La gaffe imperdonabile

Storia vera di qualche giorno fa. Al supermercato. Il giovane cassiere maschio si rivolge alla signora e dice: “Totale 12 euro e 50, già con lo sconto di oggi”. La signora sorridente “Ah, c’è uno sconto oggi?” “Si come ogni mercoledì, lo sconto del 10% per chi ha almeno 65 anni o è in pensione”. La signora a quel punto non sorride più, fulmina con gli occhi il ragazzo e dice “Guardi, Io non ho ancora 65 anni e non sarò mai in pensione. Ma a questo punto lo sconto lo voglio lo stesso!”. Il cassiere ovviamente non ribatte e applica lo sconto. La cosa mi fa estremamente ridere soprattutto perché la signora in questione… era mia moglie! E pensare che a me di solito vogliono applicare lo sconto studenti!  A parte gli scherzi bisognerebbe sempre evitare di attribuire questo tipo di agevolazioni se non sono espressamente richieste, proprio per evitare queste gaffe imperdonabili (ma così divertenti…).
Diversi anni fa anche al Teatro Civico di Tortona si concedevano sconti ai cittadini tortonesi ultrasessantenni e ricordo benissimo la stessa gaffe fatta dall’ Assessore alla Cultura di quel periodo (di cui non riporto il nome ma,  poiché ho visto che segue questo blog, secondo me si riconoscerà sicuramente) : presente per caso in biglietteria, voleva convincere una signora non ancora di 60 anni ad approfittare di questa straordinaria opportunità.
Insomma, spesso davvero un bel tacer non fu mai scritto.

E alóooora! @maramaionchi @XFactor_Italia

La zampata della vecchia tigre. Alla fine ha vinto lei. Il suo Lorenzo Licitra è il vincitore di X Factor 11. Sto parlando di Mara Maionchi, l’anziana del gruppo dei giudici per cui già avevo espresso in tempi non sospetti la mia vicinanza (vedi qui ). Non ho ancora visto la puntata finale perché ieri sera ero a teatro, che ha sempre la precedenza (a proposito: “Dirty Dancing” agli Arcimboldi di Milano con la regia del mio amico Federico Bellone e tanti altri amici in scena e dietro le quinte è sempre una macchina da guerra), ma immagino sia stata una vittoria a sorpresa, visto che tutti davano per vincenti i Maneskin, che effettivamente sono bravissimi e faranno comunque strada. Ma a me piace vedere la cosa come la vittoria della semplicità di Mara contro le elucubrazioni radical-chic macchinose degli altri giudici. Brava Mara!
P.S.: vale sempre quanto ho già scritto l’altra volta: Si accettano commenti, evitando però i soliti “tanto è tutto combinato”, “non è vero nulla”, ecc.ecc. Le tesi “complottistiche” (su qualunque argomento, soprattutto su quelli più seri di questo… e non ci vuole molto) qui saranno sempre bannate.

1971: La casa maledetta

Avevo 15 anni e già una grande passione per tutto quello che è spettacolo. Questo è un film “giallo” girato con parenti e amici nella mia casa di campagna, a pochi chilometri da Tortona. Era realizzato in Super 8, per chi non è così giovane da ricordare cosa fosse. Era proprio pellicola, di cui poi occorreva fare un montaggio. Era girato senza presa diretta e quindi poi bisognava anche procedere al doppiaggio. Insomma un gioco per cui davvero doveva esserci tanta passione, oltre alla capacità di coinvolgere altre persone, sicuramente poco interessate.  L’estate successiva ne ho realizzati altri due:  quindi preparatevi perché non mancherà a breve occasione di proporli. Siete avvisati.

Telefonare al volante

Era stato annunciato che il governo, tra le ultime disposizioni prima della fine dell’anno, avrebbe anche fatto approvare sanzioni più pesanti per chi utilizza il cellulare alla guida dell’automobile. Naturalmente, essendo un provvedimento che avrebbe tutelato la sicurezza e quindi anche la salute pubblica … è saltato e non arriverà in aula nell’immediato. Mi è sempre risultato difficile capire perché ci sia bisogno di tempi specifici e lunghissimi per dar corso a leggi sensate, ma del resto io non sono certo un esperto di iter parlamentare. Certo è che una cosa del genere fa pensar male, fa pensare a interessi forti da tutelare. Doveva essere previsto il ritiro della patente per chi era “beccato” con il cellulare all’orecchio: non è che si correva il rischio di telefonare di meno e quindi di acquistare meno smartphone? Non posso proprio pensarlo anche perché davvero detesto tutte le teorie complottiste e quindi non voglio assolutamente essere sfiorato da questo pensiero. Lo dico sul serio. Credo solo si tratti davvero di problemi meramente burocratici e la cosa forse mi fa incavolare maggiormente: fosse dovuto all’essere lestofanti farebbe più onore ai nostri politici. Invece temo sia solo cialtronaggine pura. La scusa ufficiale è che per una tale norma esistono “problemi di ammissibilità”: misteri del burocratichese. Comunque sia, assodato che l’uso del cellulare al volante è pericoloso per se stessi e per gli altri, soprattutto in caso di scrittura di SMS, WhatsApp, e-mail e similari, forse dovremmo essere direttamente noi a darci una regolata. Anche perché se proprio si deve rispondere a una chiamata ci sono sistemi come l’auricolare e il vivavoce che permettono di farlo senza staccare le mani dal volante e per i messaggi ci si può fermare, se non si ha un sistema di dettatura.  Gli irriducibili del cellulare al volante possono tirare un sospiro di sollievo e ringraziare ancora una volta la nostra classe politica.

Negozi chiusi nei giorni festivi?

L’intento di questo blog non è certo quello di fare politica. Quindi non prendete questo post come una dichiarazione contro o a favore di uno schieramento politico, ma solo come una riflessione a carattere generale. In effetti il pensiero scaturisce dagli intenti del candidato dei 5Stelle Luigi di Maio che tra le promesse elettorali ha introdotto anche quella di chiudere gli esercizi commerciali durante i giorni di festa. Ma è un pensiero diffuso trasversalmente in altri schieramenti politici e semplici cittadini. “Tutte le famiglie hanno il diritto al riposo anche quelle che posseggono o gestiscono esercizi commerciali”. Benissimo, sono d’accordo. Ma anche i bar e i ristoranti sono esercizi commerciali, non solo i supermercati, no? Anche i ferrovieri, i piloti, i tassisti, i medici, gli infermieri sono lavoratori. Giusto? Anche chi gestisce le sale cinematografiche avrebbe diritto a riposare la domenica. E i giornalisti? Perché solo a Natale possono fare festa? E poi ci sono attori, ballerini, tecnici teatrali per cui lavorare alla domenica e nei giorni festivi è assolutamente naturale da sempre. Come andare a divertirsi al cinema oppure in una SPA o su una pista da sci il 26 dicembre non ha mai fatto sentire in colpa nessuno nei confronti di coloro che nei cinema, nelle SPA e sulle piste da sci non ci sono per divertirsi ma per fare in modo che possano far divertire. Su queste e altre categorie che prestano la propria opera nei giorni festivi nessuno ha mai avuto nulla da ridire. Io credo che tutti abbiano diritto al riposo settimanale e a contratti di lavoro regolari e chiari, che possono però anche prevedere una turnazione nei giorni festivi, quindi con aumento delle possibilità di occupazione. Controllare che i diritti dei lavoratori siano tutelati , garantiti e non sottopagati è secondo me il compito che spetta alla classe politica. Tutto il resto appare davvero come “propaganda” (elettorale naturalmente).

Sono in vendita su Ebay!

Come mi ha segnalato il mio amico Massimo Galluzzi, titolare di una apprezzatissima pagina Facebook, su Ebay è all’asta il mio disco del 1978, classificato tra le maggiori espressioni del filone musicale denominato “Orgasmo – Song” (vedi questo link  ). Si tratta di un quasi ormai introvabile 45 giri che contiene, sul lato A, “Amore senza fine” e sul retro “Ti Amo… Ti Amo”; entrambi i brani portano la firma di Pierluigi Falabrino per le musiche e di Luigi Albertelli (mica pizza e fichi eh… il top dei parolieri italiani) per il testo. Infatti il libro di cui sopra Orgasmo Song, scritto da Fabio Casagrande Napolin, scrive “… nel 1978 si accoda anche Blue Max con la canzone quasi orgasmica Ti amo… Ti amo, lato B del 45 giri Amore senza fine. Non sappiamo chi si nasconda dietro la maschera di Blue Max, ma tra gli autori possiamo trovare la firma di Luigi Albertelli, nome che ritornerà spesso in questo capitolo, soprattutto in ambito di orgasmo song collaterali”. Vedo che la base d’asta del vinile è di quasi 25 euro! Non credo che andrà a ruba: comunque vi lascio il link di ebay. Sì, proprio: ne ho fatte di tutti i colori nella mia vita.

P.S. : mi comunica a seguito di questo post il cugino Vittorio Barabino che il disco si trova anche su discogs.com, l’internet database di artisti e musicisti più importante. Il link. Roba da matti.

Altre luminarie che segnalo a @lucianinalitti

“Se a Roma si chiama Spelacchio, queste luminarie cosa ti suggeriscono?”. Dalle Marche gli amici mi segnalano gli strepitosi addobbi natalizi di Civitanova Marche. Le vedete nella foto di questo post e direi che non hanno bisogno di commenti. Ovviamente, come scrive “Il Resto del Carlino” sono subito diventate un tormentone web. Si sprecano i commenti, dal più banale “un addobbo del…” ai più articolati fotomontaggi con Rocco Siffredi. L’Amministrazione Comunale pare sia già corsa ai ripari, tanto che la parte superiore di alcune palme dall’altra sera è spenta.  Ma ormai le foto hanno fatto il giro di tutti i siti internet. Giordano Bruno Guerri  ha twittato, secondo me in modo poco elegante ed evitabile, “A Civitanova Marche festeggiano il #Natale così, forse si sono dimenticati che Gesù è stato concepito in un altro modo”. A me fa sorridere soprattutto che l’Assessore abbia dichiarato “Abbiamo regalato un sorriso”.  Sarebbe interessante sentire cosa ne dice Luciana Littizzetto.

Povero Spelacchio…

L’albero di Natale predisposto dal Comune di Roma in Piazza Venezia ha immediatamente provocato innumerevoli battute di spirito dei romani che lo hanno battezzato “Spelacchio”. Su di “lui” ne hanno già dette e scritte di tutti i colori, con la consueta ironia che contraddistingue i suoi concittadini. “Lista delle poche cose al mondo più tristi e miserabili del povero Spelacchio ora che si è messo anche le palle de lamiera: la cambiale, il dente del giudizio, la Fiat Duna, la colica renale, Virginia Raggi, la sciatica, la metro B, l’unghia incarnita, il consigliere Paolo Ferrara”. Sui social è tutto un fiorire di battute e di confronti con l’albero di piazza Duomo a Milano, denominato invece dalla ditta che si è occupata della sua installazione “Vittorio” e decisamente più folto, più rigoglioso. Le polemiche naturalmente non si placano e sono un’occasione per dire che l’albero rispecchia il degrado della capitale d’Italia e “buttarla” subito in politica dando la colpa alla Raggi. L’albero, acceso alle 18 dalla sindaca -scrive Dagospia -, non ha riconquistato consensi nemmeno una volta illuminato. “Brutto rimane, andate a vedere quello di Milano”, scrive Elle Antonella su Facebook. “Albero è parola grossa”, commenta Angelo Provera. “E quasi più brutto di quello dello scorso anno”, dice Francesco Gas. Francesco JJ Benvenuto, invece, la chiude così: “Rega’, l’anno prossimo famo er presepe”. Qualcuno scrive che non dà neppure l’impressione della festa. A me non sembra, soprattutto illuminato non mi pare così brutto: Spelacchio mi fa tenerezza.  E poi ha la fortuna di essere a Roma, la città più bella del mondo e anche, comunque, di far parlare la gente. A Milano siamo tutti sempre incazzati e di corsa e l’albero, anche se fantasmagorico, forse neppure lo si nota.

Vaccino no, tallio sì

Oggi solo una rapida domanda per chi sa e vuole rispondere. Io di solito non mi interesso affatto di cronaca nera, ma poco fa mi è capitato di ascoltare in radio la vicenda del ragazzo di 27 anni che ha avvelenato i nonni paterni e tentato di avvelenare quelli materni facendo loro ingerire del tallio. La sostanza è stata prenotata via internet e ritirata direttamente in fabbrica senza problemi, nella stessa ditta con sede vicino a Padova, già fra l’altro tristemente nota alle cronache per aver venduto l’acido a quella che la stampa ha denominato come la “coppia dell’acido”. Ora la domanda che vorrei fare è questa: perché il mese scorso in farmacia non mi hanno venduto il vaccino antinfluenzale senza ricetta medica ed invece è possibile acquistare liberamente tallio e acido?

La grande bellezza

Ho assistito su Rai Uno alla diretta di “Andrea Chénier”, la “prima” della stagione 2017/20178 del Teatro alla Scala di Milano. Non sono un profondo appassionato e quindi tanto meno un esperto di lirica, non ho ancora letto recensioni e pareri illustri e non so quindi se questa messa in scena di Martone con la direzione orchestrale di Chailly è stata apprezzata, anche se gli applausi ottenuti in sala al termine della rappresentazione non lasciano dubbi sul successo di pubblico. Quello che voglio sottolineare è che una volta tanto la RAI ha tenuto fede alla sua mission di servizio pubblico con un’operazione che forse non avrà fatto registrare gli ascolti del Grande Fratello VIP (uno dei programmi più visti dell’anno, sapete?) o della Nazionale di calcio, ma una volta all’anno accontentare anche un altro tipo di pubblico, che paga lo stesso canone, credo sia doveroso. Ripeto che io non sono un esperto, ma visivamente davvero questo spettacolo è di una bellezza eccezionale. Un incanto di scene e costumi, di colori, di cura dei particolari. È un teatro che ci invidiano in tutto il mondo e di cui dobbiamo essere orgogliosi. Scalda il cuore sapere che pochi giorni fa una delle anteprime è stata gremita da 2000 giovani tra i 6 e i 30 anni che sono stati conquistati dalla musica e dalla messa in scena. Forse non tutto è ancora perduto quindi. Forse un po’ di speranza nel futuro possiamo conservarla.
L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più niente da fare al mondo! … La scienza stessa non resisterebbe un minuto senza la bellezza.
(Fëdor Dostoevskij)