Blog Rewind – Perché Sanremo è Sanremo – 1 (06/02/2018)

Stasera si comincia. Inizia la settimana faticosa. 1980: il mio primo Sanremo. Nel senso che per la prima volta l’ho visto dal vivo, al Teatro Ariston. Ci andai per la radio RTL di Tortona, ma soprattutto per passione e curiosità, e solo nella serata finale. Anche perché in gara quell’anno c’era un cantante tortonese, Bruno Noli in arte Bruno D’Andrea, che, dopo il successo di “Nano Nano”, sigla del telefilm “Mork & Mindy”, si presentava in gara con “Mara”. Ma poi era l’anno di Claudio Cecchetto con Roberto Benigni, del bacio ad Olimpia Carlisi, dello scandalo per aver detto “Wojtilaccio”. E fu comunque l’anno del rilancio della manifestazione dopo un po’ di anni bui. Vinse Toto Cutugno con “Solo Noi”, ma quello che ricordo maggiormente di quella serata sono le splendide hostess della sigarette Muratti Ambassador, l’improbabile tinta dei capelli del debuttante Enrico Ruggeri con i Decibel, la, diciamo, “esuberanza” e “goliardia” di Silvia Annichiarico che si aggirava per la platea e la sala stampa dicendo in tutte le interviste solo  “Festivalazzo… festival del…”, la signorilità di Peppino Di Capri e la sua cortesia nel rispondere alla mia intervista. Ma la cosa che mi colpì di più in assoluto fu la classe, lo stile e la voce di Dionne Warwick, ospite della serata.

La settimana … faticosa

Vi ho già raccontato tutto qualche anno fa (vedere qui) e non è cambiato nulla: anche nel 2021, questa settimana io vorrei staccare dalle notizie sulla pandemia, dalle notizie politiche e simili e fare una full immersion nella manifestazione musicale italiana che nessuno guarda ma che fa sempre gli ascolti televisivi più alti dell’anno. No: non me ne vergogno. Ognuno ha le proprie debolezze, no? Io non vedo il calcio, che porta via decisamente più tempo nel corso dell’anno, visto che ormai è un appuntamento quasi quotidiano. Lasciatemi vedere tranquillo il Festival di Sanremo. Sono solo 5 giorni l’anno, dopo tutto, no?
Ci vediamo nel fine settimana, se sopravvivo (pare che le serate non finiranno prima delle due di notte… aiuto!)

P.S.: Lo so benissimo che sarà tutto molto diverso quest’anno. E’ tutto molto diverso, del resto.

Le serie che ho visto : Lupin

Su Netflix è disponibile la prima parte in 5 episodi di questa serie tv francese dal titolo “Lupin“, ispirata al ladro gentiluomo protagonista dei romanzi di Maurice Leblanc. Una serie gradevole che si vede rilassati.

“Lupin” è interpretato da Omar Sy, Ludivine Sagnier e Clotilde Hesme e racconta di Assane Diop che, ispirandosi alle avventure di Arsenio Lupin, decide di vendicare il padre per un’ingiustizia subita per colpa di una ricca famiglia. La serie sta avendo grande successo in tutto il mondo: è ben realizzata, è simpatica e incalzante e soprattutto ha in Omar Sy un interprete accattivante.  Purtroppo al momento ci si deve accontentare della prima parte, ma la seconda è in fase di realizzazione e potrebbe arrivare già in estate.  Da vedere in un solo fine-settimana. Enjoy!

Non c’è limite al peggio

Solo qualche giorno fa ho scritto della mia delusione di fronte alla nomina, anche nel governo di Mario Draghi, di Dario Franceschini  come Ministro della Cultura. Ma è proprio vero che non c’è limite al peggio. Avete presente questa parlamentare in foto?

Ecco: lei è Lucia Borgonzoni, che ora, dopo non essere riuscita a farsi eleggere come Governatore dell’Emilia Romagna, è stata premiata dal suo partito, la Lega ovviamente e quindi Salvini, che l’ha fatta nominare Sottosegretaria alla Cultura. Alla cultura. Bene, benissimo, sempre meglio. La classe non è acqua eh?

Sì: non c’è mai limite al peggio.