Consigli di serie: Borgen – Il Potere

Non capitava mai di vedere serie televisive danesi. Ora con le piattaforme internazionali, succede. E sono belle soprese. Come questo “Borgen – Il Potere” proposto da Netflix: 30 episodi su tre stagioni(e si parla di una quarta…)

Intendiamoci: nulla di sensazionale, ma una bella serie, recitata e realizzata bene e che si segue volentieri, pur con leggerezza. Si tratta di fanta-politica, ambientata proprio in Danimarca, a Copenaghen, dove un avvenimento sconcertante fa di Birgitte Nyborg il primo ministro danese e la prima donna a capo del paese.  Repubblica ha recensito così Borgen … è un dramma politico, dal sapore europeo, decisamente interessante. La figura di una donna leader (la prima in Danimarca, seguendo il soggetto della serie) persegue la tendenza, nella serialità del Ventunesimo secolo, di focalizzare un racconto attorno a una figura femminile potente e calamitante. Lo scontro di genere si alterna e si rispecchia nello scontro tra fazioni e partiti politici, diventando spunto di riflessione fattuale sulla società contemporanea, e fornendo, come in poche altre occasioni, uno spaccato politico europeo.  Le stagioni sono state realizzate dal 2010 al 2013 e vedono un ottimo cast, dai nomi per noi abbastanza impronunciabili: Sidse Babett Knudsen, Birgitte Hjort Sørensen, Pilou Asbæk. I personaggi vi conquisteranno e vi affezionerete. Enjoy!

Al pub non si rinuncia

Leggo da laRepubblica (a firma :

Che agli irlandesi piaccia la birra, soprattutto al pub con gli amici, è risaputo. Ma nessuno aveva pensato che, in pieno secondo lockdown anti coronavirus, questo irresistibile desiderio potesse raggiungere simili livelli alcolici e non solo. Già, perché da qualche giorno nella Repubblica d’Irlanda si parla di un caso che è diventato nazionale, e forse l’inizio di una tendenza. Quattro amici di Dublino sud che, per aggirare la chiusura dei pub in vigore da quasi un mese, hanno deciso di comprare un biglietto aereo, andare in aeroporto e, infine, non imbarcarsi. Invece, una volta superati i controlli, la combriccola è andata in un pub del Dublin airport, i quattro hanno bevuto le loro pinte di Guinness e lager in compagnia e poi, invece di prendere l’aereo, sono usciti dalla zona degli imbarchi per tornare a casa.
Possibile? Tutto vero, tanto che i quattro lo hanno documentato su Facebook, “allegando” anche le ricevute dei loro voli Ryanair Dublino-Londra Gatwick comprati a 9,99 euro, prezzo ancora più stracciato del solito a causa della pandemia e della crisi del settore e pegno decisamente minimo in cambio di una pinta con gli amici nonostante il lockdown. Perché le ultime misure restrittive, approvate il 20 ottobre scorso, hanno fatto chiudere ristoranti, pub e bar in tutta l’Irlanda (oltre ai negozi “non essenziali”), ma non si applicano ai locali degli aeroporti dove è permesso che, insieme alla birra, si consumi anche un “pasto sostanzioso”, per quelli che sono menù complessivi da 9 euro circa. Cosa che hanno fatto i quattro ragazzi irlandesi e che si teme potrebbe essere un fenomeno più ampio di quello che si pensi.

Io sono basito. Io già mi meraviglio quando vedo due/tre persone con la mascherina abbassata che parlano mentre bevono il caffè “da asporto” proprio davanti al bar dove non possono entrare causa restrizione da DPCM. Ma arrivare a comprare un biglietto aereo per stordirsi di birra in un pub mi pare davvero inconcepibile.

Meritiamo l’estinzione…

Il capotreno e il posto fisso

E’ diventato virale il post su Facebook di Marco Crudo, capotreno aggredito perché aveva chiesto a un passeggero di indossare la mascherina. Non ho visto per lui post indignati dei soliti sovranisti, oppure me li sono persi. Ma, del resto, l’aggressore era italiano…

No, non ne usciremo migliori. Proprio no.

Bruno Vespa ha fatto anche cose buone …

Forse l’ho già scritto in altre occasioni: non sopporto Bruno Vespa. Trovo poi inconcepibile che a 76 anni debba occupare con una sua trasmissione la seconda serata di tutta la settimana della principale rete generalista nazionale, e questo dal 1996!  Direte che è questione di gusti: certamente. Non è neppure questione di simpatie politiche, visto che secondo me questo “giornalista” va … dove lo porta il consenso e mi pare che “abbia cambiato bandiera” più di una volta. Ma magari è solo una mia impressione. Comunque proprio non lo reggo. Quando poi vengo a sapere che, durante il suo tour in tutte le trasmissioni possibili – è stato anche a “Ballando con le stelle” – per pubblicizzare il suo ultimo libro intitolato Perchè l’Italia amò Mussolini (e come è sopravvissuta alla dittatura del virus) –  titolo che mi è anche un po’ oscuro ma non ci tengo ad approfondireha dichiarato “Nel libro racconto gli anni del consenso: Mussolini ha avuto un consenso enorme, all’estero e anche in Italia, per le sue opere sociali. Ha creato i contratti nazionali, l’Inps, la settimana di 40 ore” senza che nessuno degli intervistatori lo abbia contraddetto… mi pare davvero troppo! Ci ha pensato, per fortuna, sulla sua pagina, il giornalista Lorenzo Tosa, che ha scritto:
C’è solo un piccolissimo, trascurabile, particolare: è falso. Totalmente falso. Praticamente tutto.
Primo. L’Inps non nacque affatto sotto Mussolini ma quasi trent’anni prima, nel 1898, con il nome di Cassa Nazionale di previdenza per l’invalidità e per la vecchiaia degli operai, di cui l’Inps non è che una successiva definizione.
Secondo: Mussolini non ha minimamente concepito la settimana da 40 ore. All’epoca del fascismo era ancora di 48 ore e per quella conquista bisogna ringraziare le lotte operaie e sindacali del ‘69-‘70.
Quanto al resto, vero che il concetto di contratto nazionale nacque tecnicamente nel 1927. Quello che Vespa si dimentica di ricordare è che solo l’anno prima, con le leggi fascistissime, Mussolini ha dichiarato fuorilegge tutti i sindacati non piegati al regime, vietato il diritto di manifestazione e sciopero e la serrata.
Potete immaginare di quale grande conquista stiamo parlando.
La verità è che, in un Paese normale, uno che scrive un libro del genere e pronuncia simili castronerie in diretta tv verrebbe contraddetto in tempo reale, sbugiardato e infine segnalato all’ordine.
Ma, in un Paese normale, uno come Vespa non sarebbe neanche considerato un giornalista.