Il Papa e i genitori di ragazzi gay

La scorsa settimana sui social è rimbalzata spesso la notizia sulle dichiarazioni di Papa Francesco sui ragazzi gay. Quello che in genere veniva riportato era che “Il Papa consiglia ai genitori di rivolgersi ad uno psichiatra”. In molti casi veniva anche mostrato un video parziale che faceva ascoltare solo quella frase. Poiché, pur non essendo un “fan” sfegatato del Pontefice, ne ho comunque stima, mi sembrava davvero impossibile che Sua Santità si fosse espresso in modo così superficiale. Ho cercato quindi il video integrale che vi prego di vedere qui sotto: non si può pretendere dal santo Padre una totale adesione alla causa LGBT, ma certo mi pare un atteggiamento di estremo buon senso. Guardate poi il video non tanto solo per questo argomento che magari può non interessare tutti, ma perché mi pare esemplificativo di come le notizie, nell’era dei social, possano essere distorte a piacimento, magari con alcuni tagli o estrapolando una sola frase. Quindi, prima di credere “a scatola chiusa” a quanto viene pubblicato dai media e dai social, facciamo una ricerca e confrontiamo alcune fonti.

Ricominciamo

Ricominciamo.
No, la canzone di Adriano Pappalardo, scritta dall’amico Luigi Albertelli, non c’entra. Oggi l’Italia riprende a pieno ritmo l’attività dopo la pausa d’agosto. Non è stata un’estate facile. Quando avevamo fatto di tutto per “staccare” dai problemi di ogni giorno, i fatti di Genova hanno fatto irruzione togliendoci ogni serenità. Siamo una nazione strana, un popolo strano. Privatizziamo le autostrade e poi siamo convinti che se fossero state pubbliche l’incidente non sarebbe successo. Ma se crollano i soffitti delle scuole pubbliche diciamo che lo Stato non fa la necessaria manutenzione. E la colpa di tutto è comunque degli immigrati che tolgono il lavoro agli italiani e che lo Stato deve anche mantenere. Ci deve sempre essere qualcuno da odiare per giustificare la nostra miseria, come diceva Umberto Eco. Sarà un autunno difficile, credo. Faticoso e triste.

Consigli di serie: Suits


All’inizio forse la troverete un po’ … “leggera”, ma è fatta talmente bene, come molte serie americane, che finirà per conquistarvi. Io mi sono visto consecutivamente le prime 7 stagioni, cioè 108 episodi. Mi mancano le ultime 16 puntate dell’ottava stagione solo perché non sono ancora riuscito a trovare i sottotitoli. “Suits” (cioè gli abiti, eleganti e costosi, che i protagonisti devono sempre indossare per via del loro lavoro), questo il titolo, è ambientata a New York, e questo già me la rende interessante (in realtà però gli episodi sono stati girati a Toronto…). Coming Soon ci spiega che dopo un affare finito male, il giovane e brillante Mike Ross (Patrick J. Adams) sfida la fortuna presentandosi ai colloqui per un posto di lavoro in un importante studio legale di New York. Nonostante non abbia completato gli studi, Mike impressiona il capo, Harvey Specter (Gabriel Macht), tra i migliori avvocati in città. Stanco di avere tra i piedi laureati fatti con lo stampino, Harvey riconosce in Mike un talento grezzo e una straordinaria memoria fotografica. La sua simpatia e i suoi sani ideali, inoltre, gli ricordano se stesso da giovane, quando nel settore non era considerato ancora uno squalo. Ma nella serie c’è molto di più; si finisce per affezionarci anche ai personaggi secondari come la perfetta segretaria Donna, come il socio Louis, la fondatrice dello studio Jessica e soprattutto Rachel, assistente legale interpretata da Meghan Markle, che ha abbandonato alla settima stagione in quanto impegnata a sposare il principe inglese Harry… Le mie lettrici sicuramente saranno ora più interessate a vedere questo telefilm, vero? E allora buon binge-watching!

Blog estate – Il cassiere del supermercato 08/01/2018

L’altro giorno ho accompagnato mia moglie a fare la spesa in un piccolo supermercato cittadino, lo stesso di cui vi avevo parlato nel post del 16 dicembre “La gaffe imperdonabile” (se ve lo siete perso leggetelo, cliccando sul titolo a fianco) e ad attenderci alla cassa c’era lo stesso giovane cassiere. La cliente prima di noi era una stimata dottoressa medico generico molto conosciuta in città (piccola città dove tutti si conoscono) e avevo notato che il cassiere le dava del tu. Ho pensato che forse si conoscevano da quando lui era bambino e quindi aveva conservato quella confidenza e familiarità che spesso si instaura tra medico e bambino. Ma subito dopo ho notato che si rivolgeva nello stesso modo anche a mia moglie, che ho visto alquanto perplessa. Ero molto divertito e stentavo a non ridere rumorosamente, soprattutto perché la conosco e so che davvero non sopporta questo genere di confidenza non concessa. Io trovo la cosa sicuramente da evitare e se fossi io il direttore di quel supermercato darei precise istruzioni al fine di evitare questi comportamenti, ma in genere lascio correre e passo direttamente pure io a dare del tu. Voi che ne pensate? Comunque vedrò di accompagnare più spesso mia moglie in quel supermercato, sperando di trovare sempre quel cassiere: è molto più divertente e imprevedibile che assistere a una sit-com in televisione!