Ma quanto è bravo Cattelan @alecattelan

Trovo che il “nostro” Alessandro Cattelan sia sempre più bravo, unico nome davvero di talento della nuova televisione italiana, oltre che fuoriclasse in radio. Dico “nostro” perché è di Tortona, cui è molto legato e che cita sempre nelle interviste e anche nei suoi racconti di vita. Da quest’anno poi, nonostante gli impegni, alla domenica cerca sempre di riuscire  a giocare nel Derthona, la squadra di calcio della nostra città, sua grande passione giovanile (foto sotto). Che fosse un grande professionista era chiaro già da quando era a MTV; poi le sue conduzioni di X Factor hanno fatto capire ancora maggiormente quanto fosse preparato. Ma è con EPCC, il suo Late Show quotidiano, che da qualche anno ha trovato davvero la sua dimensione ideale. Il suo confrontarsi con ospiti anche di età, esperienze e temperamento molto diversi dal suo è sempre vincente. Basta pensare all’incontro con Bruno Vespa, pezzo di televisione che resterà nel tempo (merito comunque anche del giornalista RAI che ha saputo mettersi in gioco). Spigliato e spiritoso, riesce a coinvolgere perfettamente gli ospiti e a dare un ritmo piacevole al programma, dove immagino sia sicuramente sorretto anche da ottimi autori. Insomma sono certo che sarà un personaggio che troveremo sempre più in alto e che è destinato a diventare ancora più popolare. Se lo merita. Da tortonese mi faceva piacere sottolinearlo: tutto qui.

Google sa tutto di noi

Una carriera lanciatissima per Quinn Norton (foto sopra). Una serie di articoli su Wired focalizzati sulla tecnologia e infine l’assunzione al New York Times. Cosa può esserci di più bello per una giornalista? Ma la tecnologia le ha anche giocato un brutto tiro. I post lasciati sui social network restano, non si cancellano neppure dopo tanto tempo, neppure dopo anni. Dopo meno di 24 ore da quando il quotidiano ha annunciato l’assunzione di questa nuova firma, è stata la stessa giornalista a scrivere su Twitter di aver dato le dimissioni o, meglio, come poi si è scoperto, di esser stata costretta a presentarle. Dopo l’annuncio, infatti, sono tornati a galla alcuni tweet a carattere omofobo  ed altri pieni di insulti razzisti, a firma appunto della Norton. Per un po’ la giornalista ha tentato di difendersi, ma poi di fronte all’evidenza ha dovuto arrendersi. E il New York Times ha scritto Nonostante il controllo sul precedente lavoro di Quinn Norton e i colloqui con i suoi precedenti datori di lavoro, queste informazioni ci erano nuove. Per questo, abbiamo deciso di prendere strade diverse.
Credo che convenga a tutti evitare di scrivere sui social frasi di cui poi ci si potrebbe pentire, solo per il gusto di essere falsamente trasgressivi, mentre spesso si è solo stupidi. E’ un atteggiamento che purtroppo vedo spesso anche tra i miei contatti social ed anche se non è caratteristica solo dei più giovani (lo rilevo purtroppo anche in chi dovrebbe essere più saggio se non altro per età), sicuramente sono proprio i giovani che potrebbero avere nel mondo del lavoro conseguenze spiacevoli come quella descritta prima. Quindi meglio pensarci bene prima di lasciare in giro segni della nostra stupidità. E poi ricordiamocelo: Google sa tutto di noi, come ci dimostra questo famoso video “virale”:

Consigli di serie: Broadchurch

Pronti per un bel binge watching del fine settimana? Anche questa volta la serie che vi consiglio, che a me è piaciuta moltissimo, è inglese. S’intitola “Broadchurch” e scopro che ne sono state realizzate 3 serie, mentre io sono ancora fermo a due. Quindi devo recuperare pure io. Broadchurch è un piccolo centro inglese in riva al mare. E’ stata girata nel Dorset, che ha avuto una “invasione” di turisti dopo la messa in onda. La tranquilla cittadina viene sconvolta da un orribile omicidio, quello di un bambino di 11 anni. Il caso viene affidato ai detective Ellie Miller e Alec Hardy che devono sospettare di tutti, forse anche di loro stessi. Broadchurch è narrato con grande originalità, è diventata un fenomeno con tre premi Bafta e  gli ascolti più alti della rete britannica ITV dai tempi di Downton Abbey. Merito della scrittura di Chris Chibnall (già autore di Torchwood), di un cast strepitoso a cui strada facendo si è aggiunta Charlotte Rampling, ma soprattutto ai protagonisti: l’ Hardy scostante e solitario di David Tennant, anche solido attore teatrale, e la  Miller dotata di grande sensibilità di Olivia Colman, vista anche al cinema recentemente in “Assassinio sull’Orient Express” di Kenneth Branagh. Spero vi piaccia.

Il medico, la iena e i vaccini

Torno ancora sulla questione vaccini sì, vaccini no (anche se la seconda ipotesi non mi appartiene). E’ stato molto criticato per quanto ha scritto, ma per me ha perfettamente ragione (è un fatto di qualche giorno fa, ma io l’ho letto solo da poco).  Parlo di Roberto Burioni, medico, che all’invito della “iena” televisiva Dino Giarrusso, ora candidato alla Camera dei Deputati, per un “confronto” sul tema ha risposto in modo lapidario: “Se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure – più comodo per lei – io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno”. Standing ovation. Per me è la risposta definitiva che mette fine ad ogni discussione. E leggo ora che anche Aldo Grasso del Corriere ne ha dato la stessa definizione, aggiungendo anche “esemplare”.

No man is an island

“Nessun uomo è un’isola”. No: la frase non continua con “e neanche un supermercato lo è”, come purtroppo adesso i più giovani penseranno vista la pubblicità televisiva della Conad, nota catena di grande distribuzione. È una frase poetica di John Donne. poeta e religioso inglese (1572 – 1631) che recita “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”. L’ultimo passo è stato ripreso anche da Ernest Hemingway per il suo celebre romanzo.  Quindi i supermercati non c’entrano proprio nulla. Peccato comunque che a Tortona sia uno dei pochi marchi non presenti: vista la chiusura dell’ospedale cittadino e non essendoci neppure un Conad, dove la pubblicità natalizia ci ha mostrato che è anche possibile partorire, non ci sono più nascite nella nostra cittadina.

Italiani rincoglioniti?

Mi ero ripromesso di non trattare su questo blog argomenti politici, visto che ci stanno… come dire… frantumando da mesi e ancora per un mesetto sarà un’escalation senza precedenti. Non so se riuscirò ad essere neutrale fino al 4 marzo, ma quanto dirò qui ora riguarda solo una persona e non il movimento politico per cui sta facendo campagna elettorale: Alessandro Di Battista. Mi chiedo solo come possa essere possibile che una persona che deve convincere gli italiani a votare il suo movimento, alla domanda se il proprio partito potrà governare possa rispondere, in diretta nazionale, “Non lo so, perché gli italiani li vedo molto rincoglioniti“. Ora: come può venire in mente di dire una cosa simile? Quale esperto di marketing strategico lo avrà consigliato? Il precedente di Berlusconi nel 2006 era molto diverso, perché lui affermò “Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse”. Insomma, un conto è parlare al positivo, un conto al negativo, regola base della comunicazione, se non sei rincoglionito.

 

Tutti critici musicali (per una settimana)

È finita la settimana del Festival di Sanremo. Nell’era dei social, da qualche anno, ma in questa edizione mi è sembrato ancora di più, tutti siamo diventati critici musicali e televisivi nonché esperti di look. Mi direte: è sempre stato così, una volta i commenti si facevano il giorno dopo al bar, nei negozi o in ufficio, ora si scrivono su Facebook e Twitter. A me non pare però che sia proprio la stessa cosa: adesso si è molto più cattivi, purtroppo spesso molto più maleducati direi. Per una settimana anche le persone più miti diventano “leoni da tastiera”, con giudizi oltre il limite dell’offensivo. Senza contare che un tempo parlandone al bar gli interessati non sentivano, mentre adesso si mettono gli hashtag proprio per fare in modo che quanto scriviamo possa essere letto anche da chi è aspramente criticato. Per l’evento televisivo tutta questa amplificazione è la benvenuta ovviamente. Notavo poi un accanimento particolare da parte di colleghi dei cantanti o addetti ai lavori non coinvolti nel Festival. Davvero un atteggiamento totalmente inelegante, che ho paragonato al fastidio che si prova quando un idraulico o un elettricista si mette a criticare il lavoro fatto prima di lui in casa nostra da altri idraulici o elettricisti. Comunque la settimana è stata faticosa, come prevedevo…