Salvini non è razzista

Sì: avete letto bene. Secondo me Salvini non è razzista. Direte: ma come: non sei mai stato dalla sua parte, ne hai sempre scritto contro. È vero. Ma non credo di aver mai scritto che è razzista. E davvero penso non lo sia. Ma ritengo che abbia capito che questi suoi atteggiamenti da “uomo forte”, da uomo “che-non-deve-chiedere-mai”, questo suo fiutare il razzismo strisciante di una parte degli italiani, gli fanno avere ampi consensi: così cavalca l’onda. Attenzione quindi: il mio giudizio politico su di lui non è per nulla benevolo, anzi. Se una persona è razzista, poi, posso anche discutere, posso anche litigare, posso tentare di fargli cambiare idea. Se invece Salvini lo fa davvero esclusivamente per avere consensi perché solo quello gli interessa, non c’è discussione che tenga, secondo me. Non è lui che bisogna convincere, ma gli italiani. E forse il compito è ancora più gravoso, è una missione impossibile.

Il cane sul treno

Mi sono imbattuto l’altro giorno su un articolo di un giornale locale. Vi riporto qui il titolo, che è già indicativo del clima che si respira nel nostro paese “Sul treno carico di stranieri provenienti da ogni dove, il controllore chiede ad una tortonese il libretto sanitario del cane!”. Stranamente, anche all’interno, questa simpatica affermazione non è preceduta dalla consueta frase “Noi non siamo razzisti ma…”. Comunque anche il testo dell’articolo merita di essere letto: Questo è il racconto di una tortonese che ieri pomeriggio è salita sul treno proveniente da Livorno e diretto verso Tortona per rientrare a casa in compagnia del proprio cane con biglietto regolarmente pagato per entrambi. Il controllore di turno – secondo il racconto della donna che conosciamo molto bene e non abbiamo dubbi per dubitare delle sue affermazioni – si è fermato e le ha chiesto il suo biglietto e quello del cane, poi ha guardato il cane, lo ha squadrato ed ha chiesto alla donna se la bestiola avesse effettuato tutte le vaccinazioni. La tortonese ha annuito, ma al controllore questo non è bastato. “Mi faccia vedere il libretto delle vaccinazioni del cane” ha detto il controllore. La tortonese che tra l’altro soffre di una malattia al cuore è trasalita: “ma non ce l’ho con me…” ha replicato. “Lei lo doveva portare” ha risposto il controllore impassibile. La donna si è ricordata che a quell’ora il marito era a casa, così ha telefonato al consorte e lo ha fatto andare a prendere il libretto sanitario del cane, glielo ha fatto fotografare col cellulare e si è fatta mandare la foto sul suo cellulare che ha potuto finalmente mostrare al controllore. Quest’ultimo, dopo averlo visionato attentamente, si è allontanato. Non sappiamo dove sia andato e se abbia mostrato così tanto scrupolo anche nei confronti dei tanti stranieri che c’erano sul treno (e ce lo auguriamo) ma questo la dice lunga sulla situazione che sta vivendo il nostro Paese, dove si controlla minuziosamente una donna di oltre 50 anni, cardiopatica, ma poi in altri casi si soprassiede nei confronti degli stranieri che salgono sul treno senza biglietto a gruppi di cinque o sei e un controllore da solo che si avvicina, più di tanto non può fare perché rischia di essere picchiato a sangue. Possiamo convenire sull’eccesso di zelo del controllore, anche se si è limitato a richiedere quanto previsto dal regolamento. Io purtroppo non posseggo cani ma, nel caso, sicuramente viaggerei con il certificato di iscrizione all’anagrafe canina e il libretto sanitario perché questo è quanto prescritto e riportato sul sito di Trenitalia. Non credo poi che il controllore dovesse essere al corrente che la signora fosse cardiopatica (anche qui: lo sono pure io e di anni ne ho più di 60, ma non pretendo che ogni controllore lo sappia).  Sulla pagina Facebook del giornale, sotto l’articolo si leggono, tra gli altri, anche commenti da far rabbrividire per la violenza, la maleducazione e l’arroganza. Riprendo una frase del citato scritto quando dice “questo la dice lunga sulla situazione che sta vivendo il nostro paese”: su questo sono d’accordo. “Articoli” di questo genere rivelano veramente a quale punto di diffidenza, paura del diverso, mentalità ristretta si sia ormai arrivati. Che tristezza.

Premio stupidità del giorno

Mala tempora currunt… decisamente. Il cartello che vedete qui sopra è stato esposto nel proprio studio medico da un dentista di Mestre. Dal mio punto di vista si commenta da solo. So perfettamente che molti invece non ci troveranno niente di male. Ma non mi interessa. Io lo trovo davvero inaccettabile. Mi spiace che la signora sia stata aggredita, ma il fatto che il colpevole fosse una persona di colore non fa alcuna differenza. Francamente io non vorrei che mia moglie fosse importunata neppure da una persona bianca di pelle, neppure da un italiano. Il dentista ha dichiarato “Non mi do ragione di questa gioiosa sottomissione a un’immigrazione senza filtro, un’illegalità diffusa, una microcriminalità dilagante, non la accetto – e, non pago di luoghi comuni, ha aggiunto – : le leggi sono permissive, la magistratura buonista, gli avvocati ci marciano”.  Come se Mestre fosse stata sempre nel tempo una cittadina totalmente priva di malavita locale. Mi auguro vivamente che l’Ordine dei Medici sanzioni questo comportamento.

The Winner Takes It All

Inutile girarci intorno e farci illusioni. Hanno vinto loro. Noi – intendo chi la pensa come me – siamo ormai per la maggioranza degli italiani solo i “buonisti” oppure i “pidioti” (pure io che non mi sono mai sognato di votare il PD). Inutile controbattere con cifre o dati reali. Vince sempre e comunque chi segue le sensazioni diffuse, la situazione percepita. Chi proclama di combattere le paure e i risentimenti. Chi diventa il paladino degli italiani contro i diversi, gli “invasori”. Facciamocene una ragione. Le tesi “aiutiamoli a casa loro”, “portano le malattie”, “ci rubano il lavoro”, “sono trattati meglio degli italiani terremotati”, “come fanno ad avere gli smartphone di ultima generazione”, ecc. piacciono troppo per poter anche solo minimamente pensare siano prive di ogni riscontro effettivo. Non possiamo purtroppo far altro che aspettare che il vento cambi sperando che quello attuale non faccia troppi danni, soprattutto al buon senso e al vivere civile.
#apriamolementi

“Giornalismo” vergognoso @ODG_CNOG



Non vi dico da quale giornale è tratto l’articolo qui sopra, anche se molti riconosceranno un giornale locale della mia zona. Ho già scritto cosa penso della “linea editoriale” del direttore (e già chiamarla così è un vero complimento che gli faccio). Mi piacerebbe davvero sapere come l’articolista ha potuto dedurre che gli autori di quelle scritte siano “stranieri”.  Il fatto che possano aver commesso errori di ortografia non significa che non siano italiani, a meno che anche i suoi giornalisti, che in ogni notizia riescono a commettere almeno tre o quattro errori, siano pure essi “stranieri” …  E non stiamo a sottolineare che anche in questo caso sono riusciti a scrivere in modo sbagliato la parola “spray”. La cosa più imbarazzante è il pregiudizio razzista che ha dettato la stesura dell’articolo. Questo è davvero il fatto vergognoso, soprattutto perché non è un discorso pourparler al bar, ma una notizia di un mezzo di comunicazione che, fra l’altro, si vanta spesso di verificare quanto pubblica. Un comportamento di questo genere non dovrebbe perlomeno essere censurato dall’ Ordine dei Giornalisti?

Google sa tutto di noi

Una carriera lanciatissima per Quinn Norton (foto sopra). Una serie di articoli su Wired focalizzati sulla tecnologia e infine l’assunzione al New York Times. Cosa può esserci di più bello per una giornalista? Ma la tecnologia le ha anche giocato un brutto tiro. I post lasciati sui social network restano, non si cancellano neppure dopo tanto tempo, neppure dopo anni. Dopo meno di 24 ore da quando il quotidiano ha annunciato l’assunzione di questa nuova firma, è stata la stessa giornalista a scrivere su Twitter di aver dato le dimissioni o, meglio, come poi si è scoperto, di esser stata costretta a presentarle. Dopo l’annuncio, infatti, sono tornati a galla alcuni tweet a carattere omofobo  ed altri pieni di insulti razzisti, a firma appunto della Norton. Per un po’ la giornalista ha tentato di difendersi, ma poi di fronte all’evidenza ha dovuto arrendersi. E il New York Times ha scritto Nonostante il controllo sul precedente lavoro di Quinn Norton e i colloqui con i suoi precedenti datori di lavoro, queste informazioni ci erano nuove. Per questo, abbiamo deciso di prendere strade diverse.
Credo che convenga a tutti evitare di scrivere sui social frasi di cui poi ci si potrebbe pentire, solo per il gusto di essere falsamente trasgressivi, mentre spesso si è solo stupidi. E’ un atteggiamento che purtroppo vedo spesso anche tra i miei contatti social ed anche se non è caratteristica solo dei più giovani (lo rilevo purtroppo anche in chi dovrebbe essere più saggio se non altro per età), sicuramente sono proprio i giovani che potrebbero avere nel mondo del lavoro conseguenze spiacevoli come quella descritta prima. Quindi meglio pensarci bene prima di lasciare in giro segni della nostra stupidità. E poi ricordiamocelo: Google sa tutto di noi, come ci dimostra questo famoso video “virale”: