La vittoria dell’ignoranza

Non pensavo che, alla fine, l’avrebbero fatto davvero. E invece i due partiti che formano la coalizione di governo e che comunque litigano su vari argomenti, su questo – fondamentale per la salute – si sono subito trovati in accordo. Slitta all’anno scolastico 2019/2020 l’esclusione da nidi e materne dei bambini non in regola con le vaccinazioni. La commissione Affari costituzionali del Senato ha infatti approvato i due emendamenti identici, a firma M5s e Lega, all’articolo 6 del decreto “proroghe”. Decade così quanto previsto dall’articolo 3 della legge Lorenzin che un anno fa ha ripristinato l’obbligo vaccinale per bambini e ragazzi da zero a sedici anni, e secondo cui la presentazione della documentazione sull’avvenuta vaccinazione “costituisce requisito d’accesso”. È un premio all’ignoranza. Una decisione di questo genere è un marchio per tutte le altre decisioni che questi signori prenderanno e di cui, di conseguenza, non mi fiderò. Sì: sono proprio incazzato. È una decisione stupida e inconcepibile. Non è una scelta di libertà.  Si tratta di un pericolosissimo riconoscimento a opinioni dettate da ignoranza anziché a indicazioni suffragate da dati scientifici. Sono sicuro che prima o poi dovranno risponderne agli italiani.

Intanto mi è piaciuto molto il tweet di Makkox (disegnatore) che ha scritto: ok avete vinto. mi adeguo al pensiero. mi pongo positivo. tipo: vista la vs posizione su obbligo vaccinale, mi togliereste anche l’obbligo di sto cazzo di casco in moto? tanto non è che col casco non caschi. non previene un cazzo, ci sono studi. intanto questa. poi ho altre idee

Consigli di serie: Six Feet Under


Vi propongo di vedere, se ve la siete persa, una serie tv di qualche anno fa. La prima stagione risale addirittura al 2001. Ma vale la pena davvero di recuperarla. Il titolo è “Six Feet Under”: 5 stagioni per un totale di 63 episodi. Ed avrebbe potuto continuare ancora visti gli alti ascolti fino all’ultimo episodio, ma l’autore, Alan Ball, ha voluto così. L’ambientazione è a Los Angeles, nella funeral home della famiglia Fisher: il primo episodio si apre con la morte del fondatore-padre di famiglia e prosegue con le reazioni al lutto dei suoi famigliari. Avrete capito che il tema trattato non è dei più allegri e soprattutto dei più consueti per un programma televisivo. Una serie che io ho trovato geniale ed appassionante, soprattutto per gli sviluppi che nel corso delle varie stagioni gli sceneggiatori hanno saputo dare ai vari personaggi. Tra i protagonisti vi segnalo uno dei figli, David, interpretato da Michael C. Hall, in seguito diventato ancora più popolare per essere stato protagonista di Dexter, altra serie cult (è anche un bravissimo attore di musical: l’ho visto in scena a Broadway). David alla morte del padre non solo deve tenere nascosta la sua omosessualità, ma soprattutto portare avanti l’impresa funebre di famiglia tenendo testa al fratello Nate, un carattere non facile che fino a quel momento aveva dimenticato di avere una famiglia.  E poi controllare Ruth e Claire, la madre e la sorella, alle prese con, rispettivamente, tardive e precoci relazioni amorose. Buona visione!

Salvini non è razzista

Sì: avete letto bene. Secondo me Salvini non è razzista. Direte: ma come: non sei mai stato dalla sua parte, ne hai sempre scritto contro. È vero. Ma non credo di aver mai scritto che è razzista. E davvero penso non lo sia. Ma ritengo che abbia capito che questi suoi atteggiamenti da “uomo forte”, da uomo “che-non-deve-chiedere-mai”, questo suo fiutare il razzismo strisciante di una parte degli italiani, gli fanno avere ampi consensi: così cavalca l’onda. Attenzione quindi: il mio giudizio politico su di lui non è per nulla benevolo, anzi. Se una persona è razzista, poi, posso anche discutere, posso anche litigare, posso tentare di fargli cambiare idea. Se invece Salvini lo fa davvero esclusivamente per avere consensi perché solo quello gli interessa, non c’è discussione che tenga, secondo me. Non è lui che bisogna convincere, ma gli italiani. E forse il compito è ancora più gravoso, è una missione impossibile.

La “festa” del 2 agosto

Nessuna parentela con la Festa della Donna dell’8 marzo. Quella che si “festeggia” oggi, la Festa dell’Uomo,  ha origine molto diverse, solo goliardiche. Chiedendomi come è nata ho fatto una ricerca internet e risulta che si tratta di… una festa che ancora non ha preso piede in tutta Italia ma che viene celebrata soprattutto nelle zone dell’arco alpino. È qui che, infatti, dai primi anni Settanta, a Monteprato di Nimis, in provincia di Udine, si tiene ancora oggi la “Festa degli uomini” nei giorni 1 e 2 agosto. La ricorrenza prende spunto da un bizzarro avvenimento risalente all‘epoca napoleonica, quando i soldati delle ultime fila indossavano delle calzamaglie molto strette che lasciavano poco spazio all’immaginazione. A questi sfortunati soldati veniva imposto, per una questione di ‘uniforme’, di tenere entrambi i testicoli spostati a sinistra della cucitura della calzamaglia. Da qui il detto “les deux à gauche” ovvero “due a sinistra”. Non ci è dato sapere il perché, ma pare che in seguito l’affermazionedeux à gauche sia diventata deux de août che significa proprio “due di agosto”. Alcuni ipotizzano infatti che la forma dei testicoli assomigli ad un 8 rovesciato, e agosto è l’ottavo mese dell’anno. Da qui la scelta di festeggiare l’uomo proprio il 2 agosto. Nessun avvenimento serio da ricordare come accade per la festa della donna, ma solo per il piacere di festeggiare e celebrare l’uomo. Una connotazione un po’ volgare, nulla di così istituzionale come l’8 marzo, quindi.  Forse ora però, con il governo del cambiamento… chissà!