzio, qualche fischio. Il coro dura meno di un minuto e si spegne quando Daniele Atzori, 45 anni, viene portato via in barella. Per tre quarti d’ora hanno invano cercato di rianimarlo. Infarto fulminante.

Indignazione

Proprio nel giorno in cui Cagliari e Fiorentina hanno ricordato Davide Astori – amatissimo capitano dell’una e dell’altra squadra – e al minuto 13 un applauso prolungato aveva unito le due tifoserie… La partita non ha storia e si scatenano i social. “Nessuna vergogna, neanche di fronte alla morte”. “La condanna non basta… ci vorrebbero 10 punti di penalizzazione per far passare la voglia di rifarlo”. “Disgustosi”. Daniele Atzori – singolare la coincidente analogia con le iniziali del capitano di Cagliari e Fiorentina scomparso un anno fa – era andato alla Sardegna Arena con la sorella e due amici, solito posto a metà della curva sud, tifoso rossoblu fin da ragazzo ma non ultras. Ha esultato ai due gol del Cagliari. “La partita si avviava alla fine – racconta uno degli amici – quando abbiamo visto piegarsi su un lato e cadere giù”. Sono accorsi subito gli steward e una squadra del 118 dalle ambulanze di servizio nello stadio. A destra della curva sud c’è il settore riservato ai tifosi ospiti. All’ATS (Associazione Tifosi della Fiorentina) sono stati riservati 236 posti, trasferta organizzata, nessun incidente prima della partita, in curva sud sventolava un grande grappo con una gigantografia di Astori. Il coro è partito improvviso e inatteso. “Erano pochi – ha riferito uno steward – la gran parte non si sono uniti, qualcuno ha cercato di zittirli”. Nessuno, neanche fra i tifosi del Cagliari, si è reso conto di quanto fossero gravi le condizioni di Daniele Atzori. Il suo cuore non batteva più quando è arrivato nel parcheggio dello stadio, al centro di primo soccorso con le ambulanze medicalizzate. Vano l’intervento con autorespiratore e defribillatori. Non c’è stato neanche il tempo di trasferirlo all’ospedale.

Cagliari

I tifosi toscani hanno saputo poco dopo aver lasciato la Sardegna Arena. Non una parola, mentre la Fiorentina “condanna qualsivoglia manifestazione di mancata solidarietà nel rispetto di questa terribile tragedia”, il Cagliari “si stringe con affetto intorno alla famiglia” di Atzori e ha sospeso tutte le manifestazioni sportive e un torneo in programma per domani; il presidente Tommaso Giulini twitta: “Davide ti porti in cielo con lui”. Ma l’indignazione esplode sul web: “Ormai nel calcio l’odio per i tifosi avversari è dilagante… Il calcio è una valvola di sfogo di una società oppressa e frustrata… Quando non fanno corsi razzisti si ammazzano a coltellate…”.Il Codacons chiede una punizione severa. “Il calcio non può permettersi di diventare veicolo di odio e di violenza. Le autorità sportive dovrebbero adottare provvedimenti immediati e sanzioni: la Fiorentina dovrebbe giocare partite a porte chiuse per almeno un mese”. E ammonisce:”Se le istituzioni rimangono inermi, si renderanno complici i istigatrici delle tifoserie violente”. La Digos, intanto, ha valutando un rapporto con le immagini del malore di Attori e ha in corso indagini per individuare dai filmati delle telecamere di servizio alla Sardegna Arena chi ha partecipato al coro. Il corpo di Daniele Atzori è stato restituito alla famiglia a Quartu Sant’Elena. Nel suo profilo social campeggia una foto di Gigi Riva e la maglia numero 11 del bomber dello scudetto del Cagliari sarà posata sul feretro, così hanno voluto familiari e amici, anche per richiamare gli ideali dello sport vero.

 

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