I sogni piacciono sempre

Il fine settimana appena concluso è stato indubitabilmente segnato dall’evento dell’anno: il matrimonio di Harry e Meghan. Tutte le reti televisive hanno trasmesso in diretta la sontuosa cerimonia che ha portato la cittadina inglese di Windsor nelle case di tutto il mondo. Non era nei miei programmi assistervi, ma essendo ovviamente il televisore di casa sintonizzato sulla minuziosa telecronaca, non mi sono poi sottratto e, inutile negarlo, ne sono stato conquistato. Perché era come assistere ad un bel sogno, ad una favola: le favole piacciono ancora e piacciono a tutti, specie se hanno un lieto fine come in questo caso. E poi le immagini che giungevano dall’Inghilterra erano davvero di grande suggestione. Francamente non capisco chi non ha voluto seguire il matrimonio solo per “partito preso” o per una sorta di falsa superiorità intellettuale. Personalmente ho preferito quella trasmissione alle varie dirette sull’evolversi della situazione politica italiana, che in questo periodo ci vengono proposte in continuazione e che sono basate davvero sul nulla, solo su congetture e previsioni che in genere poi si rivelano errate. Per una volta immergersi in un’atmosfera da fiaba è stato piacevole e non fa male a nessuno!

Consigli di serie: La Casa di Carta


Oggi vi parlo di una serie trasmessa da Netflix che ha diviso la critica ma conquistato il pubblico. Io sono dalla parte del pubblico e di quella critica che ne ha parlato in termini entusiastici. Da tempo non vedevo un prodotto televisivo che non riuscivo a smettere di guadare episodio dopo episodio. Quando l’ora era tarda ero davvero dispiaciuto di dover interrompere fino al giorno dopo. In ogni caso la serie, 22 episodi, io e mia moglie (anche lei fan sfegatata) siano riusciti a vederla in pochissimi giorni.  È una serie spagnola il cui titolo originale è “La Casa de Papel” e, in italiano, “La Casa di Carta”.  È la storia, molto semplice all’apparenza,  di quella che dovrebbe essere una rapina perfetta ideata “Professore”, personaggio interpretato dall’attore spagnolo Álvaro Morte, a capo di un gruppo di ladri da lui stesso assoldati per fare irruzione dentro la zecca di stato  Ma allo stesso tempo non è solo la storia di una rapina: negli episodi ci sono molti riferimenti ad un’idea di ribellione contro il sistema e contro le politiche della Banca Centrale Europea, un’idea che nella testa dei rapinatori potrebbe raccogliere consensi tra il popolo che segue la vicenda attraverso la televisione, che ovviamente piazza le telecamere davanti  zecca, dove i ladri si rinchiudono per giorni per stampare il denaro da rubare. Anche “Bella ciao”, canzone popolare italiana che compare in numerose scene, è utilizzata come una sorta di richiamo alla rivolta.  E poi c’è anche una sensuale storia d’amore tra l’ispettrice della polizia e… Non voglio anticiparvi altro. Procuratevi questa serie e poi ditemi se siete fra gli estimatori oppure tra i denigratori.

La coerenza questa sconosciuta

Il video che potete vedere qui sotto credo non abbia bisogno di commenti, no? Del resto da sempre i leghisti hanno apprezzato Roma, definendola da sempre Roma Santona. Quindi ora che si sono avvicinati ai 5Stelle, che della Capitale hanno la responsabilità da qualche tempo, non deve sorprendere che Matteo Salvini ne tessa gli elogi e affermi che a Roma non ci sono buche lungo le strade. Giusto?

 

Venezia e il declino di Cannes

Il Festival del Cinema di Cannes è sempre stato considerato come uno dei (se non in assoluto) più importanti eventi cinematografici del mondo. Ed in effetti lo è stato ed è ancora prestigioso. Tuttavia l’edizione di quest’anno mi pare abbia avuto meno riscontro mediatico del passato. Il non ammettere in concorso opere prodotte da Netflix non ha mostrato lungimiranza e capacità di stare al passo con i tempi. Come pure altri segnali di arretratezza, tipo i selfie vietati, le dichiarazioni snob contro l’utilizzo di Twitter, le regole un po’ troppo ferree sull’abbigliamento da tenere sul red carpet, ne fanno una manifestazione un po’ fuori dal tempo e, visto il sempre minore apporto commerciale che favorisce sui film presentati, sembra avviata verso un inesorabile declino. Sarebbe l’occasione di sfruttare questo momento per una “zampata” da parte del Leone di Venezia, che potrebbe approfittarne per un aggiornamento sicuramente necessario anche per questa importante manifestazione italiana, che può contare su una cornice ancora più suggestiva di quella francese. Anche la nostra Mostra del Cinema, però, dovrebbe riuscire a togliersi quello snobismo sui contenuti che la caratterizza troppo (sono ancora molto pochi i film premiati a Venezia che raggiungono poi le sale con il pubblico vero) ed aprirsi alle nuove tecnologie ed ai nuovi mezzi di diffusione delle opere cinematografiche. L’edizione di quest’anno, se gli organizzatori sapranno rinnovare e soprattutto innovare la prestigiosa manifestazione, potrebbe davvero segnare il sorpasso della laguna sulla croisette. Staremo a vedere se ne saremo capaci.

Qualcuno legge i cartelli?

A parte il genio comico di chi ha studiato un cartello come quello che illustra questo post, nel mio lavoro sono giunto alla conclusione che nessuno legge le indicazioni o i cartelli informativi. Possono essere accattivanti, luminosi, fluorescenti, grandi, enormi, ripetuti ma… niente. Non li legge nessuno. Se dividi ad esempio chi deve ritirare i biglietti a teatro a seconda della lettera iniziale del cognome e lo segnali con i classici cartelli “A-L” e “M-Z”, puoi star sicuro che il signor Nosetti si presenterà alla prima coda e la signora Dosetti alla seconda. E questo è solo un esempio. L’altro giorno in un ufficio pubblico con due sportelli che rilasciavano diversi certificati, per una volta chiaramente indicati da vari cartelli informativi, almeno 4 persone davanti a me hanno sbagliato coda. Nessuno legge, non solo i libri quindi, neppure la cartellonistica. Oppure magari qualcuno legge i cartelli che impongono comportamenti e regole solo per fare esattamente il contrario. Come in quel safari-park in Olanda, disseminato di avvisi con il divieto di scendere dall’automobile durante il percorso in quanto pericoloso, dove una famiglia naturalmente è scesa dalla propria vettura … perché i bambini volevano vedere da vicino i ghepardi, che naturalmente non hanno propriamente gradito la visita (filmato più sotto). Questa volta non ci sono state conseguenze: chissà se hanno imparato la lezione. Io dico di no.

Premio stupidità del giorno

Il “Premio Stupidità” di oggi  va sicuramente ai tifosi della Juventus che hanno pensato bene di prendere in giro i tifosi del Napoli appendendo in un cavalcavia di Mondragone tre manichini con la maglia del Napoli e la maschera di Pulcinella impiccati al ponte e la scritta ‘Avevano un sogno nel cuore‘. Un cattivo gusto veramente inqualificabile.

#WhenIWas15

Linkedin, il social network professionale, per festeggiare i suoi 15 anni ha chiesto agi utenti di raccontare cosa volevano fare quando avevano 15 anni, segnalando lo scritto con l’hashtag #WhenIWas15. Ho buttato giù di getto queste righe che vi propongo anche qui.
Sono passati davvero tanti anni da quando … #WhenIWas15, ma ricordo che a quell’età alla classica domanda ”cosa vuoi fare da grande?” rispondevo senza esitazione, meravigliando l’interlocutore, “il regista”. Sì: mi sarebbe piaciuto diventare regista cinematografico. Io passavo al cinema moltissimo tempo, anche d’estate quando le sale della mia città organizzavano rassegne che proponevano ogni giorno un titolo importante. Una vera passione che coltivavo anche realizzando film in “Super 8” con la cinepresa che mi era stata regalata dopo molte insistenze da mamma e papà. Proprio a 15 anni ho girato brevi film coinvolgendo amici e parenti nelle vesti di interpreti (come “Cenerentola” del 1972 che potete vedere qui sotto). Crescendo poi ho iniziato ad amare, forse di più, il teatro, e, solo per passione, ho anche recitato in una compagnia amatoriale. Sempre da ragazzo e per diversi anni ha frequentato il mondo delle “radio libere”, iniziando con una breve trasmissione settimanale di 30 minuti per poi dilagare con trasmissioni quotidiane di più ore e su più emittenti di diverse città. La vita, per il lavoro,mi ha poi portato ad occuparmi comunque di spettacolo, ma in vesti diverse da quelle che desideravo e immaginavo per me a 15 anni. Tutto sommato però direi che non posso lamentarmi: sono riuscito a svolgere un lavoro nell’ambiente che amavo da sempre: non è da tutti credo. Sono stato fortunato.

E stasera si tifa l’Italia

Ovviamente all’Eurovision Song Contest, giunto al Gran Finale da Lisbona. Ricordo che a rappresentarci saranno Ermal Meta e Fabrizio Moro che proporranno il brano con il quale hanno vinto il Festival di Sanremo: “Non mi avete fatto niente”. Hanno scelto di eseguirlo in italiano con, per la prima volta nella storia delle partecipazioni eurovisive – non solo italiane –  parti del testo che scorreranno animate in sovraimpressione, in 15 lingue diverse. Ricordo che il testo, ispirato dalla lettera di un compagno di una delle vittime del Bataclan di Parigi, cita le città europee colpite da attacchi terroristici. Le traduzioni permetteranno un po’ a tutti di comprendere il messaggio di “Non mi avete fatto niente”. Come ho già detto, ovviamente dall’Italia non sarà possibile votare per Meta & Moro. Teniamo le dita incrociate! Appuntamento su Rai 1 alle 20.35, con il commento di Federico Russo e Serena Rossi.