Quattro frecce… e via!

Il dispositivo, presente per legge in tutte le automobili, che permette di accendere contemporaneamente i quattro indicatori di direzione, è consentito dal codice della strada solo per segnalare situazioni di reale pericolo: per ingombro della careggiata in caso di incidente, per segnalare un improvviso rallentamento e incolonnamento, per un guasto al motore… insomma non per parcheggiare in seconda o terza fila per scendere a prendere il caffè. L’accensione delle quattro frecce non autorizza qualsiasi parcheggio selvaggio che costringa gli altri automobilisti a pericolose manovre per evitare incidenti. Non è una giustificazione se si bloccano altre automobili o il passaggio di un’ambulanza. Ma soprattutto non consente di parcheggiare o sostare davanti al mio cancello, dove è anche esposto chiaramente il segnale di passo carrabile. Invece questo avviene circa due/tre volte al giorno, spesso naturalmente quando io devo entrare e uscire. A dire il vero ultimamente questi signori e signore non accendono neppure più le quattro frecce. Parcheggiare lì è così comodo che non capiscono perché io a volte debba farli spostare e mi guardano con fare tra l’interrogativo e lo scocciato…

Fazio e Lucano

Scrivo queste righe prima di sapere se effettivamente il programma di Fabio Fazio di domenica 21 ottobre ha ospitato Mimmo Lucano, Sindaco o per meglio dire, forse, ex Sindaco di Riace, al centro di un caso politico-giudiziario nelle scorse settimane.  Il solo annuncio della sua presenza a “Che tempo che fa” ha suscitato le proteste della Lega che ha detto “La tv pubblica non può divulgare modelli distorti sull’onda di strumentalizzazioni ideologiche. Sulla questione prepareremo, inoltre un’interrogazione in commissione di vigilanza Rai“. Ho trovato molto azzeccato il commento di Michele Serra – che è stato uno degli autori di Fazio – nella sua rubrica “L’Amaca” su Repubblica, che ho pensato di riportare qui:

Perché Fabio Fazio ha invitato Mimmo Lucano? Ve lo spiego io, e vi prego di credermi: è stato il mio lavoro fino a quattro anni fa. Ci si riunisce in cinque o sei attorno a un tavolo (il conduttore e gli autori) e ci si chiede: sulla base di quello che interessa il pubblico e lo fa discutere, chi sarebbe interessante invitare? La domanda è squisitamente professionale. Cioè: riguarda il lavoro per il quale si viene pagati. Appuntatevi questa parola: il lavoro.
Poi, dopo il lavoro, arriva la politica. Arrivano le dichiarazioni stizzite di capi e capetti che si sentono in dovere di spiegare come si fa la televisione a chi fa la televisione. Che contano quanti sono gli ospiti in quota a loro, quanti gli ospiti in quota agli altri, senza lontanamente immaginare, vanitosi e gretti come sono, che esistono persone (molte) in quota a nessuno. Che biasimano, minacciano, invocano censure. Spiace dire che, da questo punto di vista, sono davvero tutti uguali, pronti a gridare all’editto bulgaro quando a censurare sono gli altri, e di “doveri del servizio pubblico” quando a censurare sono loro. Ma quello che li unisce davvero è parlare di cose che non sanno e di un mestiere che non conoscono. Come se io volessi insegnare a un falegname come si fa una cassettiera.
In breve, l’oscenità di ogni pressione politica sulla Rai non sta solamente nell’odioso spirito censorio (che echeggia, questa volta, nelle parole dei leghisti). Sta nella violazione, al tempo stesso violenta e inetta, delle competenze e del lavoro altrui. 

Riflettendoci, non è solo un problema della tv pubblica e non è solo un problema politico, ormai. Quello di scarse competenze anche di dirigenti, a.d. e manager… trovo sia decisamente diffuso. Io credo che il peggior problema della nostra epoca sia la presunzione di ciascuno di noi (e intendiamoci: mi ci metto pure io eh).

Consigli di serie: Safe


Oggi vi consiglio una mini-serie franco-britannica di 8 episodi, intitolata “Safe” e disponibile su Netflix.  Vi piacerà già sapere che ne è protagonista l’attore Michael C. Hall, amatissimo interprete di “Six Feet Under” e ”Dexter”, ma anche apprezzato interprete di musical a Broadway e off-Broadway (visto di persona: strepitoso). E’ un “giallo” vero e proprio, forse con una struttura drammaturgica un po’ datata, tipo gli sceneggiati RAI degli anni 70 per intenderci, ma girata con i mezzi di oggi e senza mai un calo di tensione. Insomma: mi è piaciuto un sacco seguirla. La serie racconta la storia di Tom (Hall appunto), un chirurgo vedovo e con due figlie adolescenti, che sta soffrendo per la perdita di sua moglie, morta di cancro. Dopo che sua figlia maggiore scompare, Tom finisce per conoscere tutti i segreti delle persone a lui vicine, compresi quelli della moglie. Ovviamente dovete accontentarvi di questo… non posso raccontare di più. Si vede in pochissimo tempo: un binge-watching forsennato. Enjoy.

No, non è Lercio…

Guardate questa pubblicità. Io l’ho anche ricevuta come e-email nella mia casella di posta. All’inizio pensavo fosse “Lercio”, la divertente testata satirico-umoristica… e invece no… è proprio vero…

Si tratta di “Libero”, un “giornale” vero (vabbè si fa per dire). E’ chiaro che sicuramente sarà tutto legale, che se lo fanno avranno sicuramente tutti i diritti di farlo… Io però trovo la cosa davvero deprimente, perché è indicativa del clima che si respira in Italia e che è alimentato dalla nostra classe politica, che mira solo ad assicurarsi qualche voto in più. Spero almeno ne vendano davvero poche. Che tristezza.