Fa bene parlare con gli sconosciuti

Dagli USA arriva una notizia, pubblicata dal Corriere della Sera, secondo cui Attaccare bottone su un treno, o in una sala d’aspetto, con qualcuno che non conosciamo, e che presumibilmente non incontreremo mai più, è un atto benefico, un piccolo ma significativo espediente di igiene mentale… Oggi ce ne stiamo tutti zitti, imprigionati nelle cuffiette, oppure ammorbiamo chi ci sta vicino parlando con qualcuno che non è lì. Ormai sembriamo tutti quei nevrotici descritti da Freud in un geniale e profetico saggio del 1909, sempre chiusi nella loro testa a tessere un romanzo senza né capo né coda, che ci risarcisca delle ingiustizie (vere o presunte) della vita. Ed è così che stiamo sempre a contatto con tanta gente, fin troppa gente, ma non impariamo mai nulla. Mi riconosco in effetti. Non porto le cuffiette (ma non escludo di cominciare) ma non sono tra coloro che amano parlare nelle situazioni di cui sopra. Se sono con mia moglie delego a lei, che invece ha una vera specializzazione nel socializzare con chiunque, ma se sono da solo difficilmente proferisco parola di mia iniziativa. Però generalmente non sono infastidito se sono gli altri ad intavolare una conversazione. Anzi, sono nate anche delle amicizie perché qualcuno ha preso l’iniziativa di interpellarmi. Quindi, se mi incontrate su un treno (rarissimo) o in una sala d’aspetto (raro), non esitate a rivolgermi voi la parola. Grazie.

Il caracal

Non dovrebbe trattarsi di una fake news in quanto è stata pubblicata sulla pagina facebook ufficiale del Comune di Milano. Pare che nel capoluogo lombardo si aggiri al guinzaglio un caracal, felino selvatico che vive in Africa e Asia. È un animale pericoloso detto anche “lince del deserto”. Ora: cosa può spingere una persona a vivere con un animale di quel genere a Milano non è dato sapersi. Fatto sta che il Comune invita tutti a collaborare per cercare di trovare questa persona ed il suo animaletto da compagnia.
Certo che siamo proprio strani: magari quel cittadino o cittadina è un no-vax e poi si tiene in casa un felino pronto a sbranare la sua famiglia.
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Come si cambia

Oggi pensieri del tutto personali. Chi mi segue sui social sa che vado in palestra tutti i giorni, sette giorni su sette. È ormai una vera e propria fissazione direi, un rito quotidiano cui difficilmente rinuncio. E pensare che fino al settembre 2014, cioè fino a quasi 58 anni, non avevo mai fatto attività fisica, non mi piaceva fare ginnastica, neppure alle scuole medie, il solo pensiero di entrare in una palestra mi faceva orrore. Fare camminate? Non se ne parlava proprio. Poi, nell’agosto 2014 appunto, ho avuto un … “incidente di percorso” piuttosto grave, dovuto sicuramente al mio tenore di vita, al fatto che ero in forte sovrappeso, al fatto che per anni avevo fumato – e non poco – e vivevo una vita decisamente stressante. Sono stato fortunato perché ho avuto una “seconda occasione”. I medici mi hanno prescritto 30 minuti  di cyclette tre volte alla settimana e quindi ho iniziato appunto a frequentare la palestra. Poiché la tendenza ad essere sempre esagerato in tutto non si è comunque affievolita, alla cyclette ho iniziato ad affiancare il tapis roulant; successivamente altri esercizi…  e da tre volte alla settimana sono passato a cinque e poi a sette.
Ma in realtà racconto tutto questo per invitare chi si comporta come mi comportavo io prima dell’agosto 2014 a cambiare le proprie abitudini di vita senza aspettare un “incidente di percorso”. Lo so che si tende a mettere la testa sotto la sabbia, che non si presta ascolto a nessuno, che tutto deve partire da se stessi, ma io voglio provare lo stesso a mettere in guardia. Prima di tutto perché, come dicevo, io sono stato molto fortunato e non a tutti è concesso. E poi perché anche se il tutto si risolve bene, dopo un periodo con il timore (fortunatamente infondato) che nulla possa più essere come prima, una ferita non fisica resta; resta una sorta di lacerazione interna,  resta per molto tempo un senso di colpa latente per non aver saputo prevedere quanto è accaduto, per le preoccupazioni che si sono provocate a chi ci vuole bene e ci sta vicino. Tutto torna ad essere “come prima”, le giornate e il lavoro saranno “come prima”, ma tu, dentro,  non sarai mai più “come prima”. Insomma, anche se è nulla in confronto a tragedie davvero sconvolgenti che tante persone devono affrontare nel corso della vita, se si può evitare è decisamente meglio.  Non fate come me. Pensateci.
Come si cambia.

Canzone per una buonasera e una buonanotte

Come ho detto, da diversi anni ogni sera condivido su Facebook e su Twitter una “canzone della buonanotte” ed ora ogni tanto la pubblico pure qui. Questo è un brano che mi piace moltissimo, tratto un musical davvero “cult”. È la versione di “Do You Hear The People Sing?” del musical “Les Miserables” tratta dal celebre film del 2012 diretto da Tom Hooper ed interpretato da un cast stellare.

Un giorno dopo l’altro

Ieri sera sono stato alla Salumeria della Musica di Milano alla presentazione del nuovo CD dei Favonio, il cui cantante Paolo Marrone è mio amico da un po’ di anni.  È un album dedicato a Luigi Tenco e contiene alcuni tra i brani meno popolari del cantautore, scomparso nel 1967. Ha già pensato Marco Mangiarotti de “Il Giorno” a dedicare una critica più che positiva a questa fatica discografica del gruppo foggiano e io, che critico musicale non sono, mi limito quindi a consigliarvene l’ascolto perché davvero sono brani molto suggestivi (e quello che vede il duetto con Mimmo Borrelli del brano “Com’è difficile” – una parte tradotta in napoletano – è davvero straordinario). Quello su cui ieri sera riflettevo con mia moglie è che Tenco, oggi, avrebbe quasi 80 anni e la cosa ci sembra davvero incredibile. Incredibile che siano passati già 50 anni dal suo gesto estremo e che, all’epoca, a neppure 29 anni, avesse già scritto testi così poetici e profondi.

 

Blue Friday

Oggi vi offro a prezzo scontatissimo –  pari a zero – un po’ di radio fatta da me negli anni ’80. Era RTL di Tortona (AL) e mi ha visto tra i protagonisti tra il 1976 e il 1986. Ho iniziato con 30 minuti alla settimana e poi, visto che la tendenza all’esagerazione fa parte del mio carattere, avevo occupato gran parte del palinsesto (e sconfinato anche in altre radio della zona: Radio Gold e Radio Più). Ho ritrovato tempo fa un po’ di sigle e “stacchetti” e qualche registrazione di scherzi telefonici realizzati sotto la mia direzione per un programma che avevo intitolato “Ma Che Follia!”. Se vi va… buon ascolto.






TUTTO QUESTO È MOSTRUOSO

L’altro giorno su diversi giornali locali e nazionali è stata pubblicata la notizia di una bambina musulmana di 9 anni stuprata dall’uomo di 35 a cui era stata data in sposa. Ne hanno riferito e commentato fra gli altri da Libero, Giornale, GazzettinoSecolo d’ItaliaIl Fatto Quotidiano; Mattia Feltri ha dedicato a questa notizia il suo Buongiorno su La Stampa. Successivamente il Fatto Quotidiano ha verificato la notizia con i Carabinieri di Padova, pubblicando la loro dichiarazione in cui affermano trattarsi sicuramente di una notizia falsa, e scusandosi per la pubblicazione. Stessa cosa ha fatto Mattia Feltri. Resta il fatto che forse le notizie dovrebbero essere verificate prima di essere pubblicate, ma anche le scuse a posteriori possono essere apprezzate.  Naturalmente nel frattempo i social sono stati invasi dai commenti più scontati contro l’immigrazione e la cultura dell’accoglienza. Matteo Salvini non si è fatto scappare l’occasione di twittare “TUTTO QUESTO È MOSTRUOSO” (sì proprio con questo elegante carattere tutto maiuscolo) e, al momento, senza alcuna scusa pubblicata.

Ma ieri i giornali hanno anche dato un’altra notizia, di un fatto questa volta avvenuto a Ravenna, dove un uomo italiano è accusato di aver avuto rapporti sessuali con una ragazzina di 14 anni, “fidanzatina” del figlio, alla quale avrebbe anche mostrato video pornografici per una sorta di educazione sessuale rapida. Ecco: su questa notizia non ho letto commenti, non ho letto insulti: nulla di nulla. Questo, che è un fatto vero, NON È MOSTRUOSO?

Una buona notizia

Finalmente, ogni tanto, una buona notizia, che vi riporto qui:

❗❗APRE A MILANO IL PRIMO TEMPORARY SHOP DI PORNHUB IN EUROPA ❗❗

Le porte dello Store si apriranno il 1 Dicembre in Corso Como, i fedeli potranno acquistare prodotti Pornhub creati in esclusiva per i regali di Natale.

Lo Store si trova in via De Cristoforis 5, a due passi da Corso Como, in una delle zone più rinomate per lo shopping milanese. L’atelier di 60 metri quadrati, situato in un tipico cortile milanese, rappresenta la prima presenza fisica del brand in Europa, e sarà la perfetta occasione per uno shopping natalizio alternativo.

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Il Pornhub Christmas Store sarà aperto al pubblico:
dall’1 al 31 Dicembre, con i seguenti orari:
Da Martedì a Domenica: orario continuato 10-­‐20,
Lunedì 13-­‐20
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❌ L’ingresso sarà vietato ai minori di 18 anni.

Oltre alla linea di abbigliamento e gadget ufficiali, nello store saranno presenti prodotti in esclusiva come la linea di lubrificanti
Pornhub, le Pornhub Premium Card e la nuova linea di sex toys Pornhub in collaborazione con Ann Summers.

Grazie alla partnership con la creative factory milanese Freak & Chic, nello store sarà disponibile Squillo®, il gioco di carte satirico più venduto d’Italia, oltre a prodotti in limited edition disegnati per Pornhub da alcuni dei più importanti disegnatori e fumettisti italiani come Roberto Recchioni, Davide Toffolo, Tanino Liberatore e Fumettibrutti.

 

Abbiamo finalmente risolto il problema dei regali di Natale, no? Cosa potrebbe esserci di più adatto per una festività religiosa, del resto.  Non aggiungo altro, se non che sicuramente… avrà anche successo.

Il lancio della monetina

Ma è possibile che un’assegnazione così importante (il trasferimento da Londra, dopo la Brexit,  della Agenzia Europea del Farmaco), che comporta circa 900 dipendenti per un indotto di un miliardo e 700 milioni di euro, venga deciso dall’Unione Europea con un lancio di monetina come se fosse lo spareggio di una partita di calcio? Resta il fatto che è il secondo lunedì consecutivo che vede l’Italia eliminata da qualcosa di importante e redditizio. In entrambi i casi, comunque, non è solo questione di sfortuna. Oltre a “rifondare il calcio”, di cui francamente m’ importa davvero poco, forse occorre rivedere bene anche la nostra politica estera, la nostra diplomazia ma anche la nostra immagine agli occhi degli stranieri attraverso il turismo che ospitiamo. E questo dipende sì dai governi, ma anche e  soprattutto da tutti noi italiani.

La classe non è acqua

Una delle cose che mi provoca maggiore fastidio è quando qualcuno per promuovere un suo lavoro si mette a parlar male di quello di altri. Purtroppo negli ultimi anni questa è una pratica abbastanza diffusa, anche nell’ambiente dello spettacolo. La pubblicità comparativa palese in Italia non ha mai avuto un grande utilizzo, mentre il velato (neppure più tanto) denigrare è decisamente in auge, soprattutto nel mondo social, ma non solo. Nella pratica di tutti i giorni forse è sempre stata un’abitudine: l’idraulico chiamato a riparare un rubinetto, ad esempio, ha sempre criticato come era stato svolto il lavoro in precedenza. Ora capita anche di sentire o leggere attori o registi che criticano il lavoro di colleghi. Alcuni lo fanno anche pubblicamente mentre stanno promuovendo un proprio lavoro, come se la critica all’opera di un collega potesse far risaltare maggiormente la propria. Oltre al fatto che così non è, trovo che sia quanto di più inelegante si possa fare. Ma d’altra parte l’eleganza nel comportamento, la classe… non esistono quasi più. La classe non è acqua del resto.