Il medico, la iena e i vaccini

Torno ancora sulla questione vaccini sì, vaccini no (anche se la seconda ipotesi non mi appartiene). E’ stato molto criticato per quanto ha scritto, ma per me ha perfettamente ragione (è un fatto di qualche giorno fa, ma io l’ho letto solo da poco).  Parlo di Roberto Burioni, medico, che all’invito della “iena” televisiva Dino Giarrusso, ora candidato alla Camera dei Deputati, per un “confronto” sul tema ha risposto in modo lapidario: “Se parliamo di vaccini ci sono due possibilità: lei si prende laurea specializzazione e dottorato e ci confrontiamo. Oppure – più comodo per lei – io spiego, lei ascolta e alla fine mi ringrazia perché le ho insegnato qualcosa. Uno non vale uno”. Standing ovation. Per me è la risposta definitiva che mette fine ad ogni discussione. E leggo ora che anche Aldo Grasso del Corriere ne ha dato la stessa definizione, aggiungendo anche “esemplare”.

No man is an island

“Nessun uomo è un’isola”. No: la frase non continua con “e neanche un supermercato lo è”, come purtroppo adesso i più giovani penseranno vista la pubblicità televisiva della Conad, nota catena di grande distribuzione. È una frase poetica di John Donne. poeta e religioso inglese (1572 – 1631) che recita “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te”. L’ultimo passo è stato ripreso anche da Ernest Hemingway per il suo celebre romanzo.  Quindi i supermercati non c’entrano proprio nulla. Peccato comunque che a Tortona sia uno dei pochi marchi non presenti: vista la chiusura dell’ospedale cittadino e non essendoci neppure un Conad, dove la pubblicità natalizia ci ha mostrato che è anche possibile partorire, non ci sono più nascite nella nostra cittadina.

Italiani rincoglioniti?

Mi ero ripromesso di non trattare su questo blog argomenti politici, visto che ci stanno… come dire… frantumando da mesi e ancora per un mesetto sarà un’escalation senza precedenti. Non so se riuscirò ad essere neutrale fino al 4 marzo, ma quanto dirò qui ora riguarda solo una persona e non il movimento politico per cui sta facendo campagna elettorale: Alessandro Di Battista. Mi chiedo solo come possa essere possibile che una persona che deve convincere gli italiani a votare il suo movimento, alla domanda se il proprio partito potrà governare possa rispondere, in diretta nazionale, “Non lo so, perché gli italiani li vedo molto rincoglioniti“. Ora: come può venire in mente di dire una cosa simile? Quale esperto di marketing strategico lo avrà consigliato? Il precedente di Berlusconi nel 2006 era molto diverso, perché lui affermò “Ho troppa stima per l’intelligenza degli italiani per credere che ci possono essere in giro tanti coglioni che votano per il proprio disinteresse”. Insomma, un conto è parlare al positivo, un conto al negativo, regola base della comunicazione, se non sei rincoglionito.

 

Tutti critici musicali (per una settimana)

È finita la settimana del Festival di Sanremo. Nell’era dei social, da qualche anno, ma in questa edizione mi è sembrato ancora di più, tutti siamo diventati critici musicali e televisivi nonché esperti di look. Mi direte: è sempre stato così, una volta i commenti si facevano il giorno dopo al bar, nei negozi o in ufficio, ora si scrivono su Facebook e Twitter. A me non pare però che sia proprio la stessa cosa: adesso si è molto più cattivi, purtroppo spesso molto più maleducati direi. Per una settimana anche le persone più miti diventano “leoni da tastiera”, con giudizi oltre il limite dell’offensivo. Senza contare che un tempo parlandone al bar gli interessati non sentivano, mentre adesso si mettono gli hashtag proprio per fare in modo che quanto scriviamo possa essere letto anche da chi è aspramente criticato. Per l’evento televisivo tutta questa amplificazione è la benvenuta ovviamente. Notavo poi un accanimento particolare da parte di colleghi dei cantanti o addetti ai lavori non coinvolti nel Festival. Davvero un atteggiamento totalmente inelegante, che ho paragonato al fastidio che si prova quando un idraulico o un elettricista si mette a criticare il lavoro fatto prima di lui in casa nostra da altri idraulici o elettricisti. Comunque la settimana è stata faticosa, come prevedevo…

Perché Sanremo è Sanremo – 5

Il podio che vorrei quest’anno. Ci sono almeno sette canzoni che ho apprezzato moltissimo: direi un record per un’edizione di Sanremo. Alcune da subito, altre al secondo ascolto. Quindi mi auguro di vedere almeno 3 di queste nelle prime posizioni:
Diodato e Roy Paci con “Adesso”. Mi piace molto la voce di Diodato e l’atmosfera che il brano riesce a creare anche grazie all’accompagnamento di Roy Paci.

Ron  con “Almeno pensami”. Il primo ascolto non mi aveva entusiasmato, ma ora mi ha conquistato. Del resto è una canzone scritta da Lucio Dalla, e si sente.

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico con “Imparare ad amarsi”. Beh, che dire: la classe non è acqua. Anche questo brano lo apprezzi al secondo ascolto e lei, anche adesso, è sempre grandissima.

Max Gazzé con “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”. Non è forse una canzone adatta a Sanremo. Non si ricorda facilmente ed è impossibile da canticchiare in bicicletta o sotto la doccia. Ma è di grande suggestione.

Luca Barbarossa con “Passami er sale”. E’ quella che ho impiegato più tempo ad apprezzare. Ma poi mi ha conquistato per la tematica, per la musica e anche per la bella interpretazione di Barbarossa.

Ermal Meta e Fabrizio Moro con “Non mi avete fatto niente”. Sono i vincitori annunciati di quest’anno, il brano è davvero molto bello e loro lo interpretano benissimo.

Lo Stato Sociale con “Una vita in vacanza”. La sorpresa di questo festival. Sono giovani, sono simpatici, sono fuori dagli schemi. Mi assomigliano quindi no? A parte gli scherzi, mio figlio me li aveva segnalati già da qualche tempo, molto prima di Sanremo, e mi dice che hanno in repertorio anche brani migliori. Ma già questo a me adesso piace moltissimo!
Perché lo fai?
Perché non te ne vai?
Una vita in vacanza
Una vecchia che balla
Niente nuovo che avanza
Ma tutta la banda che suona e che canta
Per un mondo diverso
Libertà e tempo perso
E nessuno che rompe i coglioni
Nessuno che dice se sbagli sei fuori

Buon sabato a tutti! (I consigli per le serie televisive riprendono la prossima settimana, passato Sanremo)

Perché Sanremo è Sanremo – 4

2003. Torno a Sanremo dopo 17 anni! E non più per una radio, ma per un musical, “Pinocchio”, con le canzoni dei Pooh, la regia di Saverio Marconi e un cast strepitoso. Il nostro quartier generale era il cinema Ritz, nei sotterranei dell’Ariston, una volta sala stampa del Festival ma ora troppo piccolo per questo uso.  Insomma: erano cambiate tante cose, ma al timone del festival c’era sempre Pippo Baudo, affiancato da Serena Autieri e Claudia Gerini. (continua dopo foto e video)



2007. Si torna al festival presentato sempre da Baudo con Michelle Hunziker, che proprio in quel periodo lavora per Compagnia della Rancia, al Teatro della Luna di Milano/Assago, in “Cabaret” per la regia di Saverio Marconi. Si arriva quindi all’Ariston con quasi tutto il cast, capitanato da Christian Ginepro/Maestro di cerimonie. (continua dopo il video)

2008. Ancora Baudo che ci ospita con il nostro “High School Musical”, prima produzione teatrale Disney originale in Italia, per la regia di Saverio Marconi e Federico Bellone. Un cast giovanissimo ed entusiasta che porta grande energia sul palcoscenico dell’Ariston, dove affiancano il Pippo Nazionale Piero Chiambretti, Bianca Guaccero ed Andrea Osvárt.  (continua dopo il video)

E per ora le avventure sanremesi finiscono qui. E adesso tutti pronti per il gran finale del festival 2018, stasera e domani. Per stasera, finale dei giovani, il mio tifo va a un brano che è un pugno nello stomaco: “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane.  Ascoltatelo bene, grazie.

Perché Sanremo è Sanremo – 3

1984. Il Festival aumenta d’importanza ogni anno di più. E aumenta anche la confusione nel centro di Sanremo. Inizia l’era Pippo Baudo, che presenta affiancato da Edy Angelillo, Elisabetta Gardini, Iris Peynado e Tiziana Pini più due bambine. Tra i cantanti in gara ricordo ovviamente Patty Pravo, che riuscii anche ad intervistare, e la sua Per una bambola. Vinsero Al Bano e Romina con Ci sarà e le canzoni che ebbero maggior successo furono Non voglio mica la luna di Fiordaliso, Nuovo swing di Enrico Ruggeri e Come si cambia di Fiorella Mannoia. Nelle nuove proposte debuttò con Terra promessa Eros Ramazzotti che vinse appunto fra i giovani. Tra gli ospiti rimasi ovviamente molto colpito dai Queen con Freddie Mercury, da Bonnie Tayler, dai Culture Club di Boy George e da Mark Knopfler. Alcuni di loro purtroppo cantarono però in playback… Anche in quell’anno si dormiva davvero pochissimo. continua dopo il video

1985. Ancora Baudo al timone affiancato da una certa Patty Brard, di cui credo che dopo si siano perse completamente le tracce. Il Festival diventava sempre di più una macchina elefantiaca e Sanremo sempre più invivibile in quei giorni. Musicalmente non fu un festival da ricordare, anche perché non solo non c’era l’orchestra dal vivo, ma quell’anno addirittura cantarono tutti in playback. Vinsero i Ricchi e Poveri con Se m’innamoro; tra le altre presenze degne di nota Luis Miguel con Ragazzi di oggi, Eros Ramazzotti, sesto classificato con Una storia importante, e Zucchero con Donne. Nelle nuove proposte, vinte da una tal Cinzia Corrado, ricordo i debutti di Mango e Lena Biolcati. Gli ospiti che ricordo sono i Village People, I Duran Duran, gli Spandau Ballet e soprattutto i Frankie Goes to Holliwood con The Power of Love. Grande emozione anche per Claudio Baglioni che cantò dal vivo accompagnandosi al pianoforte Questo piccolo grande amore. Si continuava a dormire davvero poco. continua dopo il video

1986. L’ultimo “mio” Sanremo degli anni ’80. Presentava Loretta Goggi, prima donna a condurre da sola la manifestazione. Fu l’anno della consacrazione di Eros Ramazzotti che vinse con il brano Adesso tu. Tra le altre presenze degne di nota Renzo Arbore con Il Clarinetto, Mango con Lei verrà, Rossana Casale (che in anni successivi ho conosciuto avendo interpretato alcuni musical) con Brividi. Nelle nuove proposte vittoria di Lena Biolcati con Grande Grande Amore scritta da Stefano D’Orazio (e mi è capitato in seguito di lavorare con entrambi… i casi della vita). Tra gli ospiti ricordo con emozione Sting e la sua Russians, i Drum Theatre con Eldorado e soprattutto i Depeche Mode con Stripped. Ma ormai davvero Sanremo era invivibile e soprattutto la RAI tendeva ad escludere completamente le radio private, quindi per poter realizzare qualche intervista bisognava faticare davvero tanto. Dall’anno successivo iniziavano anche ad aumentare le serate, nel 1987 e 1988 quattro e dal 1989 addirittura cinque. E io sono tornato a vederlo in televisione, a parte qualche incursione negli anni 2000.

Perché Sanremo è Sanremo – 2

1981: il mio secondo Sanremo, non solo l’ultima serata, ma una settimana intera. Le prove del lunedì, martedì e mercoledì e le dirette del giovedì, venerdì e sabato (sì all’epoca il festival durava solo tre sere, non cinque). Una full immersion che a 25 anni sopportavo benissimo, con gran entusiasmo. Fu un festival, condotto da Claudio Cecchetto con Eleonora Vallone, che regalò al pubblico alcune papere divertenti, con tante canzoni entrate nel patrimonio collettivo: Per Elisa di Alice, Maledetta Primavera di Loretta Goggi, Sarà perché ti amo dei Ricchi e Poveri, Ancora di Eduardo De Crescenzo, Caffè nero bollente di Fiorella Mannoia solo per citarne alcune oltre al tormentone, fuori gara, Gioca Jouer di Cecchetto. Tra gli ospiti più prestigiosi ricordo i Dire Straits (che però si esibirono in playback) e il mito dell’epoca Barry White che interpretò un brano di Billy Joel. Come stampa accreditata avevamo anche libero accesso al Casinò, alle feste organizzate dalle case discografiche, a cene di rappresentanza, alle discoteche di Sanremo… Insomma: una settimana dove non si dormiva mai.  Sempre vivo poi anche in quell’anno il ricordo delle hostess Muratti. Si poteva mancare l’anno dopo? Proprio no. Continua dopo il video


1982: ancora Cecchetto alla conduzione con la debuttante, all’epoca, Patrizia Rossetti, uscita da una specie di “talent” a Domenica In. Una scenografia spaziale, pare costosissima, per un festival con un vincitore annunciato molto prima dell’inizio: Riccardo Fogli. Fu l’anno di Felicità di Al Bano e Romina (che ricordo come una delle meno simpatiche a rispondere alle interviste), di Mia Martini con E non finisce mica il cielo, di Zucchero con Una notte che vola via, ma soprattutto di Vasco Rossi con Vado al massimo. Tra gli ospiti ricordo solo gli America, perché altri si esibirono non all’Ariston o addirittura in collegamento via satellite dagli States e non era stata una grande idea. Sempre notevoli le ragazze Muratti. Solita settimana senza dormire comunque. Continua dopo il video

1983: il presentatore era “Il conte di Montecristo”, cioè Andrea Giordana, affiancato dalle conduttrici di Discoring, programma musicale della prima rete RAI. Non fu una grande idea, comunque. Vinse a sorpresa una debuttante, Tiziana Rivale, bella voce ma forse di stile un po’ datata. La sua canzone, Sarà quel che sarà, sembra un po’ copiata da quella del film “Ufficiale e Gentiluomo”. Sono quelle cose inspiegabili che accadono solo a Sanremo. Tra le altre canzoni dell’anno si ricordano Vacanze Romane dei Matia Bazar, 1950 di Amedeo Minghi (che poi diventò un successo nella versione di Gianni Morandi), L’Italiano di Toto Cutugno, grande hit internazionale, e soprattutto Vita spericolata di Vasco Rossi, arrivata penultima ma poi  successo nelle vendite. Tra gli ospiti ricordo Roberto Benigni che cantò Via con me di Paolo Conte e Peter Gabriel che, cantando Shock the Monkey, si lanciò sulla platea. Per tutta la settimana in teatro si aggirava anche Renzo Arbore con una troupe cinematografica per le riprese di una parte del film “F.F.S.S. Cioè che mi hai portato a fare sopra Posillipo se non mi vuoi più bene?”, aggiungendo caos a caos.  Di dormire neppure a parlarne.