Senza parole

Questa nell’immagine è una pubblicità che è apparsa sul mio Instagram.  Ha bisogno di commenti? Direi di no.  Innanzitutto se le pubblicità sui social ci dicono essere estremamente “targettizzate” direi che in questo caso c’è un evidente sbaglio. E poi spero di non conoscere mai nessuna donna che desideri usare un simile articolo… con tanta disinvoltura!

Pazzeschi!

Non c’è niente da fare.  Quando vedo su YouTube o altrove  come sanno fare negli USA  quelle che noi chiamiamo “le ospitate televisive”, mi chiedo perché in Italia devono sempre diventare invece momenti di televisione imbarazzante o, nel migliore dei casi, approssimative e spesso controproducenti, fatte sicuramente senza poter provare adeguatamente, quasi sempre in playback (troppo complicato… non c’è tempo…). Ma perché? Guardate ad esempio qui, come hanno saputo sfruttare la partecipazione del ragazzini interpreti del serial di Netflix “Stranger Things” (bellissimo, tra l’altro).

Il saccentino

Chi ha lavorato con me lo sa. Ho diverse “manie” che riguardano lo scrivere (e anche il parlare) quello che io considero un corretto italiano. Ci sono regole che non tollero siano dimenticate in nome dell’”uso corrente”. Alcuni esempi:
– Le parole straniere in italiano non hanno plurale, restano invariate. Ciò vale per sport e film ma anche per musical, performer, award e tutte le altre. Secondo me la regola si applica anche a curriculum: un curriculum, due curriculum e non curricula. Penso che non si debba essere obbligati a sapere come è corretta al plurale una parola in una qualunque lingua (attuale o defunta) che non si è tenuti a conoscere.
– Le parole che cominciano per pn seguono la regola di quelle che cominciano per ps: quindi se si dice e si scrive gli psichiatri si deve dire e scrivere gli pneumatici. Solo alcune pubblicità di pneumatici seguono questa regola e sono le uniche marche che prenderei in considerazione per l’acquisto. Sì: in questo sono decisamente intransigente.
– Se si cita una frase e la si mette tra virgolette, il punto va dopo la seconda virgoletta e non all’interno (così fanno gli inglesi, ma non noi italiani).
– Non mi piace usare il testo tutto maiuscolo per metterlo in evidenza: se mai meglio scriverlo in neretto.
– Ci sono poi due parole italiane di cui generalmente si sbaglia la pronuncia. Non sono parole di uso frequente, ma capita. Ogni volta devo discutere perché sono contestato. Una è la parola guaina (il cui accento corretto deve essere posto sulla i e non sulla prima a) e l’altra è il fiore gerbera (che deve essere pronunciato con l’accento sulla seconda e non sulla prima e).
– La parola utensile ha due possibili accenti: quello sulla i come sostantivo (gli utensìli), quello sulla e come aggettivo (le macchine utènsili).
– Il sì affermativo deve essere accentato, anche se tutte le schede dei referendum purtroppo, chissà perché, sono stampate sbagliate (vale anche per il maiuscolo dove deve essere scritto SÌ)
– La voce del verbo essere è (È) deve essere scritta con quell’accento e non é (É), come ormai purtroppo spesso si vede sui giornali e sui titoli di coda in televisione: ora io dico se uno di lavoro deve scrivere i titoli, alla RAI non in una Tv locale, almeno questo dovrebbe saperlo, no? E perché va scritto così e non perchè.

Queste le cose che maggiormente mi infastidiscono… ma ce ne sono anche altre. Comunque, se vedete il titolo di questo post, capite che mi sono già classificato da solo.

280 caratteri

E così da oggi tutti possiamo scrivere twitt da 280 caratteri… se ne sentiva davvero la necessità? Il bello di Twitter non era appunto quello di obbligare alla sintesi anche i logorroici?

Questo post adesso potrebbe stare anche su twitter, fino a ieri no e sarei stato costretto a ridurlo così:

Da oggi tutti possiamo scrivere twitt da 280 caratteri…  Il bello di Twitter non era quello di obbligare alla sintesi anche i logorroici?

E non sarebbe cambiato nulla.

Signori si nasce

Mi hanno sempre detto tutti che io ho classe, che sono un signore. “Signori si nasce” del resto. Ma forse non fa tanto bene alla salute, fisica e mentale. Credo che qualche volta lasciarsi andare e dire esattamente quello che si pensa potrebbe essere un toccasana. Anche perché ormai mi sono reso conto che la maggior parte delle persone con cui ho deciso di lasciar perdere non hanno minimamente capito il mio atteggiamento. Io magari li ho anche cancellati dalla lista delle mie amicizie, ma senza dirlo chiaramente e quindi loro neppure l’hanno capito. Perché è vero che forse ho “classe” come mi dicono, ma so di avere decisamente anche un carattere di merda perché – proprio in quanto detesto fare scenate poiché non è “signorile” –  spesso ho anche interrotto delle amicizie senza spiegarne il motivo; secondo me se un amico si è comportato in modo che reputo inaccettabile non può non averlo capito e se non l’ha capito non merita comunque più la mia amicizia. Insomma forse sono nato “signore” ma sono nato anche decisamente complicato. Altri lati del mio carattere con l’età si sono smussati, addolciti, sono cambiati. Questo no, almeno per il momento.