Una buona notizia

Finalmente, ogni tanto, una buona notizia, che vi riporto qui:

❗❗APRE A MILANO IL PRIMO TEMPORARY SHOP DI PORNHUB IN EUROPA ❗❗

Le porte dello Store si apriranno il 1 Dicembre in Corso Como, i fedeli potranno acquistare prodotti Pornhub creati in esclusiva per i regali di Natale.

Lo Store si trova in via De Cristoforis 5, a due passi da Corso Como, in una delle zone più rinomate per lo shopping milanese. L’atelier di 60 metri quadrati, situato in un tipico cortile milanese, rappresenta la prima presenza fisica del brand in Europa, e sarà la perfetta occasione per uno shopping natalizio alternativo.

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Il Pornhub Christmas Store sarà aperto al pubblico:
dall’1 al 31 Dicembre, con i seguenti orari:
Da Martedì a Domenica: orario continuato 10-­‐20,
Lunedì 13-­‐20
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❌ L’ingresso sarà vietato ai minori di 18 anni.

Oltre alla linea di abbigliamento e gadget ufficiali, nello store saranno presenti prodotti in esclusiva come la linea di lubrificanti
Pornhub, le Pornhub Premium Card e la nuova linea di sex toys Pornhub in collaborazione con Ann Summers.

Grazie alla partnership con la creative factory milanese Freak & Chic, nello store sarà disponibile Squillo®, il gioco di carte satirico più venduto d’Italia, oltre a prodotti in limited edition disegnati per Pornhub da alcuni dei più importanti disegnatori e fumettisti italiani come Roberto Recchioni, Davide Toffolo, Tanino Liberatore e Fumettibrutti.

 

Abbiamo finalmente risolto il problema dei regali di Natale, no? Cosa potrebbe esserci di più adatto per una festività religiosa, del resto.  Non aggiungo altro, se non che sicuramente… avrà anche successo.

Il lancio della monetina

Ma è possibile che un’assegnazione così importante (il trasferimento da Londra, dopo la Brexit,  della Agenzia Europea del Farmaco), che comporta circa 900 dipendenti per un indotto di un miliardo e 700 milioni di euro, venga deciso dall’Unione Europea con un lancio di monetina come se fosse lo spareggio di una partita di calcio? Resta il fatto che è il secondo lunedì consecutivo che vede l’Italia eliminata da qualcosa di importante e redditizio. In entrambi i casi, comunque, non è solo questione di sfortuna. Oltre a “rifondare il calcio”, di cui francamente m’ importa davvero poco, forse occorre rivedere bene anche la nostra politica estera, la nostra diplomazia ma anche la nostra immagine agli occhi degli stranieri attraverso il turismo che ospitiamo. E questo dipende sì dai governi, ma anche e  soprattutto da tutti noi italiani.

La classe non è acqua

Una delle cose che mi provoca maggiore fastidio è quando qualcuno per promuovere un suo lavoro si mette a parlar male di quello di altri. Purtroppo negli ultimi anni questa è una pratica abbastanza diffusa, anche nell’ambiente dello spettacolo. La pubblicità comparativa palese in Italia non ha mai avuto un grande utilizzo, mentre il velato (neppure più tanto) denigrare è decisamente in auge, soprattutto nel mondo social, ma non solo. Nella pratica di tutti i giorni forse è sempre stata un’abitudine: l’idraulico chiamato a riparare un rubinetto, ad esempio, ha sempre criticato come era stato svolto il lavoro in precedenza. Ora capita anche di sentire o leggere attori o registi che criticano il lavoro di colleghi. Alcuni lo fanno anche pubblicamente mentre stanno promuovendo un proprio lavoro, come se la critica all’opera di un collega potesse far risaltare maggiormente la propria. Oltre al fatto che così non è, trovo che sia quanto di più inelegante si possa fare. Ma d’altra parte l’eleganza nel comportamento, la classe… non esistono quasi più. La classe non è acqua del resto.

Lord Chesterfield… e le e-mail

Lord Chesterfield diceva che “È questione di buona educazione rispondere alle lettere entro un tempo ragionevole, quanto rispondere a un inchino immediatamente”. Secondo me ora la stessa cosa si deve applicare alla posta elettronica. In questa settimana mi sono relazionato con due importanti direttori che hanno entrambi risposto in brevissimo tempo a due mie e-mail. La cosa mi ha stupito molto perché purtroppo non è una prassi comune. Qualcuno dirà con tutte le richieste assurde che mi arrivano, perché dovrei perdere tempo a rispondere? Perché una risposta, soprattutto con la posta elettronica, magari solo una risposta interlocutoria, richiede pochi secondi e spesso dare riscontro fa davvero parte del nostro lavoro e provoca, a mio parere, anche un buon ritorno di immagine per l’azienda per cui si lavora.

Io tendo sempre a rispondere a tutti e se è capitato invece che non avete ricevuto una mia risposta… beh mi scuso davvero.

@maramaionchi e il fattore X (@XFactor_Italia)

Ebbene sì. Io seguo X Factor. Lo seguo da sempre, già da quando era su Raidue. Ne ho seguito da vicino il passaggio su Sky poiché le prime edizioni sulla pay-tv si svolgevano nel teatro per cui lavoravo. Nonostante tutte le critiche di molti “addetti ai lavori” (o livori) trovo sia una trasmissione realizzata con grande professionalità e classe. Nel tempo ha anche fornito al mondo della musica leggera italiano alcuni nomi interessanti (non solo Marco Mengoni, uno dei pochi italiani che ancora riempiono davvero i palazzetti, ma anche Francesca Michielin, Michele Bravi, Giusy Ferreri). Vedendo le prime puntate dell’edizione di quest’anno, però, mi sono trovato decisamente a disagio, poiché davvero non riuscivo più a comprendere il perché della maggior parte delle assegnazioni e dei giudizi dei giudici, trovandomi in sintonia solo con Mara Maionchi. Ho pensato che la cosa fosse dovuta alla maggior vicinanza anagrafica: in parole povere ci capiamo fra vecchi… In realtà però alla vigilia del quinto live la Maionchi è l’unica dei 4 giudici ad essere riuscita a mantenere in gara tutti i suoi 3 concorrenti. Tutti gli altri ne hanno perso 1 o 2. E visto che sono convinto che ad esprimere il televoto siano soprattutto i giovani, forse sono gli altri giudici ad avere una visione troppo elitaria e di nicchia del mondo musicale. Qualcuno mi dirà che quelli che votano non è detto che poi acquistino i dischi: ma c’è davvero ancora qualcuno che li acquista i dischi?

Si accettano commenti, evitando però i soliti “tanto è tutto combinato”, “non è vero nulla”, ecc.ecc. Le tesi “complottistiche” (su qualunque argomento, soprattutto su quelli più seri di questo… e non ci vuole molto) qui saranno sempre bannate.

Sempre in autostrada…

Ormai in autostrada le scritte luminose non avvisano quasi mai di code o lavori in corso che potrebbero indurti ad uscire al casello precedente facendoti spendere meno (ieri ho dovuto attendere quasi 30 minuti per uscire al casello di Tortona causa lavori in corso quando con un avviso avrei potuto utilizzare il casello di Castelnuovo Scrivia e far prima senza dubbio), ma sono quasi tutti occupati dalla scritta “Accertamenti per violazione mancato pedaggio”. Da un po’ di mesi infatti è in vigore una nuova normativa per arginare il fenomeno dei “furbetti del pedaggio”, quelli che, per esempio, si incolonnano nel casello telepass o viacard senza esserne in possesso e che per questo motivo non pagano la somma dovuta visto che prima o poi la sbarra viene alzata per non bloccare completamente il transito. Adesso ci sono degli “ausiliari del pedaggio” che possono intervenire per multare questi automobilisti. Fin qui giusto e tutto bene. La mia attenzione si rivolge alla frase usata, Accertamenti per violazione mancato pedaggio, perché la violazione è del pagamento del pedaggio non del mancato pedaggio che non è violato perché se fosse violato sarebbe pagato 😊. Insomma parlo solo di una questione linguistica. Non era più semplice e più chiaro scrivere Accertamenti dei mancati pagamenti del pedaggio?

La corsia di destra

Per quale motivo l’automobilista italiano medio detesti la corsia di destra nelle autostrade a tre o più corsie mi è assolutamente ignoto. Fatto sta che la maggior parte dei guidatori si installa nella corsia centrale e al massimo si sposta nella terza per sorpassare, ma sembra ritenere una vergogna disdicevole utilizzare la prima corsia. Poiché invece il codice della strada prescrive di occupare sempre “la corsia libera più a destra” ne consegue che chi non lo fa commette infrazione. Non è infrazione invece sorpassare da destra l’irriducibile della corsia centrale che, in genere, nel momento in cui lo superi guardandolo male e pensando qualunque cattiveria, magari sotto la luminosa che dice “Occupate la corsia libera più a destra”, ti osserva con aria assolutamente sbigottita, meravigliatissima.  Mi chiedo da anni per quale motivo non venga realizzata una campagna di Pubblicità Progresso a “tutela” dell’utilizzo della corsia di destra…

Senza parole

Questa nell’immagine è una pubblicità che è apparsa sul mio Instagram.  Ha bisogno di commenti? Direi di no.  Innanzitutto se le pubblicità sui social ci dicono essere estremamente “targettizzate” direi che in questo caso c’è un evidente sbaglio. E poi spero di non conoscere mai nessuna donna che desideri usare un simile articolo… con tanta disinvoltura!

Pazzeschi!

Non c’è niente da fare.  Quando vedo su YouTube o altrove  come sanno fare negli USA  quelle che noi chiamiamo “le ospitate televisive”, mi chiedo perché in Italia devono sempre diventare invece momenti di televisione imbarazzante o, nel migliore dei casi, approssimative e spesso controproducenti, fatte sicuramente senza poter provare adeguatamente, quasi sempre in playback (troppo complicato… non c’è tempo…). Ma perché? Guardate ad esempio qui, come hanno saputo sfruttare la partecipazione del ragazzini interpreti del serial di Netflix “Stranger Things” (bellissimo, tra l’altro).

Il saccentino

Chi ha lavorato con me lo sa. Ho diverse “manie” che riguardano lo scrivere (e anche il parlare) quello che io considero un corretto italiano. Ci sono regole che non tollero siano dimenticate in nome dell’”uso corrente”. Alcuni esempi:
– Le parole straniere in italiano non hanno plurale, restano invariate. Ciò vale per sport e film ma anche per musical, performer, award e tutte le altre. Secondo me la regola si applica anche a curriculum: un curriculum, due curriculum e non curricula. Penso che non si debba essere obbligati a sapere come è corretta al plurale una parola in una qualunque lingua (attuale o defunta) che non si è tenuti a conoscere.
– Le parole che cominciano per pn seguono la regola di quelle che cominciano per ps: quindi se si dice e si scrive gli psichiatri si deve dire e scrivere gli pneumatici. Solo alcune pubblicità di pneumatici seguono questa regola e sono le uniche marche che prenderei in considerazione per l’acquisto. Sì: in questo sono decisamente intransigente.
– Se si cita una frase e la si mette tra virgolette, il punto va dopo la seconda virgoletta e non all’interno (così fanno gli inglesi, ma non noi italiani).
– Non mi piace usare il testo tutto maiuscolo per metterlo in evidenza: se mai meglio scriverlo in neretto.
– Ci sono poi due parole italiane di cui generalmente si sbaglia la pronuncia. Non sono parole di uso frequente, ma capita. Ogni volta devo discutere perché sono contestato. Una è la parola guaina (il cui accento corretto deve essere posto sulla i e non sulla prima a) e l’altra è il fiore gerbera (che deve essere pronunciato con l’accento sulla seconda e non sulla prima e).
– La parola utensile ha due possibili accenti: quello sulla i come sostantivo (gli utensìli), quello sulla e come aggettivo (le macchine utènsili).
– Il sì affermativo deve essere accentato, anche se tutte le schede dei referendum purtroppo, chissà perché, sono stampate sbagliate (vale anche per il maiuscolo dove deve essere scritto SÌ)
– La voce del verbo essere è (È) deve essere scritta con quell’accento e non é (É), come ormai purtroppo spesso si vede sui giornali e sui titoli di coda in televisione: ora io dico se uno di lavoro deve scrivere i titoli, alla RAI non in una Tv locale, almeno questo dovrebbe saperlo, no? E perché va scritto così e non perchè.

Queste le cose che maggiormente mi infastidiscono… ma ce ne sono anche altre. Comunque, se vedete il titolo di questo post, capite che mi sono già classificato da solo.