Sinergia – 2

  • Io, come sapete, curo il sito musical.it.
  • L’altro giorno per le dirette Instagram di musical.it ho trasmesso conversazione con Eugenio Contenti, regista e interprete di musical che vive negli Stati Uniti
  • Oggi vi propongo la registrazione di quella diretta
  • Questa è una sinergia 😊

La lettura di oggi: Non è il momento di dire bugie

Un articolo interessante del sempre chiaro Francesco Costa su Il Post di ieri

Questa cosa non è vera. Ma proprio clamorosamente. Decine di migliaia di persone in Italia – e probabilmente di più – lo sanno bene perché è capitato a loro, o a una persona a loro vicina. Ed è doloroso ascoltare una bugia di queste proporzioni da persone di questa responsabilità in un contesto così delicato.

Una volta per tutte: le raccomandazioni del ministero, diffuse con una circolare del 27 febbraio e poi con una del 9 marzo, dicono che devono essere sottoposte a tampone le persone con infezione respiratoria acuta, cioè «insorgenza improvvisa di almeno uno tra i seguenti segni e sintomi: febbre, tosse e difficoltà respiratoria». È chiaramente specificato che il tampone è raccomandato in presenza di questi sintomi indipendentemente dal ricovero ospedaliero («che richieda il ricovero o meno», dice la circolare). Le raccomandazioni dell’OMS, poi, sono «fate i test, fate i test, fate i test». Siamo stati sgridati per questo: ampliare il numero di test è considerato cruciale per contenere l’epidemia e prendere le migliori decisioni sul percorso di uscita da questa crisi.

Eppure in Italia ci sono sicuramente moltissime persone che pur ricadendo nelle categorie indicate dal ministero e dall’OMS – pur trovandosi in situazioni in cui esisteva eccome «l’indicazione a farlo», per usare le parole del professor Villani – non sono state sottoposte al tampone.

Lo dimostrano le testimonianze drammatiche che tutti i mezzi di informazione, tra cui il Post, raccolgono da giorni da decine di medici di base, medici ospedalieri, infermieri e anestesisti in Lombardia; lo dimostrano le migliaia di persone morte in casa o nelle case di riposo con sintomi gravi compatibili con la COVID-19 e mai sottoposte al tampone, nonostante le ripetute richieste rivolte alle autorità sanitarie; lo dimostrano le esperienze di tantissime persone – disponibili ovunque, dai giornali ai social network fino probabilmente al vostro condominio, se vivete in Lombardia – che pur manifestando sintomi importanti e a volte anche convivendo con una persona risultata positiva al coronavirus, non sono mai riuscite a farsi testare. Qui non si parla della questione del tampone alle persone asintomatiche o lievemente sintomatiche: si parla di persone con sintomi acuti – migliaia di queste sono addirittura morte – che non sono mai state testate.

Non è la prima volta che gli italiani sono costretti ad ascoltare questa bugia. La regione Lombardia continua a sostenere di aver «rigorosamente seguito i protocolli che sono stati dettati dall’Istituto Superiore di Sanità», quando in realtà è più facile ottenere una radiografia ai polmoni – che permette ai medici di riconoscere i sintomi della COVID-19 e arrangiarsi di conseguenza – che un tampone. Addirittura in molti casi non si riescono a fare nemmeno i tamponi di controllo, quelli necessari per accertare la guarigione dei pazienti, che intanto aspettano per giorni di tornare alle loro vite. Il molto annunciato aumento del numero di tamponi effettuati in Lombardia ancora non si è visto. Non è solo una questione di correttezza, sia chiaro: le carenze della Lombardia sui test compromettono il contenimento dell’epidemia, e le modalità e i percorsi con cui potremo uscire da questa situazione e tornare alle nostre vite.

Anche il vicedirettore della Protezione Civile, Agostino Miozzo, durante la conferenza stampa di mercoledì della settimana scorsa ha detto che «si fanno i tamponi che il Sistema Sanitario Nazionale ritiene necessario fare sulla base delle indicazioni che ci sono suggerite dalle organizzazioni internazionali». Non è vero.

In Lombardia non si fanno i tamponi che il sistema sanitario ritiene necessario fare, ma quelli che il sistema sanitario riesce a fare, a prescindere dai protocolli: e quindi molti meno di quelli che sarebbe necessario fare se si volessero seguire le indicazioni nazionali e internazionali. In altre regioni si sono visti approcci diversi e grandi miglioramenti su questo fronte: in Lombardia no. Poco dopo Miozzo ha aggiunto, parlando dei tamponi, che «c’è una policy di ricerca dei pazienti soprattutto sintomatici o dei loro contatti stretti». Non è vero neanche questo. Al contrario, la stampa in questi giorni ha ottenuto decine di testimonianze di familiari e conviventi di persone affette da COVID-19 che pur manifestando i sintomi della malattia non sono mai state testate, e a cui le autorità sanitarie hanno dato la sola istruzione di restare a casa come tutti.

Sempre durante la conferenza stampa di ieri, Borrelli ha detto anche un’altra cosa purtroppo non vera:

Sono stati purtroppo proprio i medici e i rianimatori i primi a raccontare dolorosamente che in Lombardia per settimane non ci sono stati posti per tutti in terapia intensiva, e forse solo negli ultimi giorni le cose stanno cominciando a migliorare. Di nuovo, in Lombardia ci sono addirittura migliaia di persone – migliaia di persone – che sono morte in casa: che avrebbero avuto bisogno eccome di soccorsi, eppure non è stato possibile soccorrere. Residenze per anziani che si sono svuotate in pochi giorni e in cui le ambulanze non sono mai arrivate. Pazienti che non è stato possibile curare finché le loro condizioni non si sono deteriorate in modo irreparabile. Non uno o due: tanti. Il comprensibile desiderio di rassicurare la popolazione non può trasformarsi in una licenza a dire cose che non sono vere, peraltro da pulpiti così importanti e ufficiali.

Verrà il momento di discutere di cosa sia andato storto in Lombardia, che è stata travolta dall’epidemia con una forza maggiore che in qualsiasi altro posto d’Italia e forse del mondo. Così come verrà il momento di capire come mai a oltre un mese dall’inizio dell’epidemia non siamo ancora in grado di avere dei dati che permettano di misurare con una qualche affidabilità il numero di persone contagiate e il numero di persone morte. Può darsi che non si potesse fare più di così. Possiamo accettare che, pur avendo tutti le migliori intenzioni, in una situazione così straordinaria questo sia il massimo che fosse possibile fare. Ma allora sarebbe rispettoso e onesto dire questo, e non una bugia.

Basta repliche!

L’argomento di oggi è di nessuna importanza, ma abbiamo più tempo per pensare e i pensieri che si fanno a volte spaziano anche nelle stupidaggini… Io non sono affatto snob verso i programmi quiz ed i giochetti di Mamma Rai. Ho sempre visto ogni sera l’ultimo gioco de “L’Eredità” (la celebre “ghigliottina” e se capita mi sono spesso soffermato anche ad assistere a “I soliti ignoti”, pur non azzeccando mai il parente misterioso. Ma ora, per le restrizioni imposte dall’emergenza Coronavirus, la RAI ha dovuto sospendere le registrazioni di questi programmi.  Io mi chiedo: è un dovere quello di trasmetterli comunque? Fa parte della missione del servizio pubblico? Immagino di sì visto che dobbiamo per forza sorbirci delle repliche decisamente datate degli stessi programmi. Visto poi che la situazione non sembra destinata a finire nell’immediato, non è possibile pensare a una soluzione alternativa? Per anni abbiamo assistito a telefilm che hanno fatto epoca, come “Bonanza”, Lassie” e “Rin Tin Tin”, “Happy Days”, “Furia” e mille altri, comprati dall’estero.  Ora  è vietato? Dobbiamo essere autosufficienti per forza? Così, tanto per sapere eh? E magari evitiamo una nuova replica de “La signora in giallo” o “Don Matteo” Magari un concerto  di musica leggera o classica, un atto unico di prosa, dei cortometraggi (ce ne sono di bellissimi), basta una bella idea no? …  E poi il canone che paghiamo non è una replica…

Hair Love

Oggi vi propongo il corto d’animazione di Matthew A. CherryHair Love“, che ha vinto il Premio Oscar 2020 nella sua categoria, un piccolo, commovente, emozionante capolavoro.   Il film racconta la tenerissima storia di un padre afroamericano che, senza l’aiuto della moglie, deve imparare ad acconciare i capelli della figlia. Ma in soli poco più di sei minuti, c’è molto di più …

L’hanno fatto davvero

Quando lo leggevo domenica sera sui social non ci volevo credere. E invece sì: l’hanno fatto davvero. Barbara D’Urso ha recitato”l’eterno riposo” e Matteo Salvini si è unito nella preghiera, il tutto in diretta TV, mica per fare audience eh, tutto solo per profonda fede cristiana. Con questo direi che il fondo è stato toccato. Non c’è da aggiungere altro. E attenzione: non è il recitare le preghiere in televisione che potrebbe anche essere ammesso, ma è il contesto e le persone che lo hanno fatto ad essere inaccettabili.  E per fortuna la stessa sera mi sono perso su La7 Red Ronnie farmacologo ospite di Massimo Giletti.