Premio stupidità del giorno

Da un po’ di tempo non assegnavo questo premio, ma è stata solo distrazione immagino, non certo che mancassero candidati. Tipo questo signore che con la sua Fiat Panda ha pensato bene di scendere dalla scalinata di Valle Gilia a Villa Borghese a Roma perché “la strada è bloccata ed io ho fretta“.  Prima gli italiani, no? E’ stato poi rintracciato dalla polizia e denunciato. Mi pare giusto.

Ma la cosa non è finita qui. Ieri il Corriere della Sera ha dedicato un lungo articolo a questo episodio, cercando spiegazioni al comportamento di questa persona… boh.

di Paolo Conti
«Ho riflettuto molto su questa storia che, dall’inizio, mi è sembrata pazzesca. Ma è diversa da come è stata raccontata dal filmato sulla Rete. Ed è diversa anche dai tanti articoli apparsi sui giornali… Diciamo che quando ho parlato con questo signore, ho capito che mi trovavo di fronte a una persona complessa. A una delle tante che, in questo difficile terzo millennio, non hanno ancora centrato la propria strada nella vita. Anche a 47 anni». La Fiat Panda blu 4×4, dunque adatta a impervi percorsi da rally (la scritta «cross» campeggia sulla fiancata) che lunedì 3 giugno mattina ha attraversato i tornanti esterni di Villa Borghese ma ha poi individuato una inedita scorciatoia nella scalinata intitolata a Bruno Zevi, ha scatenato fantasie e interrogativi. Ne sa qualcosa Massimiliano Ciolli, funzionario dei vigili urbani del II gruppo di Roma, incaricato di raggiungere in casa quella specie di nipotino made in Rome di Indiana Jones. Ciolli contraddice tanti luoghi comuni (spesso falsi) sui vigili urbani romani. È colto, attento, rispettoso: è capace di un’analisi articolata di quell’individuo («una persona complessa»).
Va al di là del gesto, cerca di capirne il meccanismo e il carburante psicologico. Un’altra negazione dei luoghi comuni è la comandante del suo II gruppo, Donatella Scafati, che ha seguito tutto il caso con attenzione. Avrebbe potuto, «alla romana», gettare in pasto mediatico un po’ tutto, magari guadagnandosi l’immagine di un gruppo che controlla il territorio e punisce chi sbaglia. Invece ha protetto nomi e volti, la privacy introdotta a suo tempo come capitolo di civiltà contemporanea in Italia da Stefano Rodotà non è un dettaglio. Una volta tanto il Corpo di Polizia urbana di Roma Capitale fa onore a un titolo così lungo, e inutilmente pomposo. Torniamo al 3 giugno mattina, alla scalinata intitolata al grande urbanista e storico dell’architettura Bruno Zevi, ma ideata da Cesare Bazzani che ridisegnò tutta Valle Giulia per l’Esposizione Universale di Roma del 1909. Dunque in un pezzo di architettura romana vincolato e prezioso. Ma perché questo signore di 47 anni ha improvvisamente deciso di non proseguire per i normali tornanti e di scendere giù per la scalinata? Ciolli sospira: «Di nuovo, ho riflettuto molto. Parliamo di una persona che ha nei due suoi cani il principale interesse della sua vita. Sono due pitbull. E la scelta della razza forse può aiutare a capire. Ho notato che le bestie erano curatissime. Ecco, su questo non potrei davvero dire niente. Forse un po’ meno curato, nel complesso, era il loro padrone». Ma perché ha deciso di andarsene giù per la scalinata in Panda? «Ha ripetuto più volte di aver fretta. Sapeva benissimo di essere ripreso, chi ha realizzato il filmato lo ha avvisato, era chiaro che sarebbe stato riconosciuto dalla targa. Ma lui ha ripetuto “ho fretta, ho fretta”». No, nessuna ragione legata alla mamma, come qualcuno ha scritto sbrigativamente. Il 40enne senza nome ha una formale residenza a Milano, ma vive quasi sempre a Roma, in casa della madre, zona Parioli. C’è da immaginare (per deduzione socio-urbanistica) radici nella buona borghesia romana. La fretta sarebbe derivata da uno dei due pitbull: come spiega Ciolli, più preciso di un detective, uno dei due animali avrebbe avuto la bava alla bocca e il padrone, dopo una passeggiata a Villa Borghese, avrebbe temuto un avvelenamento. Salito sulla Panda, avrebbe trovato un intoppo: ecco la via d’uscita, la scalinata del primo ‘900. Ma è la verità? Ciolli azzarda: «Così ha detto. Ma io non farei una cosa del genere nemmeno se un bambino si tagliasse un dito e perdesse sangue. Ho immaginato che, magari, chissà, volesse forse provare un brivido nuovo, inedito».
Il perché, lo sa solo lui. Cosa rischia? «A norma di codice stradale, solo una multa di 40 euro per deviazione dalla carreggiata, come se avesse, mettiamo, poggiato in cammino due ruote su un marciapiedi. Però a decidere saranno i risultati degli esami della Sovrintendenza dei Beni culturali. Se c’è stato danneggiamento, rischia una multa da 500 a 1.000 euro. Potrebbe anche esserci un profilo penale, ma non è mio compito parlarne ora. Ci saranno le perizie e le verifiche». La storia della Panda blu 4×4 che saltella sulla scalinata dedicata a uno dei più grandi nomi della architettura italiana del ‘900 è tutta qui. Non ci sono altri risvolti. E forse ha ragione Ciolli quando vede in quell’azzardo una manifestazione dei mille disagi non confessati della nostra contemporaneità. Può capitare, nella vita, di gettarsi in una piccola impresa impensabile e irripetibile, magari proprio per mettere alla prova quel 4×4 annoiato dagli ingorghi romani. Una cosa è certa, quella discesa rimarrà nella microstoria delle stramberie romane. Un pezzo di memoria collettiva firmato da una Panda blu, con due pitbull a bordo.

Premio stupidità del giorno: il Tasso sbagliato

Passata l’ubriacatura Sanremo recuperiamo questa rubrica e credo che ne avremo un bel po’ da assegnare. In questo caso ci tengo proprio che il maggior numero di persone vengano a conoscenza della “cultura” di tanti esponentio politici che ci circondano. Questa notizia arriva da Ferrara dove i rappresentanti di Fratelli D’Italia (il partito di Giorgia Meloni e Daniela Santanché per chi non lo ricordasse) hanno levato una vibrata protesta per il degrado in cui – secondo loro – versa la tomba del sommo poeta Torquato Tasso. Ma ecco cosa scrive Repubblica.

FERRARA – “La cultura è una cosa seria, serissima. La cultura deve essere il motore di Ferrara”, scriveva tre giorni fa, sulla sua pagina Facebook, l’esponente locale di Fratelli d’Italia Alessandro Balboni. Che tempo però qualche ora, scivolava su una buccia di banana letteraria: scambiando il sommo poeta Torquato Tasso per il “dottor Torquato Tasso”, un omonimo cittadino sepolto al cimitero. E deceduto trecento anni dopo, anno più anno meno.

No, non è infatti “quel” Torquato Tasso, croce e delizia degli studenti delle scuole superiori, “Canto l’arme pietose e ‘l capitano che ‘l gran sepolcro liberò di Cristo”. Sempre di sepolcri si parla, ma per colpa di una gaffe che non è certo passata inosservata nella città estense. Fratelli d’Italia ha infatti vibratamente protestato per le condizioni della tomba presso la Certosa di Ferrara, ma non si tratta delle spoglie mortali del poeta del Cinquecento (nato a Sorrento e deceduto a Roma, e che a Ferrara lavorò a lungo, e non sempre serenamente, presso la corte degli Este così come l’Ariosto e il Boiardo. In città avvenne poi la prima edizione autorizzata della Gerusalemme, risalente al 1581, per i tipi di Baldini), piuttosto di un omonimo. Così come non c’entra nulla con Italo Balbo la tomba della famiglia Balbo ugualmente posta all’attenzione della cittadinanza dallo stesso esponente di Fdi.

A chiarirlo – o meglio a ribadirlo, dai toni stupiti e seccati che traspaiono dalle sue parole – è il sindaco Tiziano Tagliani, che parla di “castroneria”. La tomba di cui i giornali locali riportano la fotografia a seguito della denuncia di Fdi “è l’arco 128 ubicato nella Certosa nella zona claustrini interni e non ha nulla a che vedere con il Torquato Tasso poeta che ci risulta tuttora sepolto nella chiesa di Sant’Onofrio al Gianicolo di Roma dall’anno del suo decesso avvenuto nel 1595. Mai nessuno ha sostenuto la presenza a Ferrara della tomba del Tasso se non oggi il consigliere Balboni ed i suoi ignoranti suggeritori, del resto il cimitero monumentale di Ferrara, a quanto mi risulta è successivo di secoli alla tumulazione del Tasso”, scrive il sindaco come riportano le testate locali. E’ infatti cimitero cittadino dal 1813.

Una tomba che risulta “intestata al Municipio di Ferrara. Si tratta di manufatto del quale, trovandosi in stato di abbandono, venne temporibus illis revocata la concessione. Il Dott. Torquato Tasso di cui si legge nell’epigrafe è evidentemente un omonimo – di cui per altro non risultano nei nostri archivi ulteriori notizie – verosimilmente deceduto tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del secolo scorso”. Un sospetto doveva nascere dal fatto che l’iscrizione sulla lapide non fa alcun riferimento ai versi immortali del Tasso poeta, ma ai “sublimi ideali del dovere e dell’amore” fra i quali “trascorse la sua intemerata esistenza” il Tasso dottore.

Smontata anche l’ipotesi di Italo Balbo sepolto all’ombra del castello Estense. Nella tomba della famiglia Balbo “non è, come arcinoto, sepolto Italo Balbo che giace per espressa decisione dei congiunti ad Orbetello”, sottolinea Tagliani.

Il consigliere comunale Balboni – che nella denuncia sullo stato dei sepolcri illustri accusava: “Ci siamo sentiti dire che siamo dei rozzi e dei bifolchi senza cultura da una sinistra che per anni si è arrogata il ruolo di depositaria della ‘Cultura’. Se questa è la risposta che danno, c’è da interrogarsi ampiamente sul loro operato” – riconosce l’errore, e in un post odierno sulla sua pagina Facebook spiega, ribadendo lo stato dei sepolcri di personaggi illustri e patrioti della città, che “è avvenuto un equivoco. Sono molto dispiaciuto per l’errore sulla tomba del Tasso, errore nel quale cadde anche la scuola media Leonardo Da Vinci, oggi chiusa, che organizzava gite studentesche presso le urne dell’omonimo dello scrittore. Infatti è stato uno dei bambini che parteciparono alle gite, oggi adulto, ad avermi segnalato il caso”. Peccato d’infanzia, dunque. 

Premio stupidità del giorno


C’è forse da aggiungere qualcosa? Io qualcosa avrei, forse dettata da… deformazione professionale. Mi riferisco all’inserzionista delle due manchette ai  lati della testata. Egregio sig. Ristora: ma è convinto della bontà del suo investimento? E’ sicuro di voler essere accostato a titoli così stupidi? Lo sa quante persone di buon senso da ieri uniscono il suo brand a quel titolo vergognoso?

E’ successo per fortuna: apprendo dopo aver scritto questo post che  Ristora ha disdetto ogni rapporto pubblicitario con tale “giornale”. Ottimo.

Premio stupidità del giorno

Dal Corriere della Sera: Anziché fare il medico passava le sue giornate a litigare e a ubriacarsi. La sua vita professionale è stata un vero disastro. Il curriculum di questo medico di 45 anni, originario di Torre Annunziata, anziché vantare storie ed esperienze positive, descrive un quadro specialistico non in materia sanitaria, ma in aggressioni e atti inqualificabili che l’hanno portato anche agli arresti domiciliari. Ora che aveva trovato un lavoro, sia pure a tempo determinato, presso l’Ospedale di Praia a Mare ha pensato bene di farsi licenziare per una bravata davvero inconsueta. Ecco come l’Azienda Sanitaria ha spiegato la motivazione del suo allontanamento: Essendo risalita, attraverso i video messi in rete, ai dati anagrafici del medico che all’interno dei locali del presidio ospedaliero di Praia a Mare si dedicava alla pulizia delle seppie, senza disdegnare qualche morso nel corso di tale attività, ha interrotto ogni rapporto professionale e di lavoro con il sanitario, del quale condanna le condotte assunte. Sì perché questo medico non solo ha pulito e mangiucchiato seppie nel lavandino dell’ Ospedale, ma si è fatto pure riprendere in un video che è stato messo in rete. Direi che merita il premio, vero?

Premio stupidità del giorno

Ultimo premio prima delle ferie. La notizia è apparsa sul Corriere della Sera e la riporto integralmente:
Una discussione iniziata per futili motivi, tra una ragazza olandese di 19 anni, E.F.,ed una italo-americana di 44 anni, P.E., si è trasformata in pochi minuti in una rissa tra due famiglie di turisti in visita nella Capitale. Solo grazie all’intervento degli agenti del I Gruppo «ex Trevi» è stato possibile sedare la lite violenta. I fatti sono accaduti alle 19,30 circa di mercoledì nell’area di Fontana di Trevi. Il tutto sembrerebbe avuto origine, a loro dire, da una fotografia che ognuna delle due donne voleva necessariamente scattare in quel preciso punto, a ridosso della Fontana, perché ritenuta l’angolatura migliore per riprendere il monumento alle loro spalle. La ragazza e la donna hanno iniziato a spintonarsi ed a prendersi a schiaffi e pugni, con il supporto dei rispettivi familiari, che immediatamente si sono uniti alla lotta. In totale 8 persone, tra cui tre ragazze minorenni, due americane di 17 anni, rispettivamente figlia di P.E. ed una sua amica, ed una tredicenne, sorella della turista olandese. L’immediato sopraggiungere dei due caschi bianchi, che si trovavano in servizio sulla piazza, ha calmato gli animi delle famiglie. Ma in realtà è stata solo una tregua, di pochi minuti. Il gruppo ha infatti proseguito con fare violento, tale da richiedere l’ausilio di altre due pattuglie. L’intervento degli agenti ha posto fine ad un lite che avrebbe potuto generare conseguenze e lesioni ben più gravi alle persone presenti. I turisti, condotti presso gli uffici di via della Greca, hanno riportato solo alcune contusioni, per le quali non si è reso necessario l’assistenza medica. L’Autorità Giudiziaria ha disposto nei loro confronti la denuncia per violenza e minacce.
Direi che è un premio meritatissimo.

Premio stupidità del giorno

Riporto nome e cognome di questi “nostri” rappresentanti, assessori e consiglieri regionali (della Liguria, ma sempre “nostri” rappresentanti sono): Sonia Viale, Stefano Mai, Andrea Benveduti, Alessandro Piana, Franco Senarega, Paolo Ardenti, Giovanni De Paoli e Vittorio Mazza. Questi signori, che evidentemente non hanno nulla di meglio da fare, hanno pensato bene di organizzare un poco divertente – per noi – siparietto proprio davanti al Palazzo della Regione a Genova, per farsi fotografare mentre baciano delle uova fresche. Questo, naturalmente, in polemica con chi inizialmente aveva classificato come razzismo l’episodio di cui era stata vittima la nostra atleta Daisy Osauke. Bravi, complimenti. Così si amministra il territorio, così si contribuisce alla pace sociale. Così si onora davvero la carica istituzionale ricoperta, così si mostra veramente tutta la propria intelligenza.  Non vi scrivo di quale partito fanno parte questi signori, perché la stupidità non ha appartenenza politica, è ovunque.

Premio stupidità del giorno

Sì lo so, ultimamente questo premio è piuttosto inflazionato ma… che ci vogliamo fare? E’ così… D’altra parte ditemi voi cosa si può pensare di questa notizia:  “Massacrano 292 coccodrilli per vendicare l’amico sbranato. Presa d’assalto un’area protetta nella Papua occidentale dopo che un abitante era stato attaccato e ucciso da uno dei rettili sotto tutela“. Vi rendete conto la stupidità umana fin dove può spingersi? Forse meritiamo l’estinzione.


Premio stupidità del giorno

Mala tempora currunt… decisamente. Il cartello che vedete qui sopra è stato esposto nel proprio studio medico da un dentista di Mestre. Dal mio punto di vista si commenta da solo. So perfettamente che molti invece non ci troveranno niente di male. Ma non mi interessa. Io lo trovo davvero inaccettabile. Mi spiace che la signora sia stata aggredita, ma il fatto che il colpevole fosse una persona di colore non fa alcuna differenza. Francamente io non vorrei che mia moglie fosse importunata neppure da una persona bianca di pelle, neppure da un italiano. Il dentista ha dichiarato “Non mi do ragione di questa gioiosa sottomissione a un’immigrazione senza filtro, un’illegalità diffusa, una microcriminalità dilagante, non la accetto – e, non pago di luoghi comuni, ha aggiunto – : le leggi sono permissive, la magistratura buonista, gli avvocati ci marciano”.  Come se Mestre fosse stata sempre nel tempo una cittadina totalmente priva di malavita locale. Mi auguro vivamente che l’Ordine dei Medici sanzioni questo comportamento.