Ancora sui vaccini

Non volevo più tornare su questo argomento ma… Di Maio ha dichiarato, in merito ai vaccini, “No all’obbligo, si a raccomandarli”. Eh certo, noi italiani, si sa, siamo sensibili alle raccomandazioni. Ma credo che stia equivocando sul termine. Su un tema così delicato, così importante per la salute pubblica, i consigli non bastano. Si può consigliare di non fumare perché il fumo fa male (ma poi lo Stato sulle sigarette ci guadagna), si può consigliare di bere poco alcool, ma come si deve imporre di non guidare dopo aver bevuto perché si potrebbe far del male agli altri, nello stesso modo le vaccinazioni non possono essere lasciate alla discrezionalità del singolo. Ora anche la Francia ha undici vaccini obbligatori e in Australia, ad esempio, la legislazione è ancora più stringente che in Italia. E comunque, mi ripeto, per una volta che il nostro paese ha una legislazione corretta vediamo di non tornare indietro sulla base di non provati “complotti” delle multinazionali del farmaco. Se vi interessa sapere la posizione di tutti i partiti su questo tema, “Il Post” ha pubblicato un articolo che mi pare lo spieghi bene. Lo trovate a questo link.

Io ho un sogno

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese. Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama sull’Emancipazione. Questo fondamentale decreto venne come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’avida ingiustizia. Venne come un’alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività. Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero; cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione; cento anni dopo, il negro ancora vive su un’isola di povertà solitaria in un vasto oceano di prosperità materiale; cento anni dopo; il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra. Per questo siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa. In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d’Indipendenza, firmarono un “pagherò” del quale ogni americano sarebbe diventato erede. Questo “pagherò” permetteva che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero goduto dei principi inalienabili della vita, della libertà e del perseguimento della felicità. E’ ovvio, oggi, che l’America è venuta meno a questo “pagherò” per ciò che riguarda i suoi cittadini di colore. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l’America ha consegnato ai negri un assegno fasullo; un assegno che si trova compilato con la frase: “fondi insufficienti”. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E quindi siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia. Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all’America l’urgenza appassionata dell’adesso. Questo non è il momento in cui ci si possa permettere che le cose si raffreddino o che si trangugi il tranquillante del gradualismo. Questo è il momento di realizzare le promesse della democrazia; questo è il momento di levarsi dall’oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia.; questo è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza; questo è il tempo di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio. Sarebbe la fine per questa nazione se non valutasse appieno l’urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non finirà fino a quando non sarà stato raggiunto un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza. Il 1963 non è una fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogare un poco le loro tensioni e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come se niente fosse successo. Non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino a quando non sarà sorto il giorno luminoso della giustizia. Ma c’è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia. In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste. Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell’odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell’anima. Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia in tutta la comunità bianca, perché molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino, e sono giunti a capire che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà. Questa offesa che ci accomuna, e che si è fatta tempesta per le mura fortificate dell’ingiustizia, dovrà essere combattuta da un esercito di due razze. Non possiamo camminare da soli. E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre in avanti. Non possiamo tornare indietro. Ci sono quelli che chiedono a coloro che chiedono i diritti civili: “Quando vi riterrete soddisfatti?” Non saremo mai soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori a cui viene sottoposto dalla polizia. Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non potranno trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non potremo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali davvero permessi ai negri saranno da un ghetto piccolo a un ghetto più grande. Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati della loro dignità da cartelli che dicono:”Riservato ai bianchi”. Non potremo mai essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia non scorrerà come l’acqua e il diritto come un fiume possente. Non ha dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. Alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete voi i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice. Ritornate nel Mississippi; ritornate in Alabama; ritornate nel South Carolina; ritornate in Georgia; ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione. E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali. Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza. Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia. Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi! Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli esseri viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud. Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio sapranno cantare con significati nuovi: paese mio, di te, dolce terra di libertà, di te io canto; terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino, da ogni pendice di montagna risuoni la libertà; e se l’America vuole essere una grande nazione possa questo accadere. Risuoni quindi la libertà dalle poderose montagne dello stato di New York. Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania. Risuoni la libertà dalle Montagne Rocciose del Colorado, imbiancate di neve. Risuoni la libertà dai dolci pendii della California. Ma non soltanto. Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia. Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee. Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi. Da ogni pendice risuoni la libertà. E quando lasciamo risuonare la libertà, quando le permettiamo di risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, acceleriamo anche quel giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e gentili, cattolici e protestanti, sapranno unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual: “Liberi finalmente, liberi finalmente; grazie Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente”.

E’ il discorso tenuto da Martin Luther King il 28 agosto 1963 davanti al Lincoln Memorial di Washington, al termine di una marcia di protesta per i diritti civili. King era nato il 15 gennaio 1929 e oggi quindi verrà ricordato in tutta l’America. Sarà commemorato anche da Donald Trump con un discorso registrato poche ore dopo aver definito Haiti uno “shit hole”.  Credo non occorrano commenti.

I migranti a Ripabottoni

Oggi è la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e ieri una notizia, che fa pensare che forse non tutto è perduto nel nostro paese, ha conquistato i giornali, locali ma soprattutto nazionali. È comparsa persino su “Il Giornale” che scrive “Un’intera comunità (quella di Ripabottoni, in Molise) si è opposta al provvedimento della Prefettura che ha deciso di chiudere la struttura Xenia che ospitava circa 32 migranti per spostarli altrove. Il giornale locale Primonumero spiega che i migranti ospitati nella struttura erano troppi secondo il prefetto. Da qui la decisione di predisporre l’allontanamento fissando un’altra destinazione. Da qui è scattata la “rivolta” del Paese: I nostri concittadini – racconta il parroco di Ripabottoni don Gabriele Tamilia – hanno iniziato a interagire con questi ragazzi stabilendo ottimi rapporti con loro. Le nostre due comunità cristiane, cattolica e protestante, li hanno inseriti nelle rispettive attività. Tante persone si sono attivate in diverse forme di aiuto”.  Primo responsabile secondo gli abitanti sarebbe il Sindaco del posto, che avrebbe fatto pressioni presso la Prefettura per allontanare i migranti. E anche se la protesta in controtendenza su quanto siamo abituati a sentire non è andata a buon fine  – visto che la Prefettura, che non ha neppure voluto ricevere i rappresentanti del paese che volevano consegnare la petizione firmata da più di 150 persone, in un paese di poco più di 500 abitanti totali, ha fatto procedere allo sgombero ed al trasferimento dei migranti in vari paesi vicini –  la vicenda ha lanciato un messaggio decisamente positivo.  Oggi, dicevo,  è la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, come ha ricordato un messaggio del Papa che ha sottolineato, fra l’altro,  che quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa sono ” accogliere, proteggere, promuovere e integrare”.

Lo voglio…

Se divento ricco, anche se non abito in una località così bella, lo voglio pure io. Sembra un rifugio di Diabolik. Mi piace davvero tanto. Guardate il filmato e ditemi se non è qualcosa di fantastico!

Se siete no-vax smettete pure di leggermi

Su questo sono davvero intransigente. Mi rifiuto proprio di discutere sul tema “vaccini sì, vaccini no”. Trovo che non ci sia assolutamente nessuna valida ragione per evitare i vaccini e che la decisione di rendere obbligatoria la presentazione del certificato per frequentare le scuole sia assolutamente legittima e sacrosanta, uno dei pochi provvedimenti saggi presi dalla nostra classe politica. Lo slogan “Vaccini sì obbligo no” non ha senso, come ben si sa ormai, visto che si deve arrivare alla cosiddetta “immunità di gregge”, cioè a vaccinare almeno il 90/95% della popolazione per fare in modo che la malattia sia scongiurata sul territorio, come è avvenuto proprio in Italia per poliomielite e vaiolo. Tutti gli altri ragionamenti che si leggono – purtroppo – sui social o su siti internet decisamente poco affidabili sono non-ragionamenti, sono folclore, sono risultati di complottismo non provato, non hanno alcuna valenza scientifica. A chi dice che nessun altra nazione in Europa ha l’obbligo di così tanti vaccini come l’Italia, dico: beh per una volta che siamo più avanti meglio così. Ma bisogna pure considerare che in nessun paese europeo c’è così tanta disinformazione e conseguente diffidenza sull’argomento ed i nostri “cugini” europei provvedono alle vaccinazioni dei figli senza obbligo.
Quindi se la pensate diversamente (solo su questo e pochi altri argomenti) datemi senza problemi del prepotente, dell’intollerante, del maleducato e smettete pure di leggere questo blog. Me ne farò una ragione.

Chi copia chi?

L’argomento è decisamente scottante: la lite “social” tra Levante e Arisa. Quest’ultima recentemente è apparsa trasformata per via dei capelli scuri e lunghissimi, mentre ci eravamo abituati a vederla sempre con un taglio cortissimo. Ma ormai con le extension mi dicono che nulla è impossibile (e allora proverò😊). Secondo qualcuno ora Arisa ricorderebbe troppo la nuova giudice di X Factor, Levante. La stessa cantante lo ha fatto notare su Instagram con parole non troppo gentili.  Non è tardata la risposta di Arisa che ha detto “Fai la brava tesoro: un conto sono i giornalisti, ma se ti ci metti pure tu a fare la str… ci fai una brutta figura”. Ovviamente poi entrambe hanno dichiarato che si trattava di uno scherzo, tutto combinato. Non ci crede nessuno, anche se forse: potrebbe essere una manovra per non far notare che entrambe hanno copiato da…


Vabbè, oggi argomento leggero leggero, ok?

I bei programmi di @raiuno, @raidue e @raitre

Visto che ho parlato male di un comportamento di Raiuno (vedi il post), voglio anche riconoscere i meriti della tv di stato, che nell’ultimo periodo ha prodotto davvero programmi degni di nota. Raiuno in questi primissimi giorni del nuovo anno ci ha già regalato una serata con un mito come Roberto Bolle, che tutto il mondo ci invidia. E insieme a lui ci ha fatto apprezzare una volta di più, se ce ne fosse stato bisogno, il talento di Virginia Raffaele. Ma sempre Raiuno ci sta proponendo il nuovo programma di Alberto Angela sulle Meraviglie del nostro paese. I giornali si sono stupiti degli ascolti da “Grande Fratello Vip” che questa trasmissione di divulgazione è riuscita a raccogliere, ma evidentemente c’è un pubblico che, quando la qualità del programma è alta, torna sulla tv generalista invece di trattenersi solo sulle pay-tv. Fra l’altro Meraviglie – La penisola dei tesori è stato trasmesso anche in qualità 4k sul canale 210 di Tvsat, con una definizione davvero straordinaria. Insomma, la nostra televisione di Stato quando non si perde a rincorrere le tv commerciali riesce ad offrirci una qualità di livello altissimo. Raidue pochi mesi fa ci ha dato intrattenimento di gran classe con la seconda edizione del programma Stasera casa Mika e, anche sul fronte leggero dei “reality”, i format de “Il collegio” e “Pechino Express” sono comunque realizzati con intelligenza e senza volgarità.  Raitre ha poi in programma dal 13 gennaio una fiction davvero particolare. Per questa produzione la RAI ha deciso per una volta di fare come Netflix e, dalla scorsa settimana, tutti gli 8 episodi sono già disponibili sulla piattaforma Raiplay. Così l’altra sera io e mia moglie abbiamo fatto binge watching e ci siamo visti tutte le puntate in una volta. È una serie davvero molto particolare per la RAI, con uno strepitoso Valerio Mastandrea diretto da Mattia Torre, regista e sceneggiatore che racconta, in forma a volte onirica, una sua personale, e sconvolgente, esperienza. Una di quelle che in pochi attimi ti cambiano completamente l’esistenza. ”La linea verticale” è il racconto di una lunga degenza in un ospedale pubblico (ma uno di quelli che funzionano), con la descrizione di virtù e vizi di un’istituzione indispensabile: genere commedia,  genere dramma e  genere”medical” mescolati insieme.  Come potete immaginare, una fiction decisamente atipica per la RAI, che io vi consiglio di vedere, su Raiplay o, più tradizionalmente, dal 13 gennaio su Raitre per quattro appuntamenti.

Basta foto dei figli su Facebook

Il Tribunale di Roma ha stabilito che i genitori che pubblicano foto dei figli su Facebook senza il loro consenso possono essere multati. La sentenza si riferisce a figli minorenni, ma credo che la cosa non cambi affatto se si tratta di maggiorenni. Il provvedimento in sé può essere anche giusto (sicuramente mio figlio starà dicendo: giustissimo!) anche se un tantino esagerato, secondo me. Non solo il giudice può ordinare la rimozione delle immagini dei minori postate su Facebook e altri social, – scrive il Corriere – ma può decidere anche il pagamento di una somma di denaro in favore dei figli «danneggiati». Ma quindi dovremo far firmare una liberatoria ai figli prima di pubblicare magari una loro foto insieme a noi? Sì perché se poi i rampolli ci denunciano successivamente (visto che possono anche pretendere una compensazione economica) come facciamo a dimostrare che avevamo avuto il loro consenso?  Effettivamente un’ eccessiva esposizione dei minori sui social è sicuramente da evitare. Mio figlio non è più minorenne, e proprio non ama farsi foto con me. Quando ci provo mi dice “Su papà fai il bravo e smettila”.  Ho fatto davvero pochissime foto con lui, recentemente solo una a Natale… ma adesso dovrò stare ancora più attento. Al limite userò i pixel sugli occhi come fanno i giornali con i figli minori dei vip…

Il cassiere del supermercato

L’altro giorno ho accompagnato mia moglie a fare la spesa in un piccolo supermercato cittadino, lo stesso di cui vi avevo parlato nel post del 16 dicembre “La gaffe imperdonabile” (se ve lo siete perso leggetelo, cliccando sul titolo a fianco) e ad attenderci alla cassa c’era lo stesso giovane cassiere. La cliente prima di noi era una stimata dottoressa medico generico molto conosciuta in città (piccola città dove tutti si conoscono) e avevo notato che il cassiere le dava del tu. Ho pensato che forse si conoscevano da quando lui era bambino e quindi aveva conservato quella confidenza e familiarità che spesso si instaura tra medico e bambino. Ma subito dopo ho notato che si rivolgeva nello stesso modo anche a mia moglie, che ho visto alquanto perplessa. Ero molto divertito e stentavo a non ridere rumorosamente, soprattutto perché la conosco e so che davvero non sopporta questo genere di confidenza non concessa. Io trovo la cosa sicuramente da evitare e se fossi io il direttore di quel supermercato darei precise istruzioni al fine di evitare questi comportamenti, ma in genere lascio correre e passo direttamente pure io a dare del tu. Voi che ne pensate? Comunque vedrò di accompagnare più spesso mia moglie in quel supermercato, sperando di trovare sempre quel cassiere: è molto più divertente e imprevedibile che assistere a una sit-com in televisione!