Grazie, Cirio

Leggo sul “Corriere della Sera” un articolo a firma di Francesca Angeleri e Giulia Ricci sul costo dei tamponi rapidi in Piemonte, non uguali in tutta la Regione e, pare ì, i più cari d’Italia. Avevo già avuto questo sospetto, visto che mio figlio, che ne aveva avuto bisogno, e si era recato in un farmacia piemontese aveva speso ben 45 euro.  Ma ecco cosa scrive il Corriere:

Cinquanta euro, un po’ di meno, quaranta, se si è fortunati. È questo il prezzo medio di un tampone rapido in Piemonte, a meno che non si abbia il tempo di andare a caccia del Sacro Graal della farmacia che sceglie di scontarlo di qualche decina di euro. Numeri che ci fanno guadagnare il podio per i costi meno accessibili d’Italia, dove molte Regioni hanno fatto accordi con i privati e le associazioni per calmierare i prezzi dell’accertamento rapido che rivela il contagio o, al contrario, libera dall’ansia.
La domanda, quindi, è: perché il governatore Alberto Cirio e l’attuale giunta di governo non l’hanno fatto? I tempi più difficili, quelli in cui nulla ci era concesso sapere, quelli in cui a ogni colpo di tosse pensavamo fosse la fine e non sapevamo come avremmo potuto porre rimedio, sembrano dietro le spalle. Oggi, per lo meno, possiamo farci un tampone. Ci sono ambiti, come gli studi televisivi e gli shooting fotografici, in cui i professionisti possono lavorare in serenità previo test rapido prima di cominciare.
Ma le persone comuni? Volendosi sottoporre a un molecolare, le attese sono a dir poco lunghissime e i prezzi da capogiro, 100 euro in media. Ma se la velocità è un grande pregio del rapido, non lo è di certo il costo, che lascia fuori un enorme fetta di popolazione. Anche solo una famiglia di quattro persone, che per andare a trovare i nonni in tranquillità dovrebbe sborsare 200 euro in un solo colpo.
Una situazione simile a quella dell’Alto Adige e forse leggermente più fortunata (ma per pochi euro) solo rispetto alla Liguria. Perché la maggioranza delle Regioni, invece, hanno firmato accordi con le associazioni dei farmacisti (Federfarma in particolare) o le cliniche private per calmierare i prezzi, e mettere un tetto massimo di costo alla prevenzione (e alla cura verso gli altri).
I più fortunati sono i residenti in Emilia Romagna, che sborsano 15 euro, stessa tariffa proposta dalla Sicilia (ma ora bloccata da un ricorso al Tar). E poi le Marche e la Sardegna, con 18 euro, Lazio, Puglia, Campania, Umbria, Toscana, 22 euro, circa 25 in Abruzzo, tra i 20 e i 25 in Calabria, massimo 26 in Veneto e Friuli Venezia Giulia, 30 nella provincia autonoma di Trento e 36 in Valle D’Aosta. Trenta euro costa anche in Lombardia, dove è la Regione a riconoscere alle farmacie 12 euro per ogni test effettuato.
In Piemonte, invece, come si legge in una comunicazione di Federfarma, «il tampone rapido non è a carico del sistema sanitario regionale ed ha un costo di 43 euro». In media. Ma oltre ai prezzi ben più bassi che si trovano in altre regioni, oltre confine è ormai noto che in molti posti i rapidi sono gratuiti e a disposizione. In Francia, ad esempio, è stato così da subito.
La farmacista torinese Elena Boidi Trotti vive dal 2007 a Lione, dove lavora alla farmacia dell’hospital Pierre Garraud e anche in una clinica: «In Francia sono sempre stati gratuiti, sia in farmacia che negli studi medici che a casa. Un test di per sé costa 7 euro, a seconda della prestazione vengono fatturati diversamente all’equivalente del nostro servizio sanitario nazionale. Addirittura il giorno di Natale, in cui il coprifuoco era allentato, c’è stato un test a tappeto e gratuito ovunque, anche all’uscita delle metro». E così è anche in Svizzera e in Inghilterra, dove ogni cittadino avrà a disposizione due tamponi rapidi a settimana. E vi pare poco?

Eh… che dire: grazie Cirio. Ricordiamocene alle prossime elezioni regionali.