La lettura di oggi : Davanti al dolore di Eriksen

Il dramma del calciatore danese che ha avuto un malore in campo durante una partita trasmessa in tutto il mondo, ha colpito molto un po’ tutti. Io non ho visto e non ho voluto vedere quelle immagini perché ho subito pensato che avrebbero dovuto restare private, non essendo in alcun modo autorizzate dal diretto interessato.  Il giornalista Emanuele Atturo su L’ultimo uomo ha scritto un lungo, interessante articolo sulla vicenda (me lo ha segnalato mio figlio),  cui vi prego di dedicare dieci minuti del vostro tempo.  Lo trovate a questo link.

In Italia non c’è razzismo. No. no …

Chi pensa che il razzismo in Italia non sia un problema, sbaglia. I politici che lo fomentano per avere più consenso sono disgustosi, perché mettono imn gioco la serenità di tanti giovani. Se poi episodi di intolleranza riguardano il corpo docente delle scuole, si tratta di reati gravissimi che devono essere puniti in modo esemplare.
Leggete quanto riporta  su questo fatto avvenuto a Spoleto il quotidiano La Stampa ( ma è stato segnalato anche da molte altre testate):

«Bisogna isolare quello scimpanzé, non dovete parlare con lui» è la frase attribuita a un insegnante di scuola media dal papà di un adolescente nato nel Nord Africa che ha sporto denuncia presentata a fine ottobre e ora oggetto di un’indagine della procura di Spoleto. La notizia è riportata  dal Messaggero. In base a quanto scrive il quotidiano – che parla di vicenda tutta da chiarire – la frase sarebbe stata pronunciata in assenza dell’alunno e a lui riferita dai compagni. Secondo l’uomo il figlio ha quasi completamente disertato l’anno scolastico «perché dopo episodi del genere non è più voluto andare a scuola». Il genitore ha voluto rendere pubblica la denuncia, riportando la frase sui social. Secondo la famiglia l’episodio non sarebbe comunque isolato. Un’altra insegnante sarebbe entrata in contrasto con il ragazzo che rivendicava di essere chiamato con il suo nome d’anagrafe e non con una versione italianizzata. La docente avrebbe replicato «io ti chiamo come mi pare, se non ti sta bene puoi tornartene al tuo Paese». «Ho presentato la denuncia perché credo che laddove ci siano mele marce sia importante intervenire», ha detto il padre dell’alunno al Messaggero.

«La professoressa ha dato dello “scimmione”’ a mio figlio in sua assenza, esortando la classe a isolarlo» dice il papà del ragazzino, che ha quindi deciso di presentare una querela su quanto sarebbe accaduto. Il fascicolo alla procura della città umbra sarebbe ancora aperto. «L’episodio – spiega ancora il padre – è accaduto nell’ottobre scorso, prima che iniziasse la didattica a distanza. Non era il primo episodio e quindi ho deciso di sporgere denuncia ai carabinieri». Nell’atto vengono riferiti tre episodi, di cui due coinvolgono – stando alla denuncia – altrettante professoresse, insegnanti nelle classi del ragazzino. Il terzo episodio riguarda invece un diverbio tra coetanei. «Fatti che ho sempre riferito al preside dell’istituto scolastico, dopo l’episodio di ottobre il dirigente scolastico mi disse che se lo avessi ritenuto opportuno avrei potuto presentare una denuncia, è così ho fatto», racconta ancora l’uomo. «Non feci nulla invece – aggiunge – quando la professoressa continuava a chiamare mio figlio con un nome italiano e non con il suo chiaramente di origine araba. In quell’occasione mio figlio si era permesso di chiedere alla professoressa di essere chiamato con il suo vero nome, ma l’insegnante – racconta il papà anche ai carabinieri – gli disse che lei lo chiamava come voleva e se non gli stava bene poteva tornarsene al suo Paese». «Mio figlio – dice ancora il padre – adesso non vuole più andare a scuola ed è seguito da uno psicologo. Gli è stato creato un danno grande e alla magistratura chiedo soltanto di fare il suo corso e accertare quanto accaduto». 

 

Quel camaleonte di Salvini…

E diciamo camaleonte per essere eleganti. Oggi scrive Italia-Turchia, 3 pere (faccio con quello che ho ) e a casa!

E anche solo nel 2018, guardate cosa scriveva Repubblica, a firma di Luca Pagni

MILANO – C’è un Matteo Salvini per tutte le stagioni. Politiche, ma anche calcistiche. In gioventù, quando la Lega era ancora “Nord”, si metteva a capo della componente dei Comunisti Padani e strizzava l’occhio a sinistra. Mentre ora non disdegna di prendere voti anche tra gli estremisti di destra, raccogliendo il voto utile dei simpatizzanti di CasaPound.

Pure col pallone, il ministro dell’Interno dimostra di cambiare posizione in campo a seconda delle opportunità del momento. L’altro giorno ha dichiarato che andrà a Mosca per la finale della Coppa del mondo dove farà il tifo per la Croazia. Non solo per unirsi al coro dei sovranisti che hanno fatto della nazionale di Zagabria un nuovo simbolo delle politiche nazionaliste da contrapporre all’Unione europea. Salvini tiferà Croazia anche per proseguire la sua polemica a distanza con il presidente Emanuel Macron: “A me vanno bene tutte, tranne la Francia… Già la simpatia era bassa, ma di recente si è ridotta ancora di più”, ha avuto modo di dichiarare.

Ma è proprio vero che mai dire mai. In un’altra finale, 17 anni fa, Salvini non ha avuto problemi a tifare Francia e a esultare senza freni al gol vincente di David Trezeguet che diede ai transalpini la vittoria nel Campionato europeo.

Ma allora, la finalista per la quale non avrebbe mai gioito era l’Italia, arrivata a 30 secondi dalla vittoria finale e poi beffata dai francesi ai supplementari. Salvini all’epoca era direttore di Radio Padania e organizzò una diretta per gufare contro gli Azzurri, con tanto di telefonate degli ascoltatori, per dileggiare i giocatori allora allenati da Dino Zoff.

Peccato che l’Italia non abbia partecipato ai Mondiali in Russia: sarebbe stato interessante vedere Salvini, da sovranista, tifare Italia.

Le serie che ho visto : Halston

Si preannunciava interessante la nuova creazione di Ryan Murphy (American Horror StoryGleeRatchedAmerican Crime StoryHollywoodThe Politician e altri) per Netflix intitolata “Halston“, biografia dello stilista americano degli anni 60, ma poi, per me. inferiore alle aspettative.

Intendiamoci: sempre un prodotto di alto livello che, fra l’altro, migliora nel corso delle puntate (5 in tutto), ma con molti stereotipi che potevano essere evitati. Anche il protagonista Ewan McGregor appare un po’ sottotono rispetto ad altre interpretazioni. Nel cast anche Krysta Rodriguez (Smash in tv, In The HeightsThe Addams FamilyFirst Date e Hercules in teatro) nei panni di Liza Minnelli. Halston ha creato un impero, il suo stile ha definito un’epoca. Lo stilista americano Halston ha raggiunto la gloria prima di perdere il controllo della propria vita. Vestì star del calibro di Liz Taylor, Bianca Jagger, Catherine Deneuve, Liza Minnelli, Marella Agnelli e, soprattutto, Jackie Kennedy: è grazie al cappellino celeste, sfoggiato dalla First Lady all’Inauguration Day di suo marito nel 1961, che Halston raggiunse la fama in meno di 24 ore, facendosi conoscere al mondo intero.  Poiché io non conoscevo nulla di questo stilista, vederlo è stato comunque interessante. Buona visione, se vorrete.
Una curiosità: tra le canzoni utilizzate come colonna sonora ce ne sono alcune in italiano, tra cui “Sì” di Gigliola Cinquetti, che partecipò all’Eurofestival nel 1974.